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Un libretto prezioso

Questo è uno di quei libretti preziosi che aiutano a pensare la politica scolastica come emanazione della storia politica, sociale e culturale di un Paese. I due autori sono – oltre che amici – persone di scuola e di pensiero sulla scuola. Ne raccomando la lettura. Si capiscono un sacco di cose. La storia della “maturità” in fondo è la storia della nostra scuola.

Dalla quarta di copertina:

La storia dei cambiamenti via via introdotti negli esami di Stato, qui ripercorsa dalla riforma Gentile ai giorni nostri anche attraverso testimonianze letterarie, accompagna e spesso segna la storia della scuola e dei suoi rapporti con la società.
I cambiamenti dell’esame, spesso introdotti senza lasciare alla scuola il tempo di assimilarli davvero, hanno risposto più a esigenze e pressioni esterne che alla reale evoluzione della scuola. Oggi ci consegnano un esame finale svuotato di senso e appesantito da scelte e procedure sbagliate, a tutto vantaggio delle tesi di chi lo vorrebbe abolire, privando la scuola della Costituzione del suo suggello finale.

Acquistabile a prezzo davvero simbolico a questo link.

Una lettura utile e amena

Non è un libro di storia contemporanea, non è una raccolta di articoli giornalistici, non è un saggio. Ma è in qualche modo ciascuna di queste cose. Fa ridere, sorridere e piangere. E’ istruttivo, ci fa ricordare cose che sembrano della preistoria ed invece sono recentissime (Dinosauri: Craxi, Andreotti, Forlani, Berlusconi, Bossi, Casini, Prodi, Fini, D’Alema, Mastella, Bertinotti). Nell’ultimo capitolo il racconto si impasta con la nausea (Renzi, Salvini, Di Maio e sodali) ed il tono diventa tragicomico. Pare biografia di saltimbanchi. La penna di Ceccarelli è deliziosa, mai astiosa, mai faziosa e mai volgare. Permette un sano ripasso degli ultimi settantacinque anni italiani (si ferma alle elezioni del 4 marzo 2018), che spesso non ricordiamo ed i nostri alunni ignorano del tutto. Permette di capire, attraverso tutti gli indizi anticipatori degli anni Ottanta, come sia stato possibile alla politica diventare spettacolo ed esibizionismo.

Ci vediamo domenica a Villa Filippina

D O M E N I C A 1 9 S E T T E M B R E

Parliamo di invidia

Rivediamo le stelle e festeggiamo insieme!

PARLARE DI DANTE E’ ANCORA E SEMPRE PARLARE DI NOI, DEI NOSTRI PENSIERI, DELLE NOSTRE EMOZIONI, DELLE NOSTRE PAURE. QUESTO LIBRO CI FA LEGGERE, VEDERE E ASCOLTARE. SOPRATTUTTO RIFLETTERE E MEDITARE. UN LIBRO MULTIMODALE. CHI NON LO AVESSE ACQUISTATO LO ASSAGGI…. QUI

Un libro che chi insegna deve avere

La democrazia non si insegna, come nessun valore importante può essere trasmesso come fosse un compito di studio. I nostri valori fondamentali si devono testimoniare e far “respirare”, grazie ai luoghi pubblici civili che sappiamo allestire. La scuola è il primo luogo istituzionale che i bambini e le bambine incontrano che deve avere questa caratteristica (Bagni)

La scuola deve reagire alla fretta, alla rapidità; imporsi la lentezza della riflessione, prendersi per mano e non spingere (Buondonno)

Un libro che serve per….

riaccendere il desiderio di insegnare

collocare il fare scuola dentro cornici serie e profonde, non retoriche, non demagogiche, non politicamente ruffiane

ritrovarsi in presenza, stare insieme, discutere con qualità

Dimostriamo che qualità non è sinonimo di nicchia. Mercoledì 23 ai Cantieri Culturali della Zisa a Palermo.

