Archivi categoria: Attualità

Finalmente qualcuno lo fa

Nessuno come Maurizio Crozza poteva dire della divinità Recalcati quel che nessuno osa dire. Sette minuti esilaranti.

 

Annunci

Carnevale si avvicina

La demonizzazione del cellulare a scuola é ormai lo sport preferito da tutti i politici che, abbarbicati al loro cellulare quando si devono prendere decisioni per il Paese, vogliono convincere l’opinione pubblica di essere persone serie.

L’ennesima boutade – ormai ad ogni legislatura se ne contano a decine, di destra e di sinistra – é quella riportata dal Messaggero in questi giorni e rilanciata dai vari siti dedicati alla scuola. Non merita neppure, questa ennesima proposta, che si entri nel merito. Basta soltanto rilevarne la noiosa valenza propagandistica.

Il consenso é difficile che manchi. Tutti ormai usano il cellulare in modo compulsivo e dichiarano che é sbagliato farlo. Poi ci sono alcuni radical chic pentiti che non lo usano per poterlo demonizzare mantenendo la coerenza. Pertanto cosa c’è di meglio che vietare il cellulare a scuola, in modo da poter dare il messaggio forte che tranquillizza tutti?

Nella furia proibizionista, vengono vietati anche «altri dispositivi elettronico-digitali nei luoghi e negli orari dell’attività didattica». Nel 2019 l’elettronica e il digitale vanno vietati. Tra le 8 e le 14 niente piattaforme, mail e tutorial. L’attività didattica non può esserne contaminata. Se porta qualche consenso, aspettiamoci anche il divieto dell’orologio.

Attenzione: sono già previsti i «particolari casi specifici», di cui é legittimo prevedere una lunga lista. Che permetterà di gattopardare, ma con un bell’incremento di consenso pagliaccesco verso la sana-politica-di-una-volta che permette e proibisce. In difesa dell’attività didattica! Ci si può credere? Con il massacro sistematico dell’istruzione pubblica?

Tra cento anni, ma nessuno di noi potrà vederlo, c’è da giurare che qualche politico proibirà l’ingresso a scuola senza il cellulare. Servirà questo al suo scopo. Sic transit…….

Le parole di un (vero) maestro

Franco Lorenzoni ha inviato una lettera aperta agli insegnanti.

Da mettere sul comodino.

Lettera aperta su Repubblica ai dirigenti scolastici siciliani

Con quello che abbiamo davanti possiamo ancora tutti recitare le solite liturgie burocratiche come nulla fosse? Possiamo tollerare la totale ignoranza politica dei nostri allievi? E la radiazione totale della contemporaneità dalle aule dei diciottenni? Un appello in dieci punti ai dirigenti scolastici siciliani e anche a chi sta nei piani alti della scuola sicula.

Scarica l’intervento pubblicato ieri da Repubblica Palermo. Se non visualizzi bene (ma scaricandolo sul proprio pc sarebbe ok) scarica in questo formato.

Vignetta di Laura Mollica

L’umiltà di voler capire

I giornalisti quando parlano di scuola tendono a semplificare perché devono accattivarsi l’opinione pubblica.

Ma non é sempre così. Questo libro di Giovanni Floris lo dimostra.

Lettura agile piena di intelligenza e dell’umiltà necessaria a capire un mondo complesso come quello della scuola: Floris ha percorso l’Italia per un anno parlando con insegnanti, dirigenti, studenti e genitori.

Solo un esempio: “Il messaggio da far passare non é solo che studiare ti aiuta a trovare più facilmente lavoro ed essere pagato di più. E’ che studiare ti aiuta, in generale. Che ti fa bene, che rende la tua vita migliore. Nessuna scuola, sono convinto, nemmeno quella tecnica, deve servire solo a orientarti verso una “professionalità”. Se a un certo punto ti aiuta a trovare la strada che fa per te é un bene, ma il suo compito di base é proprio l’opposto. Quello di metterti davanti la vertiginosa infinità delle strade possibili, che la famiglia d’origine magari non é in grado di mostrarti” (p.109).

