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Lo Stato con la schiena dritta

Negli Stati di diritto il patto tra cittadini e istituzioni prevede che ai primi venga garantita dalle seconde la protezione da qualsiasi violenza. I cittadini consegnano la loro forza allo Stato PERCHÈ LA ESERCITI se le leggi lo richiedono. Senza se e senza ma. Non voglio uno Stato che tratti o che consideri o che ritenga questo e quell’altro. Poiché ho rinunciato alla mia forza, di fronte alla violenza voglio uno Stato forte. Più forte dei violenti. Che adotti ogni strumento previsto dalla legge per mettere i violenti nelle condizioni di non nuocere. Che fornendo tamponi gratis non faccia pagare alla collettività il narcisismo delirante di chi non si vaccina. Che sbatta in galera chi pratica fascismo o blocca il Paese per rivendicare il diritto a farsi i cavoli propri, non chi sbaglia metodo per salvare le vite umane.

Questo è il momento di dire queste cose sul muso di coloro che ci rappresentano. Una democrazia che si cala le braghe costringe i suoi cittadini a vivere in un regime.

Auguri a un grande della scuola italiana

Mario Ambel, direttore della rivista “Insegnare”, compie oggi 70 anni. In tempi di impoverimento del discorso sulla scuola, uno che quando parla e scrive mette in moto i neuroni merita gli auguri di tutti.

Ci hanno preso per i fondelli

Arrivati a questo punto noi siciliani vaccinati e unici italiani in giallo possiamo ritenerci presi per i fondelli.

Per almeno sette ragioni.

  1. Ci hanno detto ALLORA che per uscire dalla pandemia occorreva il vaccino. Ci siamo vaccinati.
  2. Ci hanno detto ALLORA che coloro che non vogliono vaccinarsi vengono meno a un “dovere morale e civico” (Mattarella). Abbiamo pensato di assolvere a un dovere morale e civico.
  3. Ci hanno detto ALLORA di scaricare una carta straccia chiamata greenpass. Lo abbiamo scaricato.
  4. Ci fanno ORA assistere, per dimostrare che non siamo in una dittatura, alla tutela di una specie protetta che non crede nella scienza e blatera pubblicamente scemenze, quando non manda pallottole a domicilio. E quindi subiamo la dittatura di questi squallidi personaggi e dei loro garanti interessati ai loro voti e alle loro tessere. Oppure interessati a trovare una vetrina anticonformista per dimostrare a se stessi di esistere.
  5. Ci fanno assistere ORA alle petizioni o alle contorsioni dialettiche dei sindacati scolastici che non vogliono il greenpass però lo vogliono se anche gli altri, ma se invece gli altri allora noi, ma invece noi e perché no gli altri perché la comunità educante il lavoratore la discriminazione blabla. Mentre la gente muore. Congratulazioni.
  6. Ci fanno vedere ORA ordinanze emanate e ritirate per paura di perdere consensi. Ciascuno conosce il proprio elettorato. Elezioni non lontane in Sicilia. Felicitazioni.
  7. Ci obbligano ORA a rimettere mascherine e subire restrizioni insieme a coloro che hanno scroccato immunità grazie al nostro rischio vaccinale.

Lo riconosce anche il neogarantista e liberale Musumeci: “Quanto sarebbe ingiusto far pagare a tutti il duro prezzo di chi non vuole vaccinarsi”. Quella che il presidente chiama ingiustizia io la chiamo presa per i fondelli. Ci hanno fatto convincere di avere agito da cittadini e ci stanno abbandonando al nostro destino come dei pirla. A festeggiare è la nuova élite culturale italiana, tutta concentrata in Sicilia e vestita di giallo-clown, fatta anche ahimè da insegnanti e persino da dirigenti scolastici che, unica nel nostro Paese, ha a disposizione fonti inattaccabili, che la rendono capace di smascherare tirannie, complotti, conati dittatoriali. Sono i nuovi inquisitori e i nuovi partigiani in cerca di nuovi Galileo da condannare e di nuovi Hitler da rovesciare. Nani, saltimbanchi e ballerine in cerca di visibilità che non hanno mai letto una riga di storia e non capiscono nulla di scienza vomitano storia e scienza sui social sotto lo sguardo ruffiano dei nuovi Schettino, che avrebbero il compito di legiferare in forma perentoria per la salute pubblica (subito legge su obbligo vaccinale senza se e senza ma per tutti i cittadini italiani salvo controindicazioni SERIAMENTE certificate) e invece fanno loro tiratine d’orecchie fregandosene di chi muore negli ospedali.