Il lockdown generò un libro

Questo libro è uscito in questi giorni grazie al sostegno dell’editore Di Girolamo e dell’amico Augusto Cavadi. Stare chiusi in casa almeno è servito a questo. Laura Mollica e chi qui scrive hanno messo la Commedia di Dante al centro di un dialogo. Con la Storia dell’arte, con la saggistica contemporanea, con la musica leggera. Testo di Dante, spiegazione, commento ed una navigazione tra linguaggi ed epoche. Senza perdere mai lo sguardo sull’oggi. L’hanno fatto due insegnanti col deliberato scopo di non essere né pedanti né eruditi. Perché Dante, pur non banalizzato, possa stare con i non specialisti e possa stare nelle aule scolastiche in modo da fare riflettere e discutere. Se volete vederlo, sfogliarlo un po’ capire com’è fatto e…. essere calorosamente invitati a sostenerlo, vi invito a perdere qualche minuto davanti al video che segue.

Un libro necessario ed esemplare

Ci sono libri che a leggerli danno soddisfazione. È il caso di Homo sum (sottotitolo: Essere “umani” nel mondo antico) scritto dal classicista Maurizio Bettini e pubblicato da Einaudi del 2019. E la soddisfazione aumenta nel passare in rassegna le persone che hanno contribuito, per esplicita ammissione dell’autore, alla realizzazione di questa perla di enorme valore culturale, figure di studiosi del meridione, ed in particolare palermitani a me cari come Isabella Tondo, Andrea Cozzo e Giusto Picone.

Il contenuto è pregevole di suo. Bettini esplora il senso di umanità dei Greci e dei Romani alla luce della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 e soprattutto alla luce della politica salviniana di chiusura ai migranti che era attiva – e da lui radicalmente esecrata – nel momento in cui scriveva. Tanti spunti di riflessione, tante testimonianze provenienti dalla classicità e anche dall’ humus biblico cristiano. Si legge di un fiato e si gode di ogni parola.

Ma la bellezza non si ferma qui. La bellezza continua con l’approccio di Bettini al suo stesso sapere. Mai accademico, mai paludato, mai pedante, come quello che ahimè si vede nelle facoltà umanistiche e – ancora più ahimè – nei nostri licei classici. L’approccio di Bettini al mondo antico resta quello che consente allo stesso di rivelarsi davvero come fondativo: è l’approccio culturale. L’unico cioè in grado di rendere feconda quell’ esperienza perché capace di leggere il contemporaneo e dal contemporaneo farsi rileggere. C’è filologia, diritto, storia e letteratura, ma tutto rifluisce in cultura e in passione civile, quella che lo stesso Bettini riconosce a coloro che lo hanno sostenuto nel lavoro.

È un libro che parla dell’umanità con umanità. Con rigore di studio, chiarezza espositiva e desiderio di giovare. Per questo è un libro educativo. Non solo per i temi che tratta, ma anche e soprattutto per quel modo di far rivivere le testimonianze antiche che davvero convince dell’irrinunciabilità dei Greci e dei Romani molto più delle trite lamentazioni di docenti liceali che ti metto quattro perché non mi hai saputo ripetere l’aoristo.

Due spunti, di contenuto e di metodo, voglio lasciare qui per invitare a questa godibilissima lettura. Il primo riguarda la sostituzione del costrutto “diritti umani” con “doveri umani”. È il filo rosso che percorre il testo, ed è un chiaro mutamento di paradigma che gli antichi ci consegnano. Il secondo è un monito che riguarda le sorti dell’insegnamento della classicità e va rivolto soprattutto agli insegnanti più giovani, il cui zelo pedante troppo spesso rischia di mettere a repentaglio proprio ciò che quello zelo vorrebbe mantenere: “I tempi sono molto cambiati da quando le letterature classiche potevano, o dovevano, essere considerate solo un elegante patrimonio di figure poetiche o letterarie” (pag. 106).

Questo libro ci riporta a quell’umanesimo civile, di matrice dantesca, che considerava la cultura (costitutiva dell’ humanitas latina) quale nutrimento della vita civile e politica, quel che oggi viene chiamato dalla retorica ministeriale cittadinanza. Credo necessario che ognuno lo legga, e forse non solo una volta. Basterà il solo primo capitolo, che rivisita il primo libro dell’Eneide e l’accoglienza riservata ai profughi troiani dalla regina Didone, per fare venire voglia di arrivare fino alla fine.

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