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Educativo chiama politico

LA REPUBBLICA EDIZIONE DI PALERMO – 16 OTTOBRE 2018

QUEL PRESIDE FA POLITICA.

DUNQUE VA DIFESO

FATTI E REAZIONI SUGLI EVENTI RECENTI
DELL’ “ANTONIO UGO”
Leggi l’articolo

 

Vignetta di Laura Mollica

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Lettera aperta su Repubblica ai dirigenti scolastici siciliani

Con quello che abbiamo davanti possiamo ancora tutti recitare le solite liturgie burocratiche come nulla fosse? Possiamo tollerare la totale ignoranza politica dei nostri allievi? E la radiazione totale della contemporaneità dalle aule dei diciottenni? Un appello in dieci punti ai dirigenti scolastici siciliani e anche a chi sta nei piani alti della scuola sicula.

Scarica l’intervento pubblicato ieri da Repubblica Palermo. Se non visualizzi bene (ma scaricandolo sul proprio pc sarebbe ok) scarica in questo formato.

Vignetta di Laura Mollica

L’umiltà di voler capire

I giornalisti quando parlano di scuola tendono a semplificare perché devono accattivarsi l’opinione pubblica.

Ma non é sempre così. Questo libro di Giovanni Floris lo dimostra.

Lettura agile piena di intelligenza e dell’umiltà necessaria a capire un mondo complesso come quello della scuola: Floris ha percorso l’Italia per un anno parlando con insegnanti, dirigenti, studenti e genitori.

Solo un esempio: “Il messaggio da far passare non é solo che studiare ti aiuta a trovare più facilmente lavoro ed essere pagato di più. E’ che studiare ti aiuta, in generale. Che ti fa bene, che rende la tua vita migliore. Nessuna scuola, sono convinto, nemmeno quella tecnica, deve servire solo a orientarti verso una “professionalità”. Se a un certo punto ti aiuta a trovare la strada che fa per te é un bene, ma il suo compito di base é proprio l’opposto. Quello di metterti davanti la vertiginosa infinità delle strade possibili, che la famiglia d’origine magari non é in grado di mostrarti” (p.109).

Quanto basta per portarlo nella sacca da mare.

Le ruspe e i vaffa degli intellettuali sulla scuola

 

 

 

 

 

Ha fatto molto discutere l’intervento di Ernesto Galli Della Loggia con il decalogo inviato al neoministro dell’istruzione. Nel merito risponde molto bene Mila Spicola, in questo contributo.

Qui solo un paio di notazioni dietrologiche.

Della Loggia non scriverebbe quelle cose se non sapesse di poter contare su un’area di pensiero (opinionisti e accademici) che questo blog ha più volte tacciato di incompetenza scolastica. Non preoccupa quindi il professore ma la sua area di riferimento. Che affronta le problematiche educative e didattiche come il nodo di Gordio. Tagliandole con la spada. Proprio come le ruspe di Salvini o i vaffa di Grillo, ma qui ammantate di scrupolo cultural-pedagogico. Vietare, sanzionare, marcare la differenza, ripristinare sani valori. Un armamentario che definire gentiliano, come fa Spicola, forse è alquanto ingeneroso per Giovanni Gentile.

Il problema è che la scuola è ridotta malissimo. E’ davvero un luogo dove non si pensa più e non si dibatte più. Lo stato di salute della discussione e del conflitto delle interpretazioni nelle nostre scuole è zero. Ci sono i ricorsi dei genitori, i bullismi degli studenti, la sottomissione al dirigente e gli ispettori con i pennacchi che si aggirano con righello e calcolatrice per misurare e valutare pure i servizi igienici delle scuole. I docenti fanno adunate solo per farsi accarezzare le orecchie dai guru di turno (soprattutto quelli che non hanno mai visto una classe), ma non riescono più a radunarsi per discutere di che scuola facciamo. Non ci sono né partiti né sindacati né associazioni capaci di mettere insieme più di venti persone a discutere (discutere: infatti é al momento del dibattito post-guru che incombe la cena da preparare…). Discutere di ciò che conta davvero. Dei fondamentali dell’educare e dell’istruire. Del ruolo delle emozioni e della creatività nell’insegnamento. Del ruolo di mediazione culturale assolto dai saperi rivisitati in chiave formativa. Di questioni complesse. Belle perché complesse.