Quanto basta per portarlo nella sacca da mare.

La contemporaneità oscura

Questo articolo della politologa Sofia Ventura ricostruisce le vicende della politica italiana dell’ultimo quarto di secolo. Lo fa utilizzando alcune parole quali “populismo”, “antipolitica”, “rottamazione”, “corruzione” che  costituiscono l’ossatura di un discorso sulla contemporaneità politica. I documenti sulla scuola risuonano pomposamente di altre parole quali “cittadinanza”, “Costituzione”, “partecipazione”, “identità”. Leggendo questo articolo moltissimi insegnanti, da me stimolati, mi hanno confidato il loro scetticismo non tanto sulla possibilità che la nostra storia più recente possa essere oggetto di discussione in classe, quanto sulla possibilità che la stessa storia sia addirittura conosciuta dai docenti delle nostre scuole.

E in realtà il sospetto é forte, a giudicare dalla chiacchiera frivola che spesso é dato ascoltare nelle sale professori e dalle competenze dei nostri ragazzi sull’ultimo quarto di secolo della nostra storia.

I nostri esami di Stato si attorcigliano tra fascismi, nazismi e guerre mondiali. Al più discutono di guerra fredda. Il resto é oscuro. E ogni generazione di insegnanti continua a sottrarre alla generazione di alunni che le tocca le vicende che essa stessa o non comprende o non ha vissuto. Alla faccia della cittadinanza.

JE SUIS AQUARIUS

 

 

 

NON SI FA DEMAGOGIA SULLA PELLE DELLE PERSONE

PORTO DI PALERMO STASERA ORE 21

Le ruspe e i vaffa degli intellettuali sulla scuola

 

 

 

 

 

Ha fatto molto discutere l’intervento di Ernesto Galli Della Loggia con il decalogo inviato al neoministro dell’istruzione. Nel merito risponde molto bene Mila Spicola, in questo contributo.

Qui solo un paio di notazioni dietrologiche.

Della Loggia non scriverebbe quelle cose se non sapesse di poter contare su un’area di pensiero (opinionisti e accademici) che questo blog ha più volte tacciato di incompetenza scolastica. Non preoccupa quindi il professore ma la sua area di riferimento. Che affronta le problematiche educative e didattiche come il nodo di Gordio. Tagliandole con la spada. Proprio come le ruspe di Salvini o i vaffa di Grillo, ma qui ammantate di scrupolo cultural-pedagogico. Vietare, sanzionare, marcare la differenza, ripristinare sani valori. Un armamentario che definire gentiliano, come fa Spicola, forse è alquanto ingeneroso per Giovanni Gentile.

Il problema è che la scuola è ridotta malissimo. E’ davvero un luogo dove non si pensa più e non si dibatte più. Lo stato di salute della discussione e del conflitto delle interpretazioni nelle nostre scuole è zero. Ci sono i ricorsi dei genitori, i bullismi degli studenti, la sottomissione al dirigente e gli ispettori con i pennacchi che si aggirano con righello e calcolatrice per misurare e valutare pure i servizi igienici delle scuole. I docenti fanno adunate solo per farsi accarezzare le orecchie dai guru di turno (soprattutto quelli che non hanno mai visto una classe), ma non riescono più a radunarsi per discutere di che scuola facciamo. Non ci sono né partiti né sindacati né associazioni capaci di mettere insieme più di venti persone a discutere (discutere: infatti é al momento del dibattito post-guru che incombe la cena da preparare…). Discutere di ciò che conta davvero. Dei fondamentali dell’educare e dell’istruire. Del ruolo delle emozioni e della creatività nell’insegnamento. Del ruolo di mediazione culturale assolto dai saperi rivisitati in chiave formativa. Di questioni complesse. Belle perché complesse.

E quando la complessità va in soffitta hanno buon gioco i Della Loggia di turno che vogliono vietare, sanzionare, marcare la differenza, ripristinare sani valori. Usando la ruspa e dicendo vaffa a tutti coloro che come questo blog evitano di dare risposte semplici a problemi complessi.