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Rivediamo le stelle e festeggiamo insieme!

PARLARE DI DANTE E’ ANCORA E SEMPRE PARLARE DI NOI, DEI NOSTRI PENSIERI, DELLE NOSTRE EMOZIONI, DELLE NOSTRE PAURE. QUESTO LIBRO CI FA LEGGERE, VEDERE E ASCOLTARE. SOPRATTUTTO RIFLETTERE E MEDITARE. UN LIBRO MULTIMODALE. CHI NON LO AVESSE ACQUISTATO LO ASSAGGI…. QUI

Un libro che chi insegna deve avere

La democrazia non si insegna, come nessun valore importante può essere trasmesso come fosse un compito di studio. I nostri valori fondamentali si devono testimoniare e far “respirare”, grazie ai luoghi pubblici civili che sappiamo allestire. La scuola è il primo luogo istituzionale che i bambini e le bambine incontrano che deve avere questa caratteristica (Bagni)

La scuola deve reagire alla fretta, alla rapidità; imporsi la lentezza della riflessione, prendersi per mano e non spingere (Buondonno)

Un libro che serve per….

riaccendere il desiderio di insegnare

collocare il fare scuola dentro cornici serie e profonde, non retoriche, non demagogiche, non politicamente ruffiane

ritrovarsi in presenza, stare insieme, discutere con qualità

Dimostriamo che qualità non è sinonimo di nicchia. Mercoledì 23 ai Cantieri Culturali della Zisa a Palermo.

Il lockdown generò un libro

Questo libro è uscito in questi giorni grazie al sostegno dell’editore Di Girolamo e dell’amico Augusto Cavadi. Stare chiusi in casa almeno è servito a questo. Laura Mollica e chi qui scrive hanno messo la Commedia di Dante al centro di un dialogo. Con la Storia dell’arte, con la saggistica contemporanea, con la musica leggera. Testo di Dante, spiegazione, commento ed una navigazione tra linguaggi ed epoche. Senza perdere mai lo sguardo sull’oggi. L’hanno fatto due insegnanti col deliberato scopo di non essere né pedanti né eruditi. Perché Dante, pur non banalizzato, possa stare con i non specialisti e possa stare nelle aule scolastiche in modo da fare riflettere e discutere. Se volete vederlo, sfogliarlo un po’ capire com’è fatto e…. essere calorosamente invitati a sostenerlo, vi invito a perdere qualche minuto davanti al video che segue.

Un libro necessario ed esemplare

Ci sono libri che a leggerli danno soddisfazione. È il caso di Homo sum (sottotitolo: Essere “umani” nel mondo antico) scritto dal classicista Maurizio Bettini e pubblicato da Einaudi del 2019. E la soddisfazione aumenta nel passare in rassegna le persone che hanno contribuito, per esplicita ammissione dell’autore, alla realizzazione di questa perla di enorme valore culturale, figure di studiosi del meridione, ed in particolare palermitani a me cari come Isabella Tondo, Andrea Cozzo e Giusto Picone.

Il contenuto è pregevole di suo. Bettini esplora il senso di umanità dei Greci e dei Romani alla luce della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 e soprattutto alla luce della politica salviniana di chiusura ai migranti che era attiva – e da lui radicalmente esecrata – nel momento in cui scriveva. Tanti spunti di riflessione, tante testimonianze provenienti dalla classicità e anche dall’ humus biblico cristiano. Si legge di un fiato e si gode di ogni parola.

Ma la bellezza non si ferma qui. La bellezza continua con l’approccio di Bettini al suo stesso sapere. Mai accademico, mai paludato, mai pedante, come quello che ahimè si vede nelle facoltà umanistiche e – ancora più ahimè – nei nostri licei classici. L’approccio di Bettini al mondo antico resta quello che consente allo stesso di rivelarsi davvero come fondativo: è l’approccio culturale. L’unico cioè in grado di rendere feconda quell’ esperienza perché capace di leggere il contemporaneo e dal contemporaneo farsi rileggere. C’è filologia, diritto, storia e letteratura, ma tutto rifluisce in cultura e in passione civile, quella che lo stesso Bettini riconosce a coloro che lo hanno sostenuto nel lavoro.

