Archivi categoria: Educazione e scuola

Un libretto prezioso

Questo è uno di quei libretti preziosi che aiutano a pensare la politica scolastica come emanazione della storia politica, sociale e culturale di un Paese. I due autori sono – oltre che amici – persone di scuola e di pensiero sulla scuola. Ne raccomando la lettura. Si capiscono un sacco di cose. La storia della “maturità” in fondo è la storia della nostra scuola.

Dalla quarta di copertina:

La storia dei cambiamenti via via introdotti negli esami di Stato, qui ripercorsa dalla riforma Gentile ai giorni nostri anche attraverso testimonianze letterarie, accompagna e spesso segna la storia della scuola e dei suoi rapporti con la società.
I cambiamenti dell’esame, spesso introdotti senza lasciare alla scuola il tempo di assimilarli davvero, hanno risposto più a esigenze e pressioni esterne che alla reale evoluzione della scuola. Oggi ci consegnano un esame finale svuotato di senso e appesantito da scelte e procedure sbagliate, a tutto vantaggio delle tesi di chi lo vorrebbe abolire, privando la scuola della Costituzione del suo suggello finale.

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Un anno senza Giancarlo Cerini

A Forlì nel 2016

Era di quelle presenze che ti danno la sensazione di latitare per settimane o mesi. Ma quando la posta elettronica o whatsapp lo facevano ricomparire era come se ci si fosse sentiti o scritti il giorno prima. Nel frattempo aveva messo insieme cento idee, ma quel che colpiva è che di quelle cento alcune erano ritagliate precise per te, e quando ti chiedeva di scrivere questo o quell’altro dentro una cornice che lui aveva elaborato ti sembrava che proprio di quello ci fosse bisogno in quel preciso contesto. Conosceva perfettamente vocazioni e talenti di tutti, e a ciascuno chiedeva quello che era di stretta pertinenza dell’interessato. Un vero direttore d’orchestra che conosceva i suoi musicisti.

Un anno senza Giancarlo. Senza l’imprimatur. L’imprimatur è quella sensazione, anche se non espressa, di valere, di poter fare qualcosa di utile per la scuola. L’imprimatur è quel pensare a lui mentre scrivi, indovinare cosa ne penserebbe. Soltanto quando mi occupavo di Dante non si sentiva particolarmente coinvolto, per ovvia diversità di interessi. Eppure il ventisettesimo canto del Purgatorio ha un’espressione che ben si potrebbe adattare al ricordo di lui. Quando Virgilio, la guida, scompare alla vista di Dante, il poeta esclama: Ma Virgilio n’avea lasciati scemi di sé. Appunto, Virgilio ci aveva lasciati privi di sé. E forse, davvero, anche un po’ più “scemi” quando vogliamo capire qualcosa di questa scuola sgarrupata.

Il prossimo 27 aprile lo ricorderemo a Palermo. Qui la locandina.

La scuola “affettuosamente” in presenza

Questo rientro siculo di domani magari per due soli giorni, alle soglie della zona arancione, ha tutti i caratteri della stoltezza e di un tatticismo politico sgradevole. Il governo nazionale lunedì sera esibisce la sua prosopopea sulla scuola in presenza – ben guardandosi dall’estendere a tutti l’obbligo vaccinale – ignorando che la scuola che si profila a partire da domani sarà in presenza per metà e per metà a distanza, con mortificazione della parte a distanza, che non capirà niente di quel che si fa in classe, e di quella in presenza, che respirerà l’aria infetta dal virus a sua volta infettata dall’ansia viscerale di docenti e dirigenti che penseranno soltanto a come uscire indenni.

Ho letto qua e là, anche nei social, appelli patetici nella direzione della scuola in pseudopresenza da parte di docenti che sembrano più attraversati da pulsioni romantiche, come il nostro ministro pro tempore, che da una considerazione attenta della situazione reale. I nostri ragazzi sono trattati o come dei poveri molluschi tutti inclini al d-i-s-a-g-i-o-p-s-i-c-o-l-o-g-i-c-o da pareti domestiche (sempre meglio della trincea o dei cartoni per strada) oppure come soggetti che vanno tenuti dentro il contenitore ammorbato pur di evitare che se ne vadano in giro oppure che si pestino i piedi in casa con sorelline e fratellini.

La dispersione scolastica che la DAD procurerebbe la trasferiamo in queste aule a zero ventilazione, con alunni non contagiati ma non vaccinati, con docenti impauriti che neppure si salutano per non contagiarsi (belle lezioni…), con dirigenti impazziti e blindati nelle presidenze dietro a certificazioni e circolari. Questo permette al nostro ministro pro tempore e ai suoi seguaci (per convinzione o per tatticismo politico) di affermare orgogliosamente che la scuola resiste in presenza e che gli alunni sono tutti sorridenti (con gli occhi), perché la DAD è una “catastrofe culturale”, come ha scritto qualcuno, ed è vero: la DAD è una catastrofe culturale quando è fatta da docenti le cui lezioni in presenza sono già una catastrofe culturale.   

