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Panebianco, lasci perdere gli incisi

Sul Corriere di oggi, Angelo Panebianco ragiona di politica, ma poi non resiste alla tentazione dell’Inciso. Per inciso, siccome gli urge nelle viscere, deve esprimere i seguenti concetti:

Primo. Gli studenti, ma forse anche i docenti, sono capitale umano (detto due volte). La parola capitale vuol dire che se si investe su di loro, per esempio aumentando gli stipendi ai docenti, devono produrre.

Secondo. Non sono creatori di capitale umano, e quindi non lo sono essi stessi, e quindi vanno cacciati, i docenti che calpestano (“mettono sotto i piedi”) l’etica professionale.

Terzo. I docenti calpestano l’etica professionale quando, regalando (concetto valutativo di regalare) voti e diplomi ai non meritevoli, sono perseguibili addirittura per falso in atto pubblico. Aiuto, sento tintinnio di manette.

Quarto. I docenti che promuovono producono il falso, che tale risulta perché l’Invalsi produce INEQUIVOCABILMENTE il vero. Cioè, se lo dice Invalsi che Angelino o Paola (nomi di fantasia casuali) sono scarsi, non ci sono equivoci possibili. Sono scarsi. E chi dà loro la sufficienza va cacciato o addirittura arrestato.

Egregio Panebianco, per essere un inciso la vedo alquanto violento nei toni. Prima, insieme col suo sodale Della Loggia, lo vedevo alquanto dilettantesco nel parlare di scuola. Adesso lo vedo anche piuttosto feroce. La ferocia la consegno alla lettura di coloro che hanno la possibilità di scavare nel suo vissuto scolastico. Nel merito, le suggerirei di levare le chiappe dalla scrivania e consultarsi con chi di scuola, di educazione, di storia della scuola se ne intende. Lo faccia, Panebianco. Oppure se non ne ha voglia non faccia incisi. Si limiti alla politica e non ci appesti con le sue fregnacce.

Il gioco delle tre didattiche

LIVELLIDIP*DIMDAD
RELAZIONI PERSONALI210
COMUNICAZIONE ORALE211
COMUNICAZIONE SCRITTA221
QUALITA’ E DURATA SPIEGAZIONI DOCENTE211
PSICOFISICO STUDENTI210
PSICOFISICO DOCENTE211
COOPERAZIONE STUDENTI210
DIBATTITO IN CLASSE211
UTILIZZO DIGITALE122
INNOVAZIONE DIDATTICA112
INCLUSIONE SVANTAGGI210
SICUREZZA CONTAGIO212
TOTALE22/2414/2411/24

*Si intende in assenza di pandemia

Legenda:

2 – Buono / 1 – Sufficiente / 0 – Scarso

DIP – Didattica in Presenza

DIM – Didattica in Mascherina

DAD – Didattica a Distanza

VALUTAZIONE

Nel raffronto tra le didattiche mi appare nettamente preferibile la Didattica in Presenza in condizioni normali, senza distanziamenti e mascherine, che in questa fase è impossibile. Nel raffronto tra le due altre didattiche oggi possibili, cioè la DIM e la DAD, l’esperienza condensata nella tabella mi porta a ritenere che la Didattica in Mascherina superi la Didattica a Distanza di una misura nettamente inferiore a quanto invece la separa dalla Didattica in Presenza. Il che porta a ritenere che, con l’aumento del rischio e con una decisa disponibilità a mettere da parte ossessioni valutative e fissazioni enciclopediche, per periodi circoscritti la DAD sia preferibile alla DIM. Anche per fare rientrare sia pur temporaneamente nella didattica il sorriso, che per alcuni docenti è inessenziale perché non sanno ridere e non hanno motivi per ridere e soprattutto far ridere.

Per eventuali approfondimenti sulla Didattica in Mascherina rimando al mio intervento sulla rivista del CIDI Insegnare.

A chi la racconterete?

LA REPUBBLICA ED. DI PALERMO DEL 31.7.2021

Boccate di ossigeno

Merita di essere letto questo intervento di Cesare Moreno apparso sul Corriere di Mezzogiorno. Capace di andare all’essenziale.