È un libro che parla dell’umanità con umanità. Con rigore di studio, chiarezza espositiva e desiderio di giovare. Per questo è un libro educativo. Non solo per i temi che tratta, ma anche e soprattutto per quel modo di far rivivere le testimonianze antiche che davvero convince dell’irrinunciabilità dei Greci e dei Romani molto più delle trite lamentazioni di docenti liceali che ti metto quattro perché non mi hai saputo ripetere l’aoristo.

Due spunti, di contenuto e di metodo, voglio lasciare qui per invitare a questa godibilissima lettura. Il primo riguarda la sostituzione del costrutto “diritti umani” con “doveri umani”. È il filo rosso che percorre il testo, ed è un chiaro mutamento di paradigma che gli antichi ci consegnano. Il secondo è un monito che riguarda le sorti dell’insegnamento della classicità e va rivolto soprattutto agli insegnanti più giovani, il cui zelo pedante troppo spesso rischia di mettere a repentaglio proprio ciò che quello zelo vorrebbe mantenere: “I tempi sono molto cambiati da quando le letterature classiche potevano, o dovevano, essere considerate solo un elegante patrimonio di figure poetiche o letterarie” (pag. 106).

Questo libro ci riporta a quell’umanesimo civile, di matrice dantesca, che considerava la cultura (costitutiva dell’ humanitas latina) quale nutrimento della vita civile e politica, quel che oggi viene chiamato dalla retorica ministeriale cittadinanza. Credo necessario che ognuno lo legga, e forse non solo una volta. Basterà il solo primo capitolo, che rivisita il primo libro dell’Eneide e l’accoglienza riservata ai profughi troiani dalla regina Didone, per fare venire voglia di arrivare fino alla fine.

Quando il bullo narra se stesso

Questo libro é stato pubblicato in queste settimane da una giovane collega palermitana, che ebbi modo di seguire come tutor di tirocinio SISSIS una quindicina di anni fa.

Si tratta dell’autobiografia scolastica di un bullo. Tratta da una storia vera. Non inventa nulla, é chiaro, il fenomeno da tempo é studiato attentamente. Però ha la forza della testimonianza e delle emozioni vissute.

Gli attori in campo sono studenti, docenti, genitori, e persino una vicepreside (sarebbe stato interessante capire il ruolo del Dirigente scolastico). C’è il territorio, con tutte le sue deprivazioni. Si beve d’un fiato e credo che potrebbe essere un bel testo da far leggere in classe, anche in classi dove il bullo non c’è, come esempio di pedagogia coraggiosa e di educazione alla cittadinanza.

Insomma un buon esempio di scuola-verità. Per avere ancor più verità forse avrei reso più “verista” la lingua del narratore-bullo, che invece si esprime in un italiano irreprensibile. Ma anche così resta una lettura istruttiva.

L’umiltà di voler capire

I giornalisti quando parlano di scuola tendono a semplificare perché devono accattivarsi l’opinione pubblica.

Ma non é sempre così. Questo libro di Giovanni Floris lo dimostra.

Lettura agile piena di intelligenza e dell’umiltà necessaria a capire un mondo complesso come quello della scuola: Floris ha percorso l’Italia per un anno parlando con insegnanti, dirigenti, studenti e genitori.

Solo un esempio: “Il messaggio da far passare non é solo che studiare ti aiuta a trovare più facilmente lavoro ed essere pagato di più. E’ che studiare ti aiuta, in generale. Che ti fa bene, che rende la tua vita migliore. Nessuna scuola, sono convinto, nemmeno quella tecnica, deve servire solo a orientarti verso una “professionalità”. Se a un certo punto ti aiuta a trovare la strada che fa per te é un bene, ma il suo compito di base é proprio l’opposto. Quello di metterti davanti la vertiginosa infinità delle strade possibili, che la famiglia d’origine magari non é in grado di mostrarti” (p.109).

