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I signorNO che fanno gola ai politici

I politici sono interessati a loro perché sono una riserva di voti. Il cinismo politico non sorprende più. Non importa che la prima responsabilità dell’attuale situazione pandemica, con tanto di deceduti, ricada proprio su questa gente. I nostri politici non hanno occhio per questo, divorati come sono dalla smania del potere, costi quel che costi. Ormai la differenza non sta più tra correnti politiche qui in Sicilia, ma tra nani, saltimbanchi e ballerine. Sorprende di più chi, pur comprendendo quanto sopra, ingenuamente continua a cercare improbabili ponti con loro, mandando comunque un messaggio ambiguo che non aiuta la chiarezza sui fondamenti della cittadinanza e della democrazia. E finisce per apparentarsi paradossalmente a coloro con cui vorrebbe entrare in dialogo: entrambe le parti in fondo interessate molto più all’esercizio narcisistico della propria postura intellettuale che al bene comune.

Ma chi sono questi “loro”?

Preesistevano al Covid 19 e si sono sempre manifestati. Sempre hanno fatto parte delle nostre vite. Cambiano nome e postura a seconda delle stagioni, a un certo punto hanno anche assunto forma di movimento politico, ma sono sempre lì. Un po’ di fisiognomica aiuta a riconoscerli. Una forma di muscolarità mista a spavalderia onnipotente e anarchica oppure un certo snobismo intellettuale da circolo filosofico. Tutto molto italiano e moltissimo siculo. La pandemia li ha trovati già pronti, perché la loro esistenza prescinde dal contenuto e dal merito. La loro esistenza è votata a dire NO a quel che chiamano Sistema, che è il concentrato di istituzioni, media, élites intellettuali, scienziati, insomma gente che dà indicazioni e che dirige.

Il loro, pertanto, non è un NO che riguarda il vaccino. Il vaccino è una misura del Sistema e come tale non è accettabile, fino alla morte. Se si accettasse il vaccino, si piegherebbe il capo al Sistema e verrebbe meno l’identità profonda antisistema. L’unico modo per vederli vaccinare tutti sarebbe proibire per legge il vaccino. Correrebbero subito a vaccinarsi. Perché il contenuto è indifferente. Non hanno competenze in materia, cialtroneggiano se ignoranti, sputano sofismi se colti. Se vogliamo che dicano bianco basta che fingiamo di non volere bianco e diciamo nero. Difficile trovare uno di questi che nel passato non sia stato contrario a mille altre cose. A ogni cosa.  

Non è un’umanità che va confusa con coloro che hanno dubbi e paure. Quelli siamo noi, i normalmente fragili, che pongono domande, esitano, interpellano, ma che riconoscono sempre che c’è chi ha il compito di governare e chi ha il compito di studiare. Sono (siamo) cittadini di questa imperfetta repubblica democratica e riconosciamo l’autorità delle istituzioni e degli enti di cui le istituzioni si avvalgono. Anche se sbagliano. Tra questi ci sono non vaccinati, per mille ragioni che hanno una sola caratteristica: sono ragioni, sono nel merito. Il rispetto per loro è obbligatorio. Il dialogo necessario. Con loro.

Quell’altra antropologia invece ha scarso nesso con il contenuto, perché la sua postura è esclusivamente metodologica e tiene ben ferma l’idea che c’è un Complotto. Ma neppure loro in fondo ci credono, ed è per questo che non dialogano o fingono di dialogare. Infatti se non c’è il Complotto non c’è il Nemico e se non c’è il Nemico si sbriciola l’identità profonda. Invece loro esistono e inveiscono contro la dittatura, sapendo bene che non c’è, perché se ci fosse non potrebbero inveire. Quindi non esiste né Complotto né Dittatura. Esistono loro. Ed è quel che conta.