Ministro, ma lei che “voci” ascolta?

Migliaia di presidi, sostenuti da tanti insegnanti, per il ministro Bianchi che “voci” sono? Cosa hanno di diverso dalle “tante voci che ci dicono che la scuola debba restare in presenza”? Lo dico io. Hanno di diverso che sono voci reali. Cognome e nome, scuola di appartenenza, regione. A queste Bianchi non sembra interessato. Sembra interessato invece alle altre, non meglio precisate. Chi vince la partita nel discernimento del ministro? Che nome e che volto hanno le “tante voci”?

Certamente è un altro bell’indizio del rapporto tossico che c’è tra scuola e politica. Nessun ministro è stato capace di guarirlo. Ciascuno batte in curva il precedente, quando ti aspetti che non sia possibile.

Il gioco delle tre didattiche

LIVELLIDIP*DIMDAD
RELAZIONI PERSONALI210
COMUNICAZIONE ORALE211
COMUNICAZIONE SCRITTA221
QUALITA’ E DURATA SPIEGAZIONI DOCENTE211
PSICOFISICO STUDENTI210
PSICOFISICO DOCENTE211
COOPERAZIONE STUDENTI210
DIBATTITO IN CLASSE211
UTILIZZO DIGITALE122
INNOVAZIONE DIDATTICA112
INCLUSIONE SVANTAGGI210
SICUREZZA CONTAGIO212
TOTALE22/2414/2411/24

*Si intende in assenza di pandemia

Legenda:

2 – Buono / 1 – Sufficiente / 0 – Scarso

DIP – Didattica in Presenza

DIM – Didattica in Mascherina

DAD – Didattica a Distanza

VALUTAZIONE

Nel raffronto tra le didattiche mi appare nettamente preferibile la Didattica in Presenza in condizioni normali, senza distanziamenti e mascherine, che in questa fase è impossibile. Nel raffronto tra le due altre didattiche oggi possibili, cioè la DIM e la DAD, l’esperienza condensata nella tabella mi porta a ritenere che la Didattica in Mascherina superi la Didattica a Distanza di una misura nettamente inferiore a quanto invece la separa dalla Didattica in Presenza. Il che porta a ritenere che, con l’aumento del rischio e con una decisa disponibilità a mettere da parte ossessioni valutative e fissazioni enciclopediche, per periodi circoscritti la DAD sia preferibile alla DIM. Anche per fare rientrare sia pur temporaneamente nella didattica il sorriso, che per alcuni docenti è inessenziale perché non sanno ridere e non hanno motivi per ridere e soprattutto far ridere.

Per eventuali approfondimenti sulla Didattica in Mascherina rimando al mio intervento sulla rivista del CIDI Insegnare.

Argo il valutatore sopraffino

Questo è il triste panorama che si presenta al docente che deve valutare le prestazioni orali dei suoi alunni. Alla faccia di mille chiacchiere sulla cultura valutativa della nostra scuola, questa è la desolazione che abbiamo davanti. Guardate un po’. I voti non sono più dieci ma quaranta, perché Argo il vivisezionatore offre agli insegnanti la possibilità di coltivare le utopie ridicole del quarto di voto e del mezzo voto. Cioè il voto “sette meno” avrebbe il “valore” di 6,85. 6,85, cioè un’esatta misura che rende il docente infallibile misuratore di prestazioni. Confusione dilettantesca tra punteggi e voti cioè tra scale ad intervalli e scale ordinali. Basterà che l’allievo che avrà avuto “sei e mezzo”, che avrebbe il “valore” di 6,50, formuli la semplice domanda: “prof ma che differenza c’era tra la interrogazione mia e quella del mio compagno a cui ha dato 6,85?” per offrire al prof la magnifica chance di esibirsi in inutili e ridicole chiacchiere misurative con base argomentativa ZERO. Altro che educazione alla cittadinanza. Qua c’è l’esatta riproduzione del dialogo tra istituzioni-latinorum e cittadini in cui l’istituzione produce aria fritta e il suddito dice signorsì. A stringere leopardianamente il core non è la pagliacciata valutativa di Argo, ma l’incredibile persistente attitudine dei docenti, che Argo raccoglie come un docile cagnolino (nomen omen) a maneggiare questi numeri come fossero etichette oggettive facendo addirittura divisioni aritmetiche per le quali noi non siamo Sapiens ma ancora Neanderthal, che fa media tra Scimmia e Sapiens. Alla faccia delle competenze contenute in tutte le programmazioni che nessuno legge. Che avrebbero uno statuto evolutivo, dicono. Darwin si rivolta nella tomba e a noi, che ancora siamo in servizio, tocca ancora questo desolante spettacolo.

Né controllati né controllori?