Quanto basta per portarlo nella sacca da mare.

Un libro serio e importante

Ci sono autori pressoché sconosciuti. Ma che sanno parlare di studenti, di saperi e di insegnamento. Uno di questi é un collega prematuramente scomparso nel 2011: Enrico Cozzolino. Chi lo ha conosciuto, a Napoli, mi ha messo nelle mani uno dei libri più utili e intelligenti che abbia fin qui letto sulle cose scolastiche. Edito (postumo, 2013) da Marotta e Cafiero si intitola NuovaMente. Ritengo un dovere morale pubblicizzarlo.

Enrico Cozzolino (1958-2011) è stato insegnante di Lingua e Letteratura Inglese prima nelle scuole medie e successivamente alle superiori. Il suo impegno si è svolto nel campo della didattica concreta di tutti giorni, a stretto contatto con il lavoro d’aula, e supportato da un’attività di ricerca e di studio costante durante tutta la sua vita. Ha svolto attività di formazione con il CIDI, e altrettanto spesso ha fatto formazione nelle scuole in cui ha insegnato. E’ stato coautore e protagonista di progetti transnazionali di cooperazione didattica, europei e non, con particolare riguardo agli scambi e alla mobilità degli alunni delle superiori e alla formazione dei docenti.

“Questo libro contiene riflessioni sulle dinamiche che regolano gli attuali processi di insegnamento/apprendimento dei ragazzi e dei giovani, di fatto sulla relazione tra gli alunni e la scuola. Relazione in crisi, come mostrano le prospettive che si aprono con le acquisizioni più recenti delle neuroscienze, che stanno imponendo l’esigenza di una metodologia didattica, fatta di nuove modalità di insegnamento che tengano presenti le differenti caratteristiche con cui gli alunni si avvicinano oggi all’istruzione e alla formazione.
In un percorso che si snoda fra letteratura, storia, filosofia, neuroscienze, pedagogia e tutti gli apporti disciplinari che possano tornare utili per una comprensione approfondita delle problematiche in esame, l’autore si interroga sulla possibili risposte che l’istituzione scuola può dare a questi giovani caratterizzati da un pensiero immersivo, reticolare, ri-oralizzato, non proposizionale, a-testuale e tendente all’integrazione col non-verbale della corporeità (siamo dinanzi ad una nuova mente?).
Si propone quindi un fine lavoro di destrutturazione di modalità didattiche obsolete e, per il docente, la necessità di imparare a vivere nell’incertezza e di elaborare strategie partecipate e aggiornate, poiché l’autore sostiene, la scuola deve darsi una nuova identità e può farlo solo se è capace di riflettere su se stessa. Citando Cesare Pavese: “Non ci si libera di una cosa evitandola, ma solo attraversandola”.

(dalla seconda di copertina)

 

Quando leggere di storia è davvero utile

001Forse non molti si aspetterebbero che il Sindaco di Londra, recentemente tirato in ballo dalle cronache britanniche del dopo Brexit, è autore di un libro godibile sui Romani.

Dalla Prefazione: “I Romani dovettero vincere fieri sentimenti di orgoglio nazionale e, se sì, come ci riuscirono? Come poterono popoli così diversi condividere una comune identità europea, quella romana, mentre per noi, oggi, questo obiettivo appare tanto difficile da raggiungere? Il libro che avete tra le mani è un tentativo di spiegare come i romani relizzarono questo incredibile trucco”.

E per chi vuole perseverare non andrebbe perduto neppure il saggio di Luciano Canfora: Il presente come storia. Perché il passato ci chiarisce le idee.

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