Archivi categoria: Educazione e scuola

“…non so se il riso o la pietà prevale” (G. Leopardi)

La Repubblica ed. Palermo, 16.11.2017

Maurizio Muraglia

Le sedie. L’acqua. Il riscaldamento. La carta igienica. L’elettricità. Lasciamo stare un attimo le gite scolastiche e Internet. Ma quelle. Quelle cinque “cose”. Nel reportage di qualche giorno fa La Repubblica di Palermo ci ha raccontato che per avere quelle cinque cose nelle scuole pubbliche occorre il contributo “volontario” dei genitori. Volontario significa facoltativo. Chi non vuole o non può non lo dà. Questo avviene nella scuola che si dice pubblica e che però non riceve il sostegno della Regione e dell’ex Provincia. Questo avviene a Palermo nel tempo della buona scuola e della valutazione di qualità delle scuole. Leggi il resto di questa voce

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Anno 3 post-107: dirigenti e insegnanti ai ferri corti?

I rapporti tra i dirigenti scolastici e gli insegnanti non sono mai stati semplici. La Legge 107 dal mio punto di vista li ha complicati. I rumors sui contratti segnalano aumenti consistenti per i DS e briciole per i docenti.  Segno evidente dei tempi centosetteschi. Il “formatore” – così si dice – che è in me e che incontra docenti quotidianamente percepisce chiaramente la tensione attuale di questo rapporto gerarchico. E non é il solo.

Val la pena pertanto di socializzare qualche considerazione e lanciare qualche pro-vocazione. Leggi il resto di questa voce

Per chi si é perso qualcosa……

Solo l’incessante Giancarlo Cerini, medaglia d’oro al valor pedagogico, poteva mettere la scuola di quest’anno in ordine alfabetico e farci fare…..il ripasso. Tutto quel che é successo (Formazione, Certificazione, Digitale, Valutazione, Professione, Riforme, Invalsi ecc.), adeguatamente commentato, qui. Perché il doveroso stacco estivo non si traduca in disinteresse e qualunquismo……..

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Lorenzoni e la Ministra: e se non lo avesse detto l’Invalsi?

Su Repubblica del 5 luglio scorso, Concita De Gregorio, nella sua rubrica “Invece Concita”, pubblica una lettera del maestro Franco Lorenzoni che rivolgendosi alla Ministra Fedeli denuncia – sulla scorta di una denuncia prodotta da una lettrice il 21 giugno scorso –  l’anomalia della composizione delle classi soprattutto al Sud, che tende a “segregare” i ragazzi delle fasce sociali più basse in vere e proprie classi-ghetto. Lorenzoni, citando Don Milani, fa un discorso ineccepibile perché parla di un’ingiustizia che viola palesemente l’art. 3 della Costituzione.

Il giorno dopo la Ministra, sempre stesso mezzo, risponde …da Ministra. Che il MIUR ha fatto, che il MIUR sta facendo, che il MIUR farà. Ineccepibile anche la risposta. Entrambi gli interlocutori condividono il medesimo orizzonte valoriale.

Ma entrambi condividono anche lo stesso paradigma interpretativo. Quello del “dato” Invalsi che rivelerebbe l’anomalia. Nessuna differenza in questo senso tra il maestro e la Ministra. L’eccessiva variabilità socioculturale nella composizione delle classi non è rivelata da indicatori relativi a processi di ordine relazionale, comunicativo o a compiti di natura aperta, che potrebbero essere costruiti, se si volesse, a partire dalle osservazioni sul campo degli insegnanti, ma dai risultati delle prove Invalsi. Poiché al Sud i risultati delle prove Invalsi di una classe differiscono fino al 27% dai risultati di una classe parallela, vuol dire che siamo davanti ad un’anomalia da correggere. Una delle due classi è composta da figli di poveri e pertanto fa complessivamente male le prove Invalsi. L’altra da figli di ricchi e pertanto fa complessivamente bene le prove Invalsi. Se la composizione fosse mista la percentuale di variabilità tra le classi diminuirebbe e forse sia i poveri della sezione A che quelli della sezione B farebbero meglio le prove Invalsi. Oppure le farebbero ugualmente male, ma saremmo soddisfatti perché si è ridotta la percentuale di variabilità.

