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E lo chiamarono cambiamento

Tra gli indignati per le dichiarazioni del ministro sulle scuole del Sud ci sono anche colleghi docenti-anime dure e pure che normalmente non amano sentire criticare i loro referenti politici perché primablabla, perché renziblabla, perché la buona scuolablabla, perché l’europablabla, perché il pdblabla, perché adessoparlateeprimanoblabla. Quindi per loro siccome primablabla adesso le élites devono tacere e prendere la minestra acida che viene.

Ma ora che si indignano per le dichiarazioni del ministro ricorderanno che l’articolo 92 della Costituzione così recita: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri“. Il nostro ministro dell’istruzione è una figura legittimamente nominata dal Presidente della Repubblica su proposta del professor Giuseppe Conte, che non risulta essere dello stesso partito del ministro.

Il ministro Bussetti ha detto quello che pensa, e non mi pare necessario che debba rettificare, anche se per ragioni tattiche pare lo stia facendo. E’ coerente col modo di pensare la scuola suo e della sua parte politica, modo di pensare ben noto a chi lo ha proposto per la nomina e a coloro che sono suoi alleati. Ripeto: ben noto a chi lo ha proposto per la nomina.

Oggi tutti si stracciano le vesti e scrivono delle cose giustissime, ma io non sono sbalordito affatto. Ho parlato pubblicamente e scritto molto sulla buona scuola e sull’insipienza di chi ha governato (si fa per dire) la scuola in quella fase. Pertanto non sono sospettabile di filorenzismo.

Ma rimpiangeremo comunque Renzi che faceva le slides che faceva rimpiangere il Berlusconi delle tre “I” che faceva rimpiangere……..per due soldi un topolino mio padre comprò…..

Teniamoci forte. Il peggio è adesso

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Carnevale si avvicina

La demonizzazione del cellulare a scuola é ormai lo sport preferito da tutti i politici che, abbarbicati al loro cellulare quando si devono prendere decisioni per il Paese, vogliono convincere l’opinione pubblica di essere persone serie.

L’ennesima boutade – ormai ad ogni legislatura se ne contano a decine, di destra e di sinistra – é quella riportata dal Messaggero in questi giorni e rilanciata dai vari siti dedicati alla scuola. Non merita neppure, questa ennesima proposta, che si entri nel merito. Basta soltanto rilevarne la noiosa valenza propagandistica.

Il consenso é difficile che manchi. Tutti ormai usano il cellulare in modo compulsivo e dichiarano che é sbagliato farlo. Poi ci sono alcuni radical chic pentiti che non lo usano per poterlo demonizzare mantenendo la coerenza. Pertanto cosa c’è di meglio che vietare il cellulare a scuola, in modo da poter dare il messaggio forte che tranquillizza tutti?

Nella furia proibizionista, vengono vietati anche «altri dispositivi elettronico-digitali nei luoghi e negli orari dell’attività didattica». Nel 2019 l’elettronica e il digitale vanno vietati. Tra le 8 e le 14 niente piattaforme, mail e tutorial. L’attività didattica non può esserne contaminata. Se porta qualche consenso, aspettiamoci anche il divieto dell’orologio.

Attenzione: sono già previsti i «particolari casi specifici», di cui é legittimo prevedere una lunga lista. Che permetterà di gattopardare, ma con un bell’incremento di consenso pagliaccesco verso la sana-politica-di-una-volta che permette e proibisce. In difesa dell’attività didattica! Ci si può credere? Con il massacro sistematico dell’istruzione pubblica?

Tra cento anni, ma nessuno di noi potrà vederlo, c’è da giurare che qualche politico proibirà l’ingresso a scuola senza il cellulare. Servirà questo al suo scopo. Sic transit…….

Le ruspe e i vaffa degli intellettuali sulla scuola

 

 

 

 

 

Ha fatto molto discutere l’intervento di Ernesto Galli Della Loggia con il decalogo inviato al neoministro dell’istruzione. Nel merito risponde molto bene Mila Spicola, in questo contributo.

Qui solo un paio di notazioni dietrologiche.

Della Loggia non scriverebbe quelle cose se non sapesse di poter contare su un’area di pensiero (opinionisti e accademici) che questo blog ha più volte tacciato di incompetenza scolastica. Non preoccupa quindi il professore ma la sua area di riferimento. Che affronta le problematiche educative e didattiche come il nodo di Gordio. Tagliandole con la spada. Proprio come le ruspe di Salvini o i vaffa di Grillo, ma qui ammantate di scrupolo cultural-pedagogico. Vietare, sanzionare, marcare la differenza, ripristinare sani valori. Un armamentario che definire gentiliano, come fa Spicola, forse è alquanto ingeneroso per Giovanni Gentile.

Il problema è che la scuola è ridotta malissimo. E’ davvero un luogo dove non si pensa più e non si dibatte più. Lo stato di salute della discussione e del conflitto delle interpretazioni nelle nostre scuole è zero. Ci sono i ricorsi dei genitori, i bullismi degli studenti, la sottomissione al dirigente e gli ispettori con i pennacchi che si aggirano con righello e calcolatrice per misurare e valutare pure i servizi igienici delle scuole. I docenti fanno adunate solo per farsi accarezzare le orecchie dai guru di turno (soprattutto quelli che non hanno mai visto una classe), ma non riescono più a radunarsi per discutere di che scuola facciamo. Non ci sono né partiti né sindacati né associazioni capaci di mettere insieme più di venti persone a discutere (discutere: infatti é al momento del dibattito post-guru che incombe la cena da preparare…). Discutere di ciò che conta davvero. Dei fondamentali dell’educare e dell’istruire. Del ruolo delle emozioni e della creatività nell’insegnamento. Del ruolo di mediazione culturale assolto dai saperi rivisitati in chiave formativa. Di questioni complesse. Belle perché complesse.

