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Piano di immissione degli argomenti (PIA)

Nella scuola si usano le sigle inventate dagli ambienti ministeriali. PIA è una di queste. Piano di integrazione degli apprendimenti. Si può constatare qua e là che la ricezione nelle scuole di queste sigle è meramente esecutiva, perché l’Ordinanza è l’Ordinanza. Tuttavia la ricezione acritica senza la riflessione e la discussione non disturba il manovratore e gli consente di reiterare. Non buono. Soprattutto quando il manovratore non mostra di brillare per competenza. Per questo non pare inopportuno un semino riflessivo su questo acronimo che sta occupando la scena nell’ imminente riavvio di scuola.

La formulazione presenta tre elementi concettuali: “Piano”, “Integrazione”, “Apprendimenti”.

Il primo dei tre, in quanto evoca il progettare, ma forse meglio il programmare, implica un “guardare prima” o uno “scrivere prima”. Si individuano delle cose da fare, e lo si è fatto due mesi fa a fine anno scolastico, e ci si ripropone di farle. Quali che siano le condizioni mentali degli studenti si faranno.

Ma cosa si farà? Ecco gli altri due elementi. Si parte dal principio che gli apprendimenti dei ragazzi non abbiano potuto completarsi. Devono essere integrati (MIUR: “attività didattiche eventualmente non svolte”). Il tema della completezza qui fa da convitato. Si è valutato a giugno che agli apprendimenti degli allievi mancava qualcosa e si è pianificato di compensarla. Credo che questa analisi possa bastare.

Restano gli interrogativi. Necessari. Uno solo qui. Cosa intendono per “apprendimenti” gli insegnanti che hanno pianificato e come li legano concettualmente ad “attività didattiche eventualmente non svolte”? Cosa hanno in mente? Meglio: a quale allievo pensano? Hanno in mente processi dinamici, ossia sviluppo di abiti mentali e culturali, di atteggiamenti di ricerca, di feedback rielaborativi ed emotivi, di dibattiti e discussioni, di capacità di porre domande sensate (tutto questo nella mia lingua: competenze)? Hanno cioè in mente un’idea costruttiva di apprendimento, per la quale il soggetto che apprende re-agisce ricostruendo personalmente gli stimoli ricevuti? E se così fosse come intenderebbero attivare questi processi, posto che non fu possibile – pare – farlo in precedenza?

Ma non sembra che la musica sia questa. A leggere qualcuno di questi piani e ad intervistare amici dirigenti e docenti ci si trova davanti in genere ad argomenti da trattare, sempre con la mascherina (ops) di obiettivi. Ma un argomento è un apprendimento? La domanda richiederebbe un convegno. Magari con un titolo più tendenzioso: “Quando un argomento diventa apprendimento”? Ma non sono questioni popolari per adesso. Leggere, studiare e discutere di queste cose pare fuori dal mondo. C’è chi scrive: “Non è sufficiente per riaprire le scuole, soprattutto in questo momento storico”. Nessuno può dargli torto. Forza con i PIA.

 

Siete nella Storia

È stata sobria la Ministra. Se a soli 38 anni mi avessero fatto ministro, se ripenso a come ero a 38 anni, sarei stato molto più esagerato. Non avrei detto “Siete nella storia”. Avrei detto siete nell’Empireo, nell’ eterna beatitudine di chi non ha più niente da chiedere alla vita perché dalla vita ha ricevuto tutto ed è sazio di giorni e di esperienze. Altro che nella Storia. Invece la Ministra si è fermata alla Storia, che può soggiacere, come ci insegna Foscolo, all’oblio.

Ma non è detta l’ultima parola. Sempre sulla falsariga del poeta dei Sepolcri, c’è sempre qualche possibilità di restarci a lungo nella Storia, soprattutto per coloro che compiono “egregie cose”. E quali cose più egregie possono esserci nell’aver praticato la “resilienza” (sempre la Ministra) in quel periodo terribile di lockdown, lì, ammassati senza distanziamento all’interno dei rifugi antiaerei sotterranei, oppure, sempre senza distanziamento, sui barconi stracarichi sempre a rischio di affondare, o ancora in una baracca perché il terremoto si è portato via tutto.

La resilienza di questi nostri ragazzi merita davvero l’ingresso trionfale nella Storia.

Che dire? La Storia è davvero una passione di questi nostri ministri dell’istruzione meteora. Da anni credo che non se ne sia visto alcuno che non l’abbia invocata, così come la invocano i loro partiti di riferimento. I Cinquestelle in questo sono maestri – vedi abolizione della povertà – , forse perché avvertono oscuramente che la Storia li spazzerà via e senza tanti ringraziamenti. Per loro la Storia è davvero un pensiero ricorrente.