Ho molto rispetto per il difficile lavoro dei dirigenti scolastici, e davvero mi onoro dell’amicizia di tanti di loro. Però a quel che leggo in questi giorni c’è qualcosa che sul piano logico mi sfugge. Credo non occorra una laurea in Legge per capire che non può esistere norma senza che la sua trasgressione venga sanzionata. Lo ha ben ricordato Giannelli dell’ANP (a proposito: è un ottimo dirigente, ma quando i media lo definiscono “il capo dei presidi” occorre ricordare che il capo dei presidi è la Repubblica italiana). Eppure si discute animatamente nel mondo della scuola sulle multe che i dirigenti scolastici subirebbero nel caso in cui venisse trasgredita la norma relativa all’obbligo di green pass per il personale scolastico. Leggo di proteste vibranti. Leggo dei soliti carichi sulle spalle dei presidi, leggo di qualcuno che riterrebbe incongruo sanzionare i docenti privi di green pass perché la scuola è “una istituzione culturale” (Lo Scrudato).

Qualcosa, lo ripeto, mi sfugge. Primo: i dirigenti scolastici, come tutti i preposti del pubblico impiego, non sono mai soggetti a sanzioni? Con tutta evidenza lo sono. Secondo: in una istituzione scolastica il controllo delle regole a chi compete? Se crolla un tetto o se un estraneo si introduce in una classe o ancora se si propaga un’epidemia a scuola o scoppia una caldaia, il dirigente si gira dall’altra parte? Che fa il magistrato che indaga? Si rivolge ad un applicato di segreteria? Con tutta evidenza no. Terzo: l’obbligo di green pass per il personale scolastico lo ha stabilito un qualsiasi cittadino oppure è una norma pubblica? Con tutta evidenza è una norma pubblica.

Ora, posto che è perfettamente legittimo criticare una norma, mi chiederei: se quello è un obbligo e il dipendente lo evade, cosa dovrebbe fare il dirigente? Organizzare un convegno, visto che trattasi di “istituzione culturale”? Dare una pacca sulle spalle al dipendente birichino rimproverandogli la monelleria? Come per ogni altra trasgressione, con tutta evidenza dovrà intervenire sanzionando. Oppure vuole riservarsi la discrezionalità del sanzionare? Non mi parrebbe una bella notizia, tale discrezionalità. Soprattutto per il personale scolastico tutto, e per qualsiasi genere di comportamento, che a questo punto potrebbe contare sulla suprema Discrezionalità del feudatario. Credo che i dirigenti scolastici mai e poi mai vorrebbero questo.

Qui non si discute del merito di quella norma, ovvero dell’obbligo del green pass, che – detto per inciso – mi trova largamente favorevole per qualsiasi cittadino italiano in qualsiasi situazione ci sia rischio per la salute pubblica. Qui si discute della sanzione prevista per i dirigenti che non sanzionano. Mi chiedo cosa accadrebbe qualora venissero ascoltate le proteste dei dirigenti. Provo a individuare uno scenario.

Il prof Muraglia è un no vax ideologico e si presenta a scuola fieramente senza green pass. Il dirigente scolastico viene informato da chi ha il compito di controllare. Consapevole di non potere incorrere in alcuna sanzione, il dirigente decide liberamente sul da farsi. Poniamo che decida di non fare alcunché. Il prof Muraglia si reca in classe e crea rischio per la salute pubblica. Il rischio si concretizza. Contagi. Ricoveri. Decessi. A scuola si sparge la voce che il prof Muraglia è stato lasciato libero di circolare per la scuola. Finisce qui la bella storia. Nessuno paga pegno.

A questo punto, se così si configurassero le cose, sorgerebbero spontanee almeno quattro domande:

  1. Perché è stato detto dagli organismi scientifici istituzionalmente deputati a dirlo che il rimedio alla pandemia sarebbe stata la vaccinazione?
  2. Perché molti milioni di persone (quorum ego) si sono vaccinate, assumendo anche qualche rischio?
  3. Perché il governo istituzionalmente legittimato ha emanato una norma che prevede l’obbligo di green pass per il personale scolastico?
  4. Perché tutti si riempiono la bocca sul ritorno in presenza?

La cialtroneria dei distinguo

Discriminati e vessati. Equiparateci a tutti gli altri. Perché noi senza stipendio e gli altri no? Buuuu…si arrabbiano perché il terreno frana. I docenti no vax vogliono che si colpiscano anche gli altri lavoratori no vax. Cioè: se io imbratto i muri di casa papà ha il diritto di punirmi solo se punisce anche i miei fratelli. Bene. Papà punisce tutti. E ci sta. Fosse per me, obbligo vaccinale per tutti senza se e senza ma. Ma…. in attesa che papà punisca auspicabilmente tutti, che sse fa? Si continua a cialtroneggiare? A scrivere petizioni? A blaterare balle? Proposta per la cialtroneria intellettuale sicula: fuori dalle classi, stipendio mantenuto ed un giro quotidiano nelle terapie intensive degli ospedali di Palermo. Un bagno di realtà. E, forse, di umanità.

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