Dialogare con loro è operazione discutibile. Infatti manca l’essenza del dialogo cioè il logos. Il logos, cioè la ragione che argomenta e ascolta, non può esserci, perché mette in pericolo l’identità profonda. Lo ripeto: a queste figure, cui è stato sbagliato attribuire una sigla perché le sigle rafforzano e inorgogliscono, non interessa nulla il merito, nella fattispecie il vaccino. Chi parla loro di vaccino parla a sordi. Se si vuole dare loro una sigla mediatica, l’unica possibile é NO. Loro sono i signorNO. Senza ulteriori declinazioni. Non sorprende pertanto che talora ricorrano alla minaccia e alla violenza. Ultima spiaggia in assenza di logos. Regressione involutiva.

Dunque abbiamo i signorNO che, in barba a tutti coloro che si sforzano di essere cittadini, prosperano potendo contare su politici e intellettuali, proprio quel genere di soggetti che odiano, e che dovrebbero garantirci gli uni dall’illegalità e gli altri dal fanatismo. E’ questo il paradosso: coccolati e blanditi proprio dalle élites che detestano e a cui sputeranno in faccia quando cambierà il vento e gli uni torneranno a fare politica e gli altri ad esercitare la cittadinanza.

La scuola “affettuosamente” in presenza

Questo rientro siculo di domani magari per due soli giorni, alle soglie della zona arancione, ha tutti i caratteri della stoltezza e di un tatticismo politico sgradevole. Il governo nazionale lunedì sera esibisce la sua prosopopea sulla scuola in presenza – ben guardandosi dall’estendere a tutti l’obbligo vaccinale – ignorando che la scuola che si profila a partire da domani sarà in presenza per metà e per metà a distanza, con mortificazione della parte a distanza, che non capirà niente di quel che si fa in classe, e di quella in presenza, che respirerà l’aria infetta dal virus a sua volta infettata dall’ansia viscerale di docenti e dirigenti che penseranno soltanto a come uscire indenni.

Ho letto qua e là, anche nei social, appelli patetici nella direzione della scuola in pseudopresenza da parte di docenti che sembrano più attraversati da pulsioni romantiche, come il nostro ministro pro tempore, che da una considerazione attenta della situazione reale. I nostri ragazzi sono trattati o come dei poveri molluschi tutti inclini al d-i-s-a-g-i-o-p-s-i-c-o-l-o-g-i-c-o da pareti domestiche (sempre meglio della trincea o dei cartoni per strada) oppure come soggetti che vanno tenuti dentro il contenitore ammorbato pur di evitare che se ne vadano in giro oppure che si pestino i piedi in casa con sorelline e fratellini.

La dispersione scolastica che la DAD procurerebbe la trasferiamo in queste aule a zero ventilazione, con alunni non contagiati ma non vaccinati, con docenti impauriti che neppure si salutano per non contagiarsi (belle lezioni…), con dirigenti impazziti e blindati nelle presidenze dietro a certificazioni e circolari. Questo permette al nostro ministro pro tempore e ai suoi seguaci (per convinzione o per tatticismo politico) di affermare orgogliosamente che la scuola resiste in presenza e che gli alunni sono tutti sorridenti (con gli occhi), perché la DAD è una “catastrofe culturale”, come ha scritto qualcuno, ed è vero: la DAD è una catastrofe culturale quando è fatta da docenti le cui lezioni in presenza sono già una catastrofe culturale.   

Ministro, ma lei che “voci” ascolta?

Migliaia di presidi, sostenuti da tanti insegnanti, per il ministro Bianchi che “voci” sono? Cosa hanno di diverso dalle “tante voci che ci dicono che la scuola debba restare in presenza”? Lo dico io. Hanno di diverso che sono voci reali. Cognome e nome, scuola di appartenenza, regione. A queste Bianchi non sembra interessato. Sembra interessato invece alle altre, non meglio precisate. Chi vince la partita nel discernimento del ministro? Che nome e che volto hanno le “tante voci”?

Certamente è un altro bell’indizio del rapporto tossico che c’è tra scuola e politica. Nessun ministro è stato capace di guarirlo. Ciascuno batte in curva il precedente, quando ti aspetti che non sia possibile.