Questa impostazione ha due impliciti: che i buoni risultati nelle prove Invalsi siano indice di successo formativo (che è più ampio di quello scolastico: Lorenzoni concorderebbe) e che per superare le stesse occorra un buon background socioculturale. Don Milani, tirato da tutti per la giacchetta, forse si sarebbe chiesto perché. Lo chiedo anch’io al caro amico Franco e alla Ministra.

A.A.A. formatori a basso rischio cercansi

Agrigento, Alì Terme, Bagheria, Barletta, Benevento, Castelbuono, Castellammare del Golfo, Castelvetrano, Catenanuova, Erice, Gela, Giampilieri, Lecce, Leonforte, Manfredonia, Molfetta, Paceco, Palermo, Partinico, Petrosino, Pollina, Potenza, Sciacca, Telese Terme, Trapani, Valderice…. ventisei luoghi per una quarantina tra scuole e reti di scuole solo quest’anno. La formazione è diventata obbligatoria e la messe è davvero molta. Ma per questa messe che tipo di operai ci vogliono? E quelli che ci sono, sono tutti all’altezza della causa? Leggi il resto di questa voce

Un libro serio e importante

Ci sono autori pressoché sconosciuti. Ma che sanno parlare di studenti, di saperi e di insegnamento. Uno di questi é un collega prematuramente scomparso nel 2011: Enrico Cozzolino. Chi lo ha conosciuto, a Napoli, mi ha messo nelle mani uno dei libri più utili e intelligenti che abbia fin qui letto sulle cose scolastiche. Edito (postumo, 2013) da Marotta e Cafiero si intitola NuovaMente. Ritengo un dovere morale pubblicizzarlo.

Enrico Cozzolino (1958-2011) è stato insegnante di Lingua e Letteratura Inglese prima nelle scuole medie e successivamente alle superiori. Il suo impegno si è svolto nel campo della didattica concreta di tutti giorni, a stretto contatto con il lavoro d’aula, e supportato da un’attività di ricerca e di studio costante durante tutta la sua vita. Ha svolto attività di formazione con il CIDI, e altrettanto spesso ha fatto formazione nelle scuole in cui ha insegnato. E’ stato coautore e protagonista di progetti transnazionali di cooperazione didattica, europei e non, con particolare riguardo agli scambi e alla mobilità degli alunni delle superiori e alla formazione dei docenti.

“Questo libro contiene riflessioni sulle dinamiche che regolano gli attuali processi di insegnamento/apprendimento dei ragazzi e dei giovani, di fatto sulla relazione tra gli alunni e la scuola. Relazione in crisi, come mostrano le prospettive che si aprono con le acquisizioni più recenti delle neuroscienze, che stanno imponendo l’esigenza di una metodologia didattica, fatta di nuove modalità di insegnamento che tengano presenti le differenti caratteristiche con cui gli alunni si avvicinano oggi all’istruzione e alla formazione.
In un percorso che si snoda fra letteratura, storia, filosofia, neuroscienze, pedagogia e tutti gli apporti disciplinari che possano tornare utili per una comprensione approfondita delle problematiche in esame, l’autore si interroga sulla possibili risposte che l’istituzione scuola può dare a questi giovani caratterizzati da un pensiero immersivo, reticolare, ri-oralizzato, non proposizionale, a-testuale e tendente all’integrazione col non-verbale della corporeità (siamo dinanzi ad una nuova mente?).
Si propone quindi un fine lavoro di destrutturazione di modalità didattiche obsolete e, per il docente, la necessità di imparare a vivere nell’incertezza e di elaborare strategie partecipate e aggiornate, poiché l’autore sostiene, la scuola deve darsi una nuova identità e può farlo solo se è capace di riflettere su se stessa. Citando Cesare Pavese: “Non ci si libera di una cosa evitandola, ma solo attraversandola”.