Un intervento di Cesare Moreno

Tree in the field

Alla ricerca del tempo perduto

La sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, raccogliendo l‘intenzione di tutte le Regioni eccetto l’Emilia Romagna, dice: «Non credo ci saranno aperture prima di Natale, la scuola aperta a spot serve solo a creare vampate di contagi». La sottosegretaria avanza la questione recuperi delle ore perdute: «Anche una buona Dad non è paragonabile alle lezioni in presenza». Il presidente Cirio è al lavoro con l’Ufficio scolastico del Piemonte «per rimodulare il calendario scolastico dell’anno in corso e recuperare dalla primavera». Immagina di tagliare giorni di vacanza dalle festività di Carnevale, Pasqua, 25 aprile e Primo Maggio. Mario Rusconi, Associazione nazionale presidi del Lazio: «Diversi studenti si manterranno in contatto con i docenti sotto Natale». La Uil: «Si può allungare fino a luglio»

(La Repubblica 1.12.2020)

Sembrano tutti serissimi. La sottosegretaria che fa i confronti, il presidente che taglia le vacanze, il preside che vuole mantenuti i contatti a natale e il sindacalista che vuole far lavorare sotto l’ombrellone.

L’appello di cui nel precedente post – che tratta la questione sul piano strettamente didattico/educativo – fa allora parte di un paesaggio generale in cui si fa sempre più forte il rumore di fondo del recupero. Le ore “perdute” nella didattica a distanza, quando l’orario delle lezioni è stato ridotto, vanno recuperate. Da chi? Difficile che debbano essere recuperate dagli stessi ragazzi per la cui salvaguardia l’orario delle lezioni è stato decurtato. Sarebbe davvero un rientro dalla finestra di quel sovraccarico cognitivo che sapientemente era stato (parzialmente) fatto uscire dalla porta. Cosa andrebbe recuperato allora? Con tutta evidenza un mucchietto di ore “non svolte” dai docenti, e a questo punto si dovrebbe capire in che modo, se non con i ragazzi, i docenti dovrebbero recuperarle.

La discussione, già grottesca sul piano didattico-educativo, lo è se possibile ancor di più sul piano professionale. La burocrazia ha i suoi diritti, ovviamente perché si basa sull’esplicito e non si occupa invece di implicito. I docenti hanno lavorato dieci volte di più, e questo è sotto gli occhi di tutti. Basterebbe consultare le loro famiglie per rendersi conto che, tra ore trascorse a preparare percorsi e materiali, ad addestrarsi all’uso di piattaforme o in chat fino a tarda sera a discutere sul da farsi, gli insegnanti dovrebbero vantare un credito gigantesco nei confronti della burocrazia statale piuttosto che sentirsi raccontare pateticamente la favola delle ore da recuperare. La stessa ministra che passa il suo tempo a scrivere lettere di ringraziamento per l’enorme-lavoro-svolto-dai-docenti-bla-bla non sembra occuparsi di questa materia, che lascerà ai suoi burocrati. Lo stesso Rusconi dichiara candidamente che diversi studenti saranno in contatto con i docenti a natale. Bella novità. Rusconi si occupa di scuola o di scacchi? Insomma, tutti ringraziano (verbo che incorpora la parola gratis) e poi passano alla cassa.

Non c’è occasione in cui non si ripresenti il colossale equivoco del lavoro dei docenti. In tempi in cui si autocertifica di dovere andare qua o là, pare impossibile autocertificare che nel giorno tal dei tali dalle ore 16 alle ore 20 (o alle 23 talora) si è lavorato a questo o a quell’altro, perché questo lavoro, con retorica stucchevole, risulta essere “fuori dall’orario di servizio”. Solo che occorrerebbe capire come funzionerebbe la macchina scuola se tale sommerso non ci fosse. Per la burocrazia invece il Servizio è quella firmetta su registro elettronico che indica che stai facendo l’impiegato dalle ore 8,30 alle ore 9,30, prescindendo ovviamente dalla qualità di quel che stai facendo. Pertanto la chiusura (storica) di tutti e due gli occhi sulla qualità determina la vigilanza occhiuta sulla quantità.  Alla faccia della professione docente. Chiamatela impiego docente. Almeno la coerenza.

Se ne uscirà mai? Rattristano e sconcertano anche le dichiarazioni di qualche sigla sindacale che propone di prolungare l’anno scolastico fino a luglio, perché si sa che gli insegnanti in estate non lavorano e se devono recuperare che lo facciano in estate. Se no finisce che non lavorano mai. C’era una volta il sindacato che sosteneva le ragioni dei docenti e si dissociava dal senso comune.

La frutta è servita. 

PS. Cara sottosegretaria, una buona DAD è sempre preferibile ad una pessima didattica in presenza. Si documenti oppure si occupi di Salute.