Io sono cattivo

Rivendico qui la mia non appartenenza allo schieramento dei buoni che non vogliono il mondo diviso in buoni e cattivi quando si parla di vaccinati, non vaccinati e tutte le sfumature intermedie. In questi mesi mi sono imbattuto in non violenti, dialoganti, anime belle, terzisti, la-questione-è-complessa, occorre-discutere, insomma tutta un’antropologia che si presenta con coloriture liberali e cristiane e affronta il tema con la preoccupazione dell’antico non giudicare. E che quindi – quando si parla di gente che predispone stragi, insulta, odia, diffonde falsità, minaccia giornalisti, crea le condizioni per l’incremento di ricoverati e morti – invita a non ritenersi buoni di fronte a questi poveri giudicati e perseguitati. Persino Crozza è riuscito a fare satira sul fatto che una parte si senta buona verso una che sarebbe cattiva.

Infatti non mi sento affatto buono. Mi sento più cattivo di quelli che passerebbero per cattivi. E resisto alla tentazione di passare sulla sponda dei buoni al quadrato, cioè di quelli che non vogliono vedere tra i piedi altri buoni come loro e quindi scelgono di rinunciare alle categorie di buoni e cattivi. Quelli come me resteranno minoranza. La minoranza pirla. Quelli che seguono le istituzioni e si fidano della scienza. Ingenui e per giunta pure cattivi. La minoranza sommersa da altri non giudicabili che hanno il privilegio di poter contare sulla copertura esteticamente ed eticamente nobile di quelli che mi-ritiro-da-questa-chat-perché-qui-si-divide-il-mondo-in-buoni-e-cattivi, o da quelli che chi-sono-io-per-giudicare ecc. È falso che la religione sia in arretramento. C’è una nuova chiesa, quella degli abitanti della notte in cui tutte le vacche sono nere.  

Invito qui tutti i cattivi, in un qualsiasi modo, ad unirsi a me e a non tentare di apparire buoni. Li invito a detestare con cuore sincero chi non si vaccina per ideologia e spirito distruttivo. Come si detestano i fratelli e le sorelle, anzi li si detesta proprio per questo, perché contano comunque qualcosa nella nostra vita e non sono solo appendipanni delle nostre nobili idee, e perché, come disse un certo Terenzio, ‘nulla mi è estraneo di ciò che è umano’, e quindi si ha molta voglia di mandarli a quel paese e di ritenerli cialtroni e mascalzoni. Così: senza se e senza ma. Come si fa tra gli umani, fallibili, fragili e cattivi. Per questo noi, cattivi senza protettori, staremo nell’inferno propriamente detto. Come ci meritiamo.

Una lettura utile e amena

Non è un libro di storia contemporanea, non è una raccolta di articoli giornalistici, non è un saggio. Ma è in qualche modo ciascuna di queste cose. Fa ridere, sorridere e piangere. E’ istruttivo, ci fa ricordare cose che sembrano della preistoria ed invece sono recentissime (Dinosauri: Craxi, Andreotti, Forlani, Berlusconi, Bossi, Casini, Prodi, Fini, D’Alema, Mastella, Bertinotti). Nell’ultimo capitolo il racconto si impasta con la nausea (Renzi, Salvini, Di Maio e sodali) ed il tono diventa tragicomico. Pare biografia di saltimbanchi. La penna di Ceccarelli è deliziosa, mai astiosa, mai faziosa e mai volgare. Permette un sano ripasso degli ultimi settantacinque anni italiani (si ferma alle elezioni del 4 marzo 2018), che spesso non ricordiamo ed i nostri alunni ignorano del tutto. Permette di capire, attraverso tutti gli indizi anticipatori degli anni Ottanta, come sia stato possibile alla politica diventare spettacolo ed esibizionismo.

Lo Stato con la schiena dritta

Negli Stati di diritto il patto tra cittadini e istituzioni prevede che ai primi venga garantita dalle seconde la protezione da qualsiasi violenza. I cittadini consegnano la loro forza allo Stato PERCHÈ LA ESERCITI se le leggi lo richiedono. Senza se e senza ma. Non voglio uno Stato che tratti o che consideri o che ritenga questo e quell’altro. Poiché ho rinunciato alla mia forza, di fronte alla violenza voglio uno Stato forte. Più forte dei violenti. Che adotti ogni strumento previsto dalla legge per mettere i violenti nelle condizioni di non nuocere. Che fornendo tamponi gratis non faccia pagare alla collettività il narcisismo delirante di chi non si vaccina. Che sbatta in galera chi pratica fascismo o blocca il Paese per rivendicare il diritto a farsi i cavoli propri, non chi sbaglia metodo per salvare le vite umane.