(dalla seconda di copertina)

 

caproni, fedeli e…..enciclopedici

Giorgio Caproni. Ma chi era? Non era nel programma. Ogni anno si scatenano questi discorsi. I soliti discorsi da bar scuola. Ovviamente ognuno ci mette del suo. L’uomo colto della strada chiede. Per capire. E l’intellettuale radical chic dai media risponde: “Plebei, Caproni era un grande poeta, che ne sapete voi?”. Infatti a chi mi chiede (dalla strada) perché il Ministero fa questo, io rispondo: perché gli Esami di Stato sono una cosa seria. Serissima. Infatti il portavoce della commissione di superesperti bussa alla porta della Ministra per farle vedere le tracce. La Ministra si prende il suo tempo, lei che è più esperta dei superesperti, e decreta che ok. Tutto visto in un video-spot del MIUR dal titolo “No panic”.

Poi, niente panico: esce Caproni. Che non è nel programma dice la gente. Ma quale programma?

“Dentro il secolo XX e fino alle soglie dell’attuale, il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un’adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva (per esempio Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto, …). Il percorso della narrativa, dalla stagione neorealistica ad oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, P. Levi e potrà essere integrato da altri autori (per esempio Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello…).” DPR 89 del 2010.

Questo è il testo delle Indicazioni liceali, che giustamente l’uomo della strada non conosce. Esordirà, contemplerà, comprenderà, potrà essere integrato…. I vecchi imperativi futuri della vecchia grammatica latina. Prescrittivi, come i vecchi programmi, con tutto lo scibile letterario.

Solo due cose da dire, nel merito e nel metodo.

Nel merito. Il tempo disponibile, nelle quinte, per realizzare l’enciclopedia letteraria ministeriale, è funzione della capacità degli insegnanti di azzerare tutto l’Ottocento e risucchiarlo nelle quarte (anche se lo stesso MIUR ti chiede di iniziare la quinta con Leopardi, 1798-1837: misteri della fede!). E se anche così fosse, hai voglia di andarli a toccare tutti, questi novecenteschi. E tutte le loro poesie, per beccare quella ministeriale! Senza considerare che nel frattempo una legge uscita cinque anni dopo (107) erode tempo a favore dell’alternanza scuola-lavoro. A meno che il legislatore non pensasse solo a quei quattro studenti eccellenti del Liceo Classico. Ma questo é un altro discorso. Che é meglio evitare nel tempo delle commemorazioni di Don Milani….

Nel metodo. Il centralismo dei programmi ministeriali uscito dalla porta con l’autonomia del 1997 (ma l’uomo della strada questo non lo sa e, ahimé, talora neppure gli insegnanti) è rientrato dalla finestra gelminiana ma fa capolino soltanto agli Esami di Stato, quando il Ministro di turno ed i suoi esperti hanno il loro momento di gloria e tirano fuori quel che par loro. Tanto sanno benissimo che gli insegnanti (quelli che insegnano ovviamente, non quelli che “fatevelo a casa…”), alla faccia degli imperativi futuri, non potranno fare mai tutta quella roba e che faranno sempre quel che è didatticamente possibile.

Com’è giusto e sacrosanto che sia.

Apocalittici o integrati?

Sempre più spesso, negli ultimi tempi, dai docenti che incontro nelle varie scuole del Sud Italia e della Sicilia si leva questa domanda: “Ma secondo lei, la scuola verso dove va?”. Forse immaginano di trovare una risposta consolatoria. “Verso la catastrofe” é la mia risposta volutamente provocatoria. Infatti mi reputo l’ultimo dei catastrofisti, ma gli argomenti e le analisi per esserlo non mancherebbero. Come mostrano questi questi due illuminati contributi:

Ambel 20 aprile

Sinopoli 9 maggio