È vero. È una dittatura. La dittatura dell’Imbecillità collettiva. Perde chi crede nelle istituzioni politiche e scientifiche. Vince chi urla va in piazza e manda pallottole. Viva l’Italia e ed il suo fiore all’occhiello, la Sicilia.

Nave sanza nocchiere in gran tempesta

La Repubblica di Palermo 19.8.2021

A voce assordante

A chi la racconterete?

LA REPUBBLICA ED. DI PALERMO DEL 31.7.2021

Amico e maestro

Tanti scriveranno biografie professionali di Giancarlo Cerini che non c’è più. Questo blog farà tutt’altro. Lascerà la traccia di un rapporto antico, che data dalla metà degli anni Novanta. Quando ci incontrammo a Roma nella sede del CIDI nazionale, casa sua e casa mia.

Quando uno decide di credere in te. Tu sei un insegnante che a 35 anni deve imparare tutto e lui scrive pagine di storia della scuola italiana. Un gigante. Amante dei bambini, studioso dei bambini. L’ispettore ministeriale dei bambini. Ci sono tanti modi di credere in te. Ci sono quelli che credono (dicono di credere) in te e non rischiano di metterti in gioco. E ci sono quelli come Giancarlo Cerini, che ti buttano avanti, ti propongono di parlare e di scrivere, ti sponsorizzano, ti fanno volare ben oltre quello che tu pensi di te stesso. Ti insegnano senza insegnarti. Tu lo guardavi e imparavi. E ti contagiava il virus della scrittura perché lui era grafomane ed io volevo essere come lui e mai diventerò come lui ovviamente, ma ogni giorno oggi penso di scrivere qualcosa. Scripta manent. Alcuni di noi ci credono.

E poi a tavola. Quanta tavola insieme, in Romagna e in Sicilia, ma anche a Roma e in tante altre città italiane. Un buongustaio, un amante del buon cibo e del buon vino. E quanti convegni e seminari. Un fanciullo. Se metteva mano a un documento già era contento prima che venisse pubblicato. Mai cinico, sempre pieno di speranza e ottimismo. Mai disfattista, mai giacobino. Sempre a mediare e conciliare gli opposti in vista di un’armonia superiore. Sempre a costruire, con qualsiasi ministro. Anche con quelli che lo mettevano da parte. Ma lui lavorava per le istituzioni. Un giorno Frabboni disse pubblicamente che lui era uno dei sette cavalieri della pedagogia del Novecento. Era il 2002 eravamo a Cesena. Io c’ero. Giancarlo lo guardò commosso come uno scolaretto.

Ricordo i suoi appunti. Strepitosi. Una giungla di frecce freccette parole piccolissime scritte in tanti colori. Assorbiva come una spugna. Stava seduto ai convegni e appuntava freneticamente tutto, perché era incessantemente allo studio, e mentre ascoltava una relazione aveva già in mente un articolo e nel frattempo pensava ad altre quattro persone per altri quattro articoli. Una macchina implacabile di studio e ricerca. Di progetti. Coinvolgeva tanti a pensare, progettare, scrivere, pubblicare. Lascia una mole imponente di strumenti utili per pensare e fare la scuola.

E infine a casa mia. Stanco al termine delle sue escursioni tra le scuole sicule si rifugiava davanti ad un piatto di spaghetti e un bicchiere di vino a casa. E sentivo che stava bene. Non c’erano obblighi di forma.

Perse la figlia più di dieci anni fa, la sua unica figlia, Beatrice, che aveva 35 anni. Fu una prova durissima, che affrontò con coraggio e determinazione. Ma durissima.

Questo post non può essere chilometrico, benché i ricordi potrebbero renderlo tale. 25 anni di amicizia e di collaborazione che si interrompono bruscamente, qualche giorno dopo i suoi 71 anni. Fino all’ultimo scriveva e pubblicava. Fino alla resa. Nel mio pc qualche ipotesi di lavoro, qualche brandello di testo dal titolo “Per Giancarlo”.