E quando la complessità va in soffitta hanno buon gioco i Della Loggia di turno che vogliono vietare, sanzionare, marcare la differenza, ripristinare sani valori. Usando la ruspa e dicendo vaffa a tutti coloro che come questo blog evitano di dare risposte semplici a problemi complessi.

Un libro serio e importante

Ci sono autori pressoché sconosciuti. Ma che sanno parlare di studenti, di saperi e di insegnamento. Uno di questi é un collega prematuramente scomparso nel 2011: Enrico Cozzolino. Chi lo ha conosciuto, a Napoli, mi ha messo nelle mani uno dei libri più utili e intelligenti che abbia fin qui letto sulle cose scolastiche. Edito (postumo, 2013) da Marotta e Cafiero si intitola NuovaMente. Ritengo un dovere morale pubblicizzarlo.

Enrico Cozzolino (1958-2011) è stato insegnante di Lingua e Letteratura Inglese prima nelle scuole medie e successivamente alle superiori. Il suo impegno si è svolto nel campo della didattica concreta di tutti giorni, a stretto contatto con il lavoro d’aula, e supportato da un’attività di ricerca e di studio costante durante tutta la sua vita. Ha svolto attività di formazione con il CIDI, e altrettanto spesso ha fatto formazione nelle scuole in cui ha insegnato. E’ stato coautore e protagonista di progetti transnazionali di cooperazione didattica, europei e non, con particolare riguardo agli scambi e alla mobilità degli alunni delle superiori e alla formazione dei docenti.

“Questo libro contiene riflessioni sulle dinamiche che regolano gli attuali processi di insegnamento/apprendimento dei ragazzi e dei giovani, di fatto sulla relazione tra gli alunni e la scuola. Relazione in crisi, come mostrano le prospettive che si aprono con le acquisizioni più recenti delle neuroscienze, che stanno imponendo l’esigenza di una metodologia didattica, fatta di nuove modalità di insegnamento che tengano presenti le differenti caratteristiche con cui gli alunni si avvicinano oggi all’istruzione e alla formazione.
In un percorso che si snoda fra letteratura, storia, filosofia, neuroscienze, pedagogia e tutti gli apporti disciplinari che possano tornare utili per una comprensione approfondita delle problematiche in esame, l’autore si interroga sulla possibili risposte che l’istituzione scuola può dare a questi giovani caratterizzati da un pensiero immersivo, reticolare, ri-oralizzato, non proposizionale, a-testuale e tendente all’integrazione col non-verbale della corporeità (siamo dinanzi ad una nuova mente?).
Si propone quindi un fine lavoro di destrutturazione di modalità didattiche obsolete e, per il docente, la necessità di imparare a vivere nell’incertezza e di elaborare strategie partecipate e aggiornate, poiché l’autore sostiene, la scuola deve darsi una nuova identità e può farlo solo se è capace di riflettere su se stessa. Citando Cesare Pavese: “Non ci si libera di una cosa evitandola, ma solo attraversandola”.

(dalla seconda di copertina)

 

Chi ha paura delle famiglie a scuola?

001Il giovanissimo (trentatreenne) scrittore Paolo Di Paolo commenta su “Repubblica” del 17 settembre scorso la lettera provocatoria che il Dirigente del Liceo Scientifico “Fermi” di Bologna ha inviato ai genitori per inaugurare l’anno scolastico. Questa conteneva un decalogo, ironicamente concepito, volto a far fallire la scuola. Alcuni comandamenti di questo decalogo: “Evitate di parlare con i docenti” “Credete loro (sc. ai figli) anche contro l’evidenza” “Giustificateli sempre e comunque” e via discorrendo. Non li enuncio tutti perché si sarà compreso il malessere che soggiace a questo tipo di elaborazioni. Nelle intenzioni del Dirigente c’era evidentemente il desiderio di “educare” i genitori a non oltrepassare il confine che suddivide le pertinenze tra scuola e famiglia e quindi ad intrattenere con la scuola un rapporto collaborativo.