Questo è il momento di dire queste cose sul muso di coloro che ci rappresentano. Una democrazia che si cala le braghe costringe i suoi cittadini a vivere in un regime.

Auguri a un grande della scuola italiana

Mario Ambel, direttore della rivista “Insegnare”, compie oggi 70 anni. In tempi di impoverimento del discorso sulla scuola, uno che quando parla e scrive mette in moto i neuroni merita gli auguri di tutti.

Ci hanno preso per i fondelli

Arrivati a questo punto noi siciliani vaccinati e unici italiani in giallo possiamo ritenerci presi per i fondelli.

Per almeno sette ragioni.

  1. Ci hanno detto ALLORA che per uscire dalla pandemia occorreva il vaccino. Ci siamo vaccinati.
  2. Ci hanno detto ALLORA che coloro che non vogliono vaccinarsi vengono meno a un “dovere morale e civico” (Mattarella). Abbiamo pensato di assolvere a un dovere morale e civico.
  3. Ci hanno detto ALLORA di scaricare una carta straccia chiamata greenpass. Lo abbiamo scaricato.
  4. Ci fanno ORA assistere, per dimostrare che non siamo in una dittatura, alla tutela di una specie protetta che non crede nella scienza e blatera pubblicamente scemenze, quando non manda pallottole a domicilio. E quindi subiamo la dittatura di questi squallidi personaggi e dei loro garanti interessati ai loro voti e alle loro tessere. Oppure interessati a trovare una vetrina anticonformista per dimostrare a se stessi di esistere.
  5. Ci fanno assistere ORA alle petizioni o alle contorsioni dialettiche dei sindacati scolastici che non vogliono il greenpass però lo vogliono se anche gli altri, ma se invece gli altri allora noi, ma invece noi e perché no gli altri perché la comunità educante il lavoratore la discriminazione blabla. Mentre la gente muore. Congratulazioni.
  6. Ci fanno vedere ORA ordinanze emanate e ritirate per paura di perdere consensi. Ciascuno conosce il proprio elettorato. Elezioni non lontane in Sicilia. Felicitazioni.
  7. Ci obbligano ORA a rimettere mascherine e subire restrizioni insieme a coloro che hanno scroccato immunità grazie al nostro rischio vaccinale.

Lo riconosce anche il neogarantista e liberale Musumeci: “Quanto sarebbe ingiusto far pagare a tutti il duro prezzo di chi non vuole vaccinarsi”. Quella che il presidente chiama ingiustizia io la chiamo presa per i fondelli. Ci hanno fatto convincere di avere agito da cittadini e ci stanno abbandonando al nostro destino come dei pirla. A festeggiare è la nuova élite culturale italiana, tutta concentrata in Sicilia e vestita di giallo-clown, fatta anche ahimè da insegnanti e persino da dirigenti scolastici che, unica nel nostro Paese, ha a disposizione fonti inattaccabili, che la rendono capace di smascherare tirannie, complotti, conati dittatoriali. Sono i nuovi inquisitori e i nuovi partigiani in cerca di nuovi Galileo da condannare e di nuovi Hitler da rovesciare. Nani, saltimbanchi e ballerine in cerca di visibilità che non hanno mai letto una riga di storia e non capiscono nulla di scienza vomitano storia e scienza sui social sotto lo sguardo ruffiano dei nuovi Schettino, che avrebbero il compito di legiferare in forma perentoria per la salute pubblica (subito legge su obbligo vaccinale senza se e senza ma per tutti i cittadini italiani salvo controindicazioni SERIAMENTE certificate) e invece fanno loro tiratine d’orecchie fregandosene di chi muore negli ospedali.

È vero. È una dittatura. La dittatura dell’Imbecillità collettiva. Perde chi crede nelle istituzioni politiche e scientifiche. Vince chi urla va in piazza e manda pallottole. Viva l’Italia e ed il suo fiore all’occhiello, la Sicilia.

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