Archivi Blog
La scuola severa
Ogni tanto La Repubblica nazionale, anziché propinarci i “coltissimi” scrittori-dove-lo-trovano-il-tempo-per-aggiornarsi-su-come-si-insegna Lodoli e Mastrocola, fa scrivere una tal Maria Pia Veladiano. E tutte le volte che scrive mi si allargano i polmoni.
Oggi affronta il tema della neoseverità della scuola italiana, che in questi giorni si manifesta in tutte le sedi dove si scrutina, si esamina, si boccia……
Qui il pezzo della Veladiano.
E qui le mie dieci domande impertinenti sulla scuola che lo precedevano di qualche giorno…..
Buona lettura!
Arrivano i meritevoli e gli eccellenti
I neocultori delle famose “eccellenze” fin qui tanto bistrattate diano un’occhiata a quanto scrive qualcuno che la scuola la fa sul serio.
Dieci domande impertinenti sulla scuola che valuta
-
Perché il MIUR ha voluto rendere l’esame di terza media un massacro? Così si capisce prima chi può e chi no?
-
Perché queste benedette competenze si devono certificare a 14 anni e poi a 16? Così a 14 si capisce prima vedi sopra?
-
Perché le prove Invalsi per la fine del biennio delle superiori sono difficili anche per i docenti? Chi le prepara ha mai visto un quindicenne?
-
Perché le prove Invalsi spacciano per risposte chiuse risposte interpretative e apertissime? Chi le prepara?
-
Perché la seconda prova di greco del Liceo Classico era così mostruosamente difficile? Così imparano a sentirsi genietti?
-
Perché il MIUR ha deciso di rendere sempre più difficili tutte le prove centralizzate? Vuole elevare il livello degli studenti? Con le prove? E con i tagli poi lo abbassa?
-
Perché questo giro di vite coincide con l’insistenza sul M-E-R-I-T-O (di chi?)? Perché così ci liberiamo di questi rompi…. della scuola inclusiva?
-
Perché gli insegnanti delle quinte da decenni hanno deciso che i ragazzi non devono sapere niente della loro epoca o di quella immediatamente precedente? Perché….non ne sanno niente neppure loro?
-
Di cosa si discute agli scrutini di scuola elementare e media, dal momento che i voti sono “oggettivi”? Non è che forse….non lo sono? Ma non l’aveva detto Tremonti?
-
Perché il MIUR di tutti i colori politici vuole cambiare la didattica attraverso gli esami di tutti i tipi anziché attraverso la formazione in servizio? Anziché fare retroagire le prove sulla didattica non si può fare agire la didattica sulle prove?
Ma le scuole serie non sono quelle che bocciano
La Repubblica ed. Palermo 12.02.2012
Amici e parenti che hanno figli in terza media, se sei insegnante, in quest’epoca non fanno altro che chiederti consigli, perché il 20 febbraio scade il termine per le iscrizioni alla scuola superiore. Le richieste sono di varia natura. Talvolta il ragazzino (o la ragazzina) sembra avere le idee chiare sull’indirizzo di studi e allora occorre capire qual è la sezione “migliore”. Altre volte la vocazione è meno chiara e la questione si complica, perché si tratta di riuscire a spiegare le caratteristiche dei vari indirizzi di studio, senza utilizzare categorie come “migliore” o “peggiore” perché in questo caso esse risultano inservibili. Chi potrebbe dire che è in assoluto migliore il liceo scientifico o il tecnico per geometri o il professionale? Vero è che anche nel primo caso andare ad individuare una presunta “migliore” sezione è impresa scarsamente sensata sia perché il meglio e il peggio tra gli insegnanti si individua con una certa difficoltà sia perché, ove ci si riuscisse, è molto difficile trovare sezioni in cui si concentra tutto il presunto meglio e tutto il presunto peggio. Quale criterio per scegliere allora? Leggi il resto di questa voce
Tecnologie, relazioni digitali, apprendimento
Ancora un’occasione per ragionare di cose che qualcuno continua a definire “nuove” (tipo nuove tecnologie ecc.). Vi do occasione di ragionare ancora sul rapporto tra scuola e web con tre contributi. Prima un’intervista comparsa su “Repubblica” di qualche giorno fa ad Antonio Casilli sul tema delle relazioni che si instaturano in rete. Poi, proprio ieri, l’uscita, sempre su “Repubblica” del linguista Raffaele Simone, che, come gran parte degli universitari umanisti o dei giornalisti attempati, quando si avventura sulla scuola e sull’apprendimento, non sa bene di che parla. Per fortuna ci ha pensato il pedagogista Maurizio Tiriticco a far giustizia della dinosaurite sempre in agguato. Leggetevi quanto scrive, e tenete conto che costui ha più di ottant’anni d’età.
Il vizio di tanti discorsi, lo dice bene il buon Maurizio, è sempre quello di discutere di oggetti e non di gestione degli stessi. Vizio ancor più pernicioso quando si parla di scuola e di “oggetti” da usare a scuola. Ci sono mille oggetti, mille metodi e mille strumenti che possono essere utili per agevolare l’apprendimento, sol che li si sappia usare. Se non li si sa usare, si lasci perdere, si utilizzino le modalità tradizionali e si eviti di pontificare su ciò che non si conosce, anche perché è rarissimo trovare insegnanti che, pur sapendo usare bene qualcosa, rinuncino ad usarla. Più spesso si trovano volpi che discutono di uva……
Dove va la scuola media?
Un interessante contributo di Bastianon sull’attuale stato della scuola media. C’è anche un mio intervento a commento.
Europa dell’istruzione o Italia della tradizione?
Sul Messaggero di oggi l’ intervento di Giorgio Israel che contesta le rilevazioni internazionali sulle competenze degli studenti italiani. Per lui le competenze di cui va in cerca l’Europa sono al ribasso e la nostra gloriosa tradizione culturale umanistica italiana rischia di svilirsi….