Chissà che però, magari raggruppati insieme in un paragrafo, questi ministri possano beneficiare di un posticino in qualche manuale di storia della scuola italiana. Lavorare sul titolo del paragrafo può essere un bell’esercizio interpretativo.

Chi sono i Suoi scienziati signora Ministra?

In tempo di pandemia gli scienziati sono assurti ad un ruolo inedito di protagonisti, è stato riconosciuto. Non c’è giorno in cui tutti non si abbia bisogno di loro per comprendere l’evoluzione del contagio. Suppongo che anche la politica della scuola si avvalga della scienza. E pertanto chiederei volentieri alla nostra giovane Ministra, che frequentava le elementari quando chi scrive era già insegnante di ruolo, di quali scienziati si avvalga. Perché a leggere il modo in cui l’ordinanza sulla valutazione motiva il suo dissenso dalla proposta del CSPI di rinunciare ai voti finali per la scuola primaria viene voglia di conoscerli uno per uno.    Leggi il resto di questa voce

In quale Paese vive?

Fioramonti non ha capito niente. Si è dimesso per non avere ottenuto gli investimenti sulla scuola che aveva richiesto. Forse, data la giovane età, si è distratto e si è perso qualcosa:

  1. Proviene da un movimento che della battaglia cialtrona contro le élites della conoscenza ha fatto un caposaldo. Se non erro la conoscenza si costruisce a scuola.
  2. Ha fatto parte di un governo dallo stile comunicativo per il quale l’istruzione risultava alquanto irrilevante.
  3. Non si è accorto che alla politica degli ultimi vent’anni un popolo istruito non conviene: è tutto un insultarsi, un twittare, un andare alla ricerca dello spot quotidiano: per fare casino sui social l’istruzione è alquanto irrilevante. Se non dannosa.
  4. Non si è accorto di quel che è successo a Palermo alla professoressa Dell’Aria. E se se n’è accorto non ha colto l’occasione del suo breve mandato per porre con forza l’urgenza di revocare il vergognoso provvedimento disciplinare che l’ha colpita. Già quel provvedimento, ed il brodo culturale da cui era nato, mostrava in quale stato è ridotta l’istruzione.

In quale Paese vive Fioramonti?

Postilla: per il nuovo Ministro che arriverà vale lo stesso post che pubblicai per Fioramonti. E così anche per il successivo, fin quando non servirà un Ministro ma basterà una specie di interim del Presidente del Consiglio.  

Taglio di qua, taglio di là……

Il doppio infortunio giornalistico del giornalista di Repubblica Corrado Zunino – che prima ha confuso card docenti ministeriale generalizzata di 500 euro e bonus premiale d’Istituto discrezionale e poi ha clamorosamente dichiarato che l’errore non inficiava il contenuto dell’articolo  – mi permette di lasciare tracce su questo blog a due livelli.

Primo. La narrazione mediatica. E’ proprio vero, capire il funzionamento della scuola da parte di chi non sta dentro è molto complicato e richiede tanta umiltà. La scuola in Italia vanta il discredito dell’opinione pubblica, il finto interesse dei politici e la sostanziale incompetenza dei media. Debolezza totale, cui né sindacati né associazioni hanno la forza di porre rimedio. Il qualunquismo impiegatizio di parte degli insegnanti – che per definizione non leggono normativa ma quando va bene soltanto fonti seconde o terze – e l’autoritarismo gaglioffo di parte dei dirigenti fanno il resto. Il tutto condito dalla prosopopea di molti cultori del sistema (quale?) dislocati negli Uffici Scolastici Regionali con le stelle al petto.

Secondo. Il neoministro ha dichiarato di voler tagliare qualcosa ma dagli interventi di Zunino non si capisce. Occorrono altre fonti. Credo che si riferisse al bonus premiale che tante polemiche ha generato ma che – va spiegato al giornalista – con smartphone ed elettrodomestici non c’entra niente perché questi potevano attenere semmai a un discorso sulla card, ed in modo peraltro abusivo. Ma anche se si fosse riferito – il Ministro – ad entrambe le misure e se davvero riuscisse a trovare i soldi per incrementare le buste paga dei docenti avrebbe tutto il mio plauso. Sul bonus premiale e la sua insensatezza mi sono espresso in tante altre sedi e non è il caso qui di riproporre la valutazione di ogni discorso sul merito gestito in questa forma. Invece un semplice calcolo aritmetico porterebbe a ritenere che un aumento stipendiale mensile, poniamo, di 100 euro lordi, a parte i benefici pensionistici, procurerebbe ad ogni insegnante, in cifra netta, circa 700 euro annui, ovvero 200 euro in più della card. Quest’ultima, infatti, fin dall’origine, con il suo odioso cuginetto bonus, aveva il sapore del contentino volto a compensare la paralisi contrattuale. Si rimetta mano ai contratti e si mettano in soffitta le misure demagogiche di memoria renziana.