E quando la complessità va in soffitta hanno buon gioco i Della Loggia di turno che vogliono vietare, sanzionare, marcare la differenza, ripristinare sani valori. Usando la ruspa e dicendo vaffa a tutti coloro che come questo blog evitano di dare risposte semplici a problemi complessi.

FORMAZIONE DOCENTI: DICESI CAOS

I passaggi, grosso modo, sono i seguenti.

2015. La Legge 107 e la sua solenne proclamazione di obbligatorietà della formazione docenti.

2016. Un Piano di Formazione nazionale e altrettanto solennemente “triennale” con l’avvio dei corsi gestiti dalle Reti di Ambito.

2017. L’avvio della piattaforma Sofia col supermarket della formazione on demand.

2018. Il contratto dei docenti. Abbiamo scherzato.

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Mandategli il link

No a didattica per competenze, la petizione raggiunge 10mila firme. Adesso convegni in tutta Italia. (https://www.orizzontescuola.it/no-didattica-competenze-la-petizione-raggiunge-10mila-firme-adesso-convegni-tutta-italia/). Così titola Orizzonte scuola in questi giorni. Di questa petizione ho già discusso qualche settimana fa. Chi vuole può rileggersi sia il suo contenuto che il commento.

Val la pena probabilmente rivolgere qualche domanda ai diecimila e al loro mentore, il collega Carosotti, che chiede spazio per parlare, ma non lo ottiene come vorrebbe. Questo blog vuole ospitarlo. Carosotti, che insegna Filosofia, ce l’ha con la didattica per competenze. Bisogna riconoscergli il merito di avere chiamato a raccolta tanti scontenti, accademici e scolastici, che hanno generosamente firmato l’Appello. Lo scopo è quello di convincere il MIUR a recedere. Da che? Da tutto l’armamentario pedagogico-didattico che starebbe attorno alla didattica per competenze e che per i firmatari non avrebbe “fondamento scientifico”.  Si chiede “una moratoria su quelle attività obbligatorie o sui futuri provvedimenti che potrebbero rendere la svolta riformatrice irreversibile; e la ripresa di una discussione realmente ampia e partecipata”.  Si denuncia anche “la violenza linguistica con cui nei loro documenti è umiliata la pratica dell’istruzione, l’assoluta estraneità di questi esperti alla concreta vita scolastica, e alle vere problematiche degli studenti che i docenti si trovano quotidianamente ad affrontare”. Leggi il resto di questa voce

Anno 3 post 107: vi piace questa formazione dei docenti?

Giancarlo Cerini alcuni giorni fa ci ha illustrato lo stato dell’arte in materia di formazione obbligatoria. Arrivano nuovi soldi dal MIUR.  In alcuni passaggi della sua riflessione egli fa cenno ad un problema importante. Ma è solo un cenno. Che qui voglio sviluppare.

Il MIUR per la formazione obbligatoria prevista dalla Legge 107 ha scelto la strada delle Reti di ambito. Pertanto i soldi arrivano alle scuole capo-fila. Che invitano le altre scuole a fare aderire i loro docenti alle unità formative concordate in rete. Poi fanno i bandi per gli esperti con tariffa euro 41,32 lordi orari. Da ventidue anni sempre uguale.

Ho voluto partecipare a questo genere di bandi e sono risultato tra i formatori in questo primo esperimento. Annoto qui alcune considerazioni di ordine generale che prescindono dalla specifica organizzazione messa in campo dall’Ambito cui ho partecipato.  Esse partono dalla messa a tema di un dato: le unità formative sono seguite da docenti di scuole diverse. In qualche occasione anche di scuole del primo e secondo ciclo.  Dunque gruppi alquanto arlecchini come composizione. Leggi il resto di questa voce

“…non so se il riso o la pietà prevale” (G. Leopardi)

La Repubblica ed. Palermo, 16.11.2017

Maurizio Muraglia

Le sedie. L’acqua. Il riscaldamento. La carta igienica. L’elettricità. Lasciamo stare un attimo le gite scolastiche e Internet. Ma quelle. Quelle cinque “cose”. Nel reportage di qualche giorno fa La Repubblica di Palermo ci ha raccontato che per avere quelle cinque cose nelle scuole pubbliche occorre il contributo “volontario” dei genitori. Volontario significa facoltativo. Chi non vuole o non può non lo dà. Questo avviene nella scuola che si dice pubblica e che però non riceve il sostegno della Regione e dell’ex Provincia. Questo avviene a Palermo nel tempo della buona scuola e della valutazione di qualità delle scuole. Leggi il resto di questa voce

Per chi si é perso qualcosa……

Solo l’incessante Giancarlo Cerini, medaglia d’oro al valor pedagogico, poteva mettere la scuola di quest’anno in ordine alfabetico e farci fare…..il ripasso. Tutto quel che é successo (Formazione, Certificazione, Digitale, Valutazione, Professione, Riforme, Invalsi ecc.), adeguatamente commentato, qui. Perché il doveroso stacco estivo non si traduca in disinteresse e qualunquismo……..

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