Archivio dell'autore: Muraglia

Purgatorio canto XIII: INVIDIA

Gli invidiosi a lezione di amore

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Purgatorio canto XII: FATICA

La fatica contiene una promessa

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Argo il valutatore sopraffino

Questo è il triste panorama che si presenta al docente che deve valutare le prestazioni orali dei suoi alunni. Alla faccia di mille chiacchiere sulla cultura valutativa della nostra scuola, questa è la desolazione che abbiamo davanti. Guardate un po’. I voti non sono più dieci ma quaranta, perché Argo il vivisezionatore offre agli insegnanti la possibilità di coltivare le utopie ridicole del quarto di voto e del mezzo voto. Cioè il voto “sette meno” avrebbe il “valore” di 6,85. 6,85, cioè un’esatta misura che rende il docente infallibile misuratore di prestazioni. Confusione dilettantesca tra punteggi e voti cioè tra scale ad intervalli e scale ordinali. Basterà che l’allievo che avrà avuto “sei e mezzo”, che avrebbe il “valore” di 6,50, formuli la semplice domanda: “prof ma che differenza c’era tra la interrogazione mia e quella del mio compagno a cui ha dato 6,85?” per offrire al prof la magnifica chance di esibirsi in inutili e ridicole chiacchiere misurative con base argomentativa ZERO. Altro che educazione alla cittadinanza. Qua c’è l’esatta riproduzione del dialogo tra istituzioni-latinorum e cittadini in cui l’istituzione produce aria fritta e il suddito dice signorsì. A stringere leopardianamente il core non è la pagliacciata valutativa di Argo, ma l’incredibile persistente attitudine dei docenti, che Argo raccoglie come un docile cagnolino (nomen omen) a maneggiare questi numeri come fossero etichette oggettive facendo addirittura divisioni aritmetiche per le quali noi non siamo Sapiens ma ancora Neanderthal, che fa media tra Scimmia e Sapiens. Alla faccia delle competenze contenute in tutte le programmazioni che nessuno legge. Che avrebbero uno statuto evolutivo, dicono. Darwin si rivolta nella tomba e a noi, che ancora siamo in servizio, tocca ancora questo desolante spettacolo.

Purgatorio canto XI: GLORIA

La gloria non si progetta si accoglie

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Io sono cattivo

Rivendico qui la mia non appartenenza allo schieramento dei buoni che non vogliono il mondo diviso in buoni e cattivi quando si parla di vaccinati, non vaccinati e tutte le sfumature intermedie. In questi mesi mi sono imbattuto in non violenti, dialoganti, anime belle, terzisti, la-questione-è-complessa, occorre-discutere, insomma tutta un’antropologia che si presenta con coloriture liberali e cristiane e affronta il tema con la preoccupazione dell’antico non giudicare. E che quindi – quando si parla di gente che predispone stragi, insulta, odia, diffonde falsità, minaccia giornalisti, crea le condizioni per l’incremento di ricoverati e morti – invita a non ritenersi buoni di fronte a questi poveri giudicati e perseguitati. Persino Crozza è riuscito a fare satira sul fatto che una parte si senta buona verso una che sarebbe cattiva.

Infatti non mi sento affatto buono. Mi sento più cattivo di quelli che passerebbero per cattivi. E resisto alla tentazione di passare sulla sponda dei buoni al quadrato, cioè di quelli che non vogliono vedere tra i piedi altri buoni come loro e quindi scelgono di rinunciare alle categorie di buoni e cattivi. Quelli come me resteranno minoranza. La minoranza pirla. Quelli che seguono le istituzioni e si fidano della scienza. Ingenui e per giunta pure cattivi. La minoranza sommersa da altri non giudicabili che hanno il privilegio di poter contare sulla copertura esteticamente ed eticamente nobile di quelli che mi-ritiro-da-questa-chat-perché-qui-si-divide-il-mondo-in-buoni-e-cattivi, o da quelli che chi-sono-io-per-giudicare ecc. È falso che la religione sia in arretramento. C’è una nuova chiesa, quella degli abitanti della notte in cui tutte le vacche sono nere.  

Invito qui tutti i cattivi, in un qualsiasi modo, ad unirsi a me e a non tentare di apparire buoni. Li invito a detestare con cuore sincero chi non si vaccina per ideologia e spirito distruttivo. Come si detestano i fratelli e le sorelle, anzi li si detesta proprio per questo, perché contano comunque qualcosa nella nostra vita e non sono solo appendipanni delle nostre nobili idee, e perché, come disse un certo Terenzio, ‘nulla mi è estraneo di ciò che è umano’, e quindi si ha molta voglia di mandarli a quel paese e di ritenerli cialtroni e mascalzoni. Così: senza se e senza ma. Come si fa tra gli umani, fallibili, fragili e cattivi. Per questo noi, cattivi senza protettori, staremo nell’inferno propriamente detto. Come ci meritiamo.

Purgatorio canto X: SUPERBIA

Il superbo spaccia per grandezza il suo stupido narcisismo

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Purgatorio canto IX: MISERICORDIA

La misericordia non ha a che fare col merito

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Purgatorio canto VIII: DOLCEZZA

Dolcezza della memoria e della speranza

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