Almeno non fare danno….

Si susseguono ormai da anni figure sconosciute alla guida della scuola italiana. Per carità, magari adesso spunteranno misure “epocali” e sarò costretto a rimangiarmi tutto. Ma pare che a nessuno – manco al PD – passi per la testa che il mondo della scuola vorrebbe vedere di tanto in tanto anche qualche gran figura di intellettuale, di educatore, qualcuno che ha lasciato un segno importante nel panorama culturale italiano. Non è questa ormai infinita galleria di figure transitorie e per lo più sconosciute a dimostrare l’irrilevanza della scuola? Perché la mettono al centro dei loro discorsi se non conta nulla?

La speranza ormai é che non si faccia danno. Infatti si é visto che anche in poco tempo si possono fare tante cose insensate. Basta scorrere questo blog per rivisitare la barzelletta del colloquio degli esami di Stato, per fare solo un esempio.

Al neoministro questo blog fa gli auguri di durare un po’ di più e la umile richiesta di individuare bene le persone da cui farsi consigliare – che tante ce n’è – e di neutralizzare tempestivamente, senza se e senza ma, eventuali improvvidi gerarchi locali che giocano a fare i bulli con gli insegnanti……

Buste colloquio: noto o non noto?

Questi sono i mistici giorni delle Interpretazioni. I ragazzi trepidano perché non sanno cosa troveranno nelle famigerate buste del colloquio. Un artigianale monitoraggio dei lavori delle commissioni fa vedere quanto già profetizzato: che ci mettiamo? Cose note o non note? Che dice l’Ordinanza? “In coerenza col Documento del Consiglio di Classe”. E che vorrà dire? E da qui faq, linee guida, conferenze di servizio. Risultato: chi ci mette l’argomento studiato durante l’anno e chi lo evita ma mette qualcosa che lo richiami. Noto o non noto? Ma se fosse noto, che pericolo ci sarebbe? E se fosse non noto che vantaggio ne avremmo?

La verità è che si brancola nel buio tutti. Legislatore incluso. E’ chiara solo la pars destruens: basta con la terza prova e con la tesina. E forse un pizzico di pars construens: basta col nozionismo. E poi? Lo diranno i posteri e i poveri ragazzi che dovranno pregare i santi di trovare docenti intelligenti e… trasversali!

Realisti per il re

Sono arrivate le risposte. A quanto si legge su Repubblica di Palermo di domenica 9 giugno, che ha potuto accedere alla mail inviata a suo tempo dal MIUR all’Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia, l’invito a “verificare” il comportamento della prof. Dell’Aria è arrivato da Roma.

Il cerchio dunque si chiude, e di parole per commentare ormai ne restano poche. Avevamo immaginato i più realisti del re, poi abbiamo pensato a realisti senza re, ma oggi dobbiamo convertirci ai realisti per il re. Di realisti in dialettica col re (o addirittura, utopia, in disaccordo col re) non pare che dalle nostre parti se ne possa parlare. Forse ancora per chissà quanto tempo…..

I legali della collega tornano alla carica, a quanto si sente. La presunta conciliazione infatti sta per dissolversi nelle aule dei tribunali del lavoro. E quindi la telenovela continua.

A questo punto, lasciando per strada le metafore monarchiche, restano tristemente in piedi ulteriori interrogativi. Perché la mano destra del MIUR ha chiesto un’ispezione e la mano sinistra si è dissociata dal provvedimento di sospensione? Possibile che la mano destra volesse limitarsi a dire: “Attenti a quel che fate” e nulla più, mentre la mano sinistra abbia voluto affermare: “Dai ….però bastava l’avviso!”?

Ma cosa rimane di tutto questo? La negazione della libertà di insegnamento? Non credo. Parola grossa. Rimane forse l’opportunità (triste) dell’accortezza professionale. Dappertutto nelle classi si ragiona, si critica, si dibatte. Dovessero comparire le telecamere, tutto diventerà tristemente finto. In caso contrario, come è più probabile, si peseranno le parole (e già si vede), si sarà più diplomatici (e già si vede), ci si guarderà le spalle (e già si vede) e si cercherà di essere molto empatici con il dirigente scolastico (e già si vedeva da prima). E anche questo blog imparerà dignitosamente (e già si vede) l’arte comunicativa di tempi lontani……

In un modo o in un altro, non saranno (e già si vede) tempi allegri.