Qui di seguito alcune foto ricordo…

Quest’uomo io lo conobbi

Enzo Bianchi fondatore della comunità monastica di Bose

Nella mia prima vita, fino al 2012, ho frequentato ambienti religiosi e ho avuto la possibilità di conoscere dall’interno la comunità monastica di Bose, nonché il suo fondatore Enzo Bianchi. È probabile che molti di coloro che leggono non sanno cosa sia l’una né chi sia l’altro, ma poiché questo è un blog di resistenza umana ritengo doveroso testimoniare in forme essenziali il mio approccio a quel che probabilmente si sarà saputo dai media, ovvero la distruzione scientificamente dis-umana della comunità di Bose per un mix di autoimplosione e di violenza clericale da parte della chiesa cattolica con il beneplacito di Celestino Bergoglio quinto. Il comunicato appena pubblicato dello stesso Enzo Bianchi risulta istruttivo in tal senso.

Qui non importa entrare nel merito ma fare memoria. Ho potuto vedere con i miei occhi teoria e prassi di un cristianesimo autenticamente aderente al Vangelo, ma soprattutto ho potuto vedere con i miei occhi persone rinate a contatto con la semplicità di vita e l’umanità di Bose e di Bianchi. Ho potuto constatare la normalità (categoria veicolatami dall’attuale priore Manicardi in un percorso fatto insieme verso Punta Raisi alla fine degli anni 90) di persone che non avevano bisogno di assumere pose ieratiche o atteggiamenti sopra le righe dell’ordinario per esprimere la semplicità e la quotidianità della loro scelta. Ho potuto vedere con i miei occhi la capacità di frequentare ogni donna e ogni uomo e di confrontarsi con ogni approccio religioso ed esistenziale in senso lato. Ho letto decine e decine di libri pubblicati dalla loro casa editrice in cui non ho trovato traccia di moralismo o di devozione stile Radio Maria, che invece prospera alla grande proponendo un cristianesimo controriformistico che fabbrica sensi di colpa.

Potrei scrivere tanto, ma in rete non è cosa buona, anche se tanti lo fanno. E annoiano. Non so se Bose fosse cosa buona o molto buona per il cristianesimo. Non so se fossero eretici, perché non sono in grado di valutarlo e non mi interessa. Però per 50 anni, passando per Montini, Luciani, Wojtyla e Ratzinger, se ci fosse stato qualcosa di eretico qualcuno lo avrebbe detto. Neppure adesso è stato detto. Se fosse stato detto magari il gesuita che sta al Vaticano avrebbe potuto intestarsi una medaglia al valor domenicano: sconfitta un’eresia. Invece l’ inquilino superosannato del Vaticano ha inviato uno sconosciuto chierico psicologo per distruggere tutto. Alla faccia del papa progressista.

Il fatto che tutta quella bellezza abbia avuto come fondatore quell’uomo a me parrebbe ragione sufficiente per essergli grati. Quale che sia il modo in cui abbia vissuto la transizione dal suo ruolo di priore a quella di semplice monaco, bastava farglielo notare. È un problema di elaborazione del lutto che tutti i fondatori vivono. Si tratta di dinamiche che non hanno nulla di censurabile in generale, figuriamoci in un ambiente in cui le eventuali fragilità dovrebbero trovare un campo fertile di accoglienza. A Enzo Bianchi si può solo dire grazie, perché quello che ha creato in questo mezzo secolo rappresenta la trave rispetto alla quale qualsiasi pagliuzza trovata dagli zelanti inquisitori impallidisce.

Nella mia formazione umana frequentare Bose è stato determinante, a prescindere dalle mie scelte esistenziali successive. È stato un magistero di umanità, di laicità, di apertura mentale e di capacità di convivere con la fragilità che è in ciascuno di noi. È stato anche un magistero di amicizia sincera e di convivialità. Che ho continuato a frequentare anche dopo le mie scelte, e senza soluzione di continuità nelle relazioni. Ed è quanto dire. Senza Bose e senza Bianchi sarei tutta un’altra persona. Se anche fossi rimasto da solo (considerata la proverbiale ignavia di tanti cattolici praticanti), io qui ringrazio di avere avuto la fortuna di conoscere Bose ed Enzo Bianchi.

A Bose nel 2009

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