Il giovane scrittore Paolo Di Paolo, che parla di alleanza trasformata in “guerra aperta”, commenta la lettera argomentando come segue. In prima battuta, enuncia tutti i mali della scuola di cui la scuola stessa sarebbe incolpevole accentuando la mortificazione sociale dei docenti, che sarebbero diventati dei “perdenti” di fronte ad un’ “ignoranza sempre più arrogante e rumorosa”. Molti genitori entrerebbero “a gamba tesa” e farebbero “invasione di campo” anziché restare, come dovrebbero “al bordo”. E’ notevole, per inciso, che quel Dirigente avesse parlato di “minoranza” affermando addirittura che il dialogo con le famiglie dei suoi alunni sarebbe ottimo. Quindi il commentatore, che non è mai entrato né in una classe né in un’aula professori, né ha mai partecipato ad un collegio dei docenti o ad un consiglio di classe, può affermare che questi genitori compromettono “non solo il sereno lavoro dei docenti – valido, efficace o no che sia (sic!) -, ma soprattutto il loro rapporto con gli alunni, riducendolo a un conflitto permanente”.

Considerazioni di un docente che è anche genitore. Leggi il resto di questa voce

Cittadinanza, saperi e apprendimenti a Forlì

Pienone di docenti e dirigenti a Forlì il 22 gennaio, nell’I.T.E. “Carlo Matteucci”, per ragionare di competenze di cittadinanza all’inizio di un ciclo di seminari pensato da una rete di scuole del luogo con la consulenza del CIDI di Forlì diretto da Paola Silimbani. Giancarlo Cerini, Ispettore MIUR, che vive a Forlì, insieme con chi qui scrive ha animato la riflessione ed il dibattito, che dal tema proposto, com’è giusto che sia, ha spaziato su e giù per le questioni calde del momento riconducibili alla Legge 107. L’evento ha interessato anche i media locali, come testimonia l’intervista da me rilasciata prima dell’evento. Il mio intervento, dal titolo “La cittadinanza in classe”, è richiamato da queste slides, che mi auguro di poter quanto prima sviluppare in forma di contributo.

Qui di seguito un dossier fotografico realizzato da Stella Verde.

 

 

Abbasso i “pedagogisti di sinistra”

Il 3 marzo nell’Aula Magna della Facoltà di Ingegneria, all’interno di un ciclo di conferenze organizzato dall’associazione “Genitori e figli” in collaborazione col CIDI di Palermo, ha parlato Massimo Recalcati, lo psicanalista che per ora va per la maggiore con la sua lettura lacaniana di ogni aspetto della vita. Titolo: “L’ora di lezione. Per un’ ‘erotica’ dell’insegnamento”, come recita l’ultimo suo libro, che sta attualmente sui comodini degli insegnanti italiani.

Mi sono stati affidati dieci minuti per un intervento introduttivo. Poi la parola è stata affidata all’ospite, che ha riscosso un entusiasmo da standing ovation. Le sue parole sull’insegnamento e sull’apprendimento hanno toccato il cuore dei presenti. Gli applausi sono stati meritati perché l’uomo ha parole di grande fascino.

Qui solo una notazione, more solito impertinente e impopolare, lasciando analisi più approfondite ad altri scritti. Egli ha preso le distanze non una volta sola dai “pedagogisti di sinistra”, che scientemente dichiara di non ascoltare perché gli disturbano la mitologia della lezione frontale di sapore mastrocoliano. Egli ha idee diverse dalle loro. L’ora di lezione può fare miracoli. Mi sono chiesto più volte chi sia un pedagogista “di sinistra” e perché egli sentisse il bisogno di rubricare una certa riflessione scientifica sulla scuola con un’etichettatura ideologica. Non è dato saperlo. Ad ogni modo guai a criticarlo perché per ora sta nel ventricolo di tutti gli insegnanti italiani. Ad maiora!

Ad ogni modo il mio intervento ve lo lascio qui.

(Le foto, come sempre in questo blog, a cura di Stella Verde)
Il pubblico

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Muraglia

Muraglia

Recalcati

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