Lettera a una professoressa (o a un professore)

Cara professoressa del tempo Covid/DAD,

vorrei chiederti come stai. No, non mi riferisco al contagio. È che giungono da ogni parte d’Italia grida di dolore dagli studenti che stanno facendo la didattica a distanza. Dicono tutti, in ogni comitato studentesco, in ogni consiglio di classe, che sono stremati, che sono assillati da compiti e interrogazioni, che non ce la fanno più a stare sempre davanti al monitor. È per questo che ti chiedo come stai. È molto importante il tuo benessere, credimi, per il loro benessere. Se me lo permetti vorrei condividere con te qualche pensiero affinché tu possa trovarvi motivo di rasserenamento.

Mi chiederai: cosa ti fa pensare che io non sia serena? Semplice: quel che raccontano i ragazzi, ma non solo quelli che se la tirano. Tutti i ragazzi, anche quelli che la voglia di studiare ce l’hanno. È questo che mi fa pensare che ci sia bisogno per te di qualcosa che ti dia benessere, una sorta di tisana rilassante. Ci provo. Poi mi dirai cosa ne pensi.

Non hai un traguardo davanti che non sia il benessere dei tuoi allievi. Senza di questo non ti servirà a niente avere spiegato un sacco di cose. Le dimenticheranno. Potrai scrivere tutto diligentemente su Argo, ma non avrai spostato di una virgola il loro apprendimento, perché comunque impareranno quel che il loro benessere consentirà loro di imparare. Vittoria di Pirro per te: chi ti elogerà? Il tuo Dirigente? No, non sperarci, sarà il primo a dissociarsi dal tuo zelo.   

Forse qualcuno, tempo fa, ti avrà spiegato che senza motivazione e interesse non si impara niente. Vero. Ma anche senza relazione umana. Senza anima. Senza mai un sorriso. Una battuta. Una pausa di leggerezza. Per questo è importante anche il tuo benessere. Perché non basta la preparazione, e neppure lo zelo, e la serietà. In questo infausto tempo queste cose non ti bastano più. Ti bastavano in presenza, perché gli allievi erano più disponibili. Ora non ti bastano più. Devi stare bene. Devi sapere sorridere. Non hai alternative davanti a loro. O li perderai. Sempre che non perderli ti interessi. Insomma fai poche cose e con passione. Ameranno la tua materia e ricorderanno quello che hanno fatto con te. E ricorderanno te.

Un’altra cosa. Ma davvero ti pare così importante valutare? Interrogare? Mettere voti? Ti pare davvero che sia la cosa più importante nella relazione umana che hai con i tuoi allievi? Ti pare davvero un dovere così cogente da richiedere, in suo nome, di sacrificare tutta la leggerezza e la solarità che sarebbero necessarie in questo tempo così difficile per tutti? Io non ci credo. Io credo che se tu stessi davvero bene non riterresti che le cose stiano così. Ecco perché ti scrivo. Perché sono davvero convinto che tu hai bisogno di serenità, di passeggiate all’aria aperta, magari di sentirti voluta bene.

Se tu stessi davvero bene capiresti che è giunto il tempo in cui tutto questo tuo armamentario scolastico – il programma da svolgere, le verifiche, i voti – può solo far stare male tutti, i tuoi allievi e te stessa. Ti occorre una metanoia, un cambiamento di prospettiva. Devono entrare nella tua vita professionale il piacere e la gratuità. Il piacere di insegnare le cose non per l’interrogazione ma perché le cose che insegni piacciono per prime a te; il piacere di intrattenerti con loro a parlare anche di ciò che accade a loro e a te; il piacere di ascoltare le fesserie che a quell’età normalmente piace dire, e magari di riderci su con loro; il piacere di non guardare che stai perdendo tempo, perché tutto il tempo che impieghi nella convivialità con loro è tempo che hai guadagnato in qualità e motivazione. Fai tutto gratis. Non fare niente perché poi devi riavere in cambio qualcosa. Spiega perché è bello.

E stai davvero serena, perché non hai bisogno di indossare i paramenti sacri per fare verifiche-ufficiali. Gli ufficiali lasciali nell’esercito. I ragazzi ti daranno sempre occasione di farti vedere quanto valgono e stai serena che meno si chiederà loro di mettersi in posa meglio riusciranno le foto scattate. Mia cara, tutto è valutazione, anche l’aria che si respira, e se lo desideri avrai sempre mille elementi per valutare, e davvero rilassati se questi elementi non sono oggettivi. Sono tuoi e loro, cercati e condivisi insieme, e quindi saranno molto più veri che se fossero oggettivi. Ricordalo: chi cerca l’oggettività trova la solitudine.

Carissima, davvero stai serena. Non stare sempre a prenderti maledettamente sul serio, tu e tutto il tuo programma. Di virus ne basta già uno. La formula è semplice: non sono necessari corsi di aggiornamento o letture particolari. Basta rasserenarsi, togliersi un po’ di ansia addosso e ricordarsi di sapere sorridere. Sorridi ai tuoi alunni, anche dietro ad un monitor. E scoprirai che sono vivi. Come te.

 

Ma non chiamiamola Didattica

(Abbiate fede … il bello é nell’ultimo link)

Della Didattica con la D maiuscola non si parlava più. Al centro si erano accampate le valutazioni di sistema, l’Invalsi, l’Alternanza, le questioni del Merito. Stavamo tutti dentro gli echi della 107, e tutti si erano dimenticati di lei. Ci voleva il Covid-19 per fare risorgere la didattica, o meglio la riflessione seria su quello che vuol dire insegnamento, conoscenze e apprendimento. Come sempre accade, si prende coscienza dell’esistenza di qualcosa quando questa scompare. E in effetti, scomparendo gli alunni, ci si è accorti che la Didattica non può che eclissarsi, lasciando quale simulacro di sé un’altra cosa in cui il nobile costrutto “a distanza” rappresenta il sedativo che non fa avvertire il dolore della dipartita della parola che precede.

L’articolo più stimolante che ho fin qui letto è quello di Stefano Stefanel che invito a leggere con attenzione. Nonché il bellissimo documento del CIDI. Tra le tante cose che dicono, ci vedo il filo rosso che ho cercato di tenere nei miei post precedenti (basta scorrere). Che si sintetizza in questo modo: la scuola a distanza coprirà l’emergenza ma non è scuola, e le videolezioni, maxime se riproducono il trasmissivo/erogativo già noto in presenza (ed é difficile che non lo facciano, anche per ragioni di competenze tecnologiche), non sono scuola. La cosiddetta didattica a distanza, quale mera trasposizione della didattica in presenza, acuisce quel che c’è in quest’ultima: gli studenti bravi restano più o meno bravi, quelli più in difficoltà cadono nel baratro. Alla faccia dei monitoraggi ministeriali. I docenti già efficaci in presenza grosso modo restano tali, i docenti problematici in presenza diventano un disastro a distanza. E già si vede. Il vino nuovo in otri vecchi fa scoppiare gli otri. Leggi il resto di questa voce

Taglio di qua, taglio di là……

Il doppio infortunio giornalistico del giornalista di Repubblica Corrado Zunino – che prima ha confuso card docenti ministeriale generalizzata di 500 euro e bonus premiale d’Istituto discrezionale e poi ha clamorosamente dichiarato che l’errore non inficiava il contenuto dell’articolo  – mi permette di lasciare tracce su questo blog a due livelli.

Primo. La narrazione mediatica. E’ proprio vero, capire il funzionamento della scuola da parte di chi non sta dentro è molto complicato e richiede tanta umiltà. La scuola in Italia vanta il discredito dell’opinione pubblica, il finto interesse dei politici e la sostanziale incompetenza dei media. Debolezza totale, cui né sindacati né associazioni hanno la forza di porre rimedio. Il qualunquismo impiegatizio di parte degli insegnanti – che per definizione non leggono normativa ma quando va bene soltanto fonti seconde o terze – e l’autoritarismo gaglioffo di parte dei dirigenti fanno il resto. Il tutto condito dalla prosopopea di molti cultori del sistema (quale?) dislocati negli Uffici Scolastici Regionali con le stelle al petto.

Secondo. Il neoministro ha dichiarato di voler tagliare qualcosa ma dagli interventi di Zunino non si capisce. Occorrono altre fonti. Credo che si riferisse al bonus premiale che tante polemiche ha generato ma che – va spiegato al giornalista – con smartphone ed elettrodomestici non c’entra niente perché questi potevano attenere semmai a un discorso sulla card, ed in modo peraltro abusivo. Ma anche se si fosse riferito – il Ministro – ad entrambe le misure e se davvero riuscisse a trovare i soldi per incrementare le buste paga dei docenti avrebbe tutto il mio plauso. Sul bonus premiale e la sua insensatezza mi sono espresso in tante altre sedi e non è il caso qui di riproporre la valutazione di ogni discorso sul merito gestito in questa forma. Invece un semplice calcolo aritmetico porterebbe a ritenere che un aumento stipendiale mensile, poniamo, di 100 euro lordi, a parte i benefici pensionistici, procurerebbe ad ogni insegnante, in cifra netta, circa 700 euro annui, ovvero 200 euro in più della card. Quest’ultima, infatti, fin dall’origine, con il suo odioso cuginetto bonus, aveva il sapore del contentino volto a compensare la paralisi contrattuale. Si rimetta mano ai contratti e si mettano in soffitta le misure demagogiche di memoria renziana.

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