Archivi categoria: Educazione e scuola

Un libro che chi insegna deve avere

La democrazia non si insegna, come nessun valore importante può essere trasmesso come fosse un compito di studio. I nostri valori fondamentali si devono testimoniare e far “respirare”, grazie ai luoghi pubblici civili che sappiamo allestire. La scuola è il primo luogo istituzionale che i bambini e le bambine incontrano che deve avere questa caratteristica (Bagni)

La scuola deve reagire alla fretta, alla rapidità; imporsi la lentezza della riflessione, prendersi per mano e non spingere (Buondonno)

Un libro che serve per….

riaccendere il desiderio di insegnare

collocare il fare scuola dentro cornici serie e profonde, non retoriche, non demagogiche, non politicamente ruffiane

ritrovarsi in presenza, stare insieme, discutere con qualità

Dimostriamo che qualità non è sinonimo di nicchia. Mercoledì 23 ai Cantieri Culturali della Zisa a Palermo.

“Non sarà un esame di serie B”

Circola questo proclama del nostro Ministro in questi giorni, non nuovo per la verità. Sempre i ministri hanno proclamato la serietà degli esami, ma nel contesto attuale – come già lo scorso anno – l’enfasi prodotta sembra ancora più incisiva. Una lettura impertinente però mi induce un interrogativo decisivo: come sarebbe un esame di serie B? Meglio: da cosa si evincerebbe che si stia giocando in serie B? E ancora: come potrebbe il Ministro determinare che tutti giochino in serie A? Manderebbe ispettori? Ispettori che si inserirebbero tra una domanda e l’altra del colloquio? Per renderlo più impegnativo? Oppure che tirerebbero le orecchie ad eventuali presidenti compiacenti? E ancora: la serietà di un esame da dove si vedrebbe? Dalla qualità dell’interlocuzione con gli studenti (processo)? Oppure dal punteggio finale (esito)? Come farà il Ministro a giudicare che si è trattato di un esame di serie A?

Non si sfugge mai alla sensazione che gran parte di queste dichiarazioni pubbliche abbiano più valore simbolico-mediatico che sostanziale. E che quindi l’analisi del loro contenuto debba muoversi, piuttosto che sul terreno della loro applicabilità, sul terreno dell’implicito emotivo che sottendono.

In Italia da tempo si dibatte sul senso del valore legale del titolo di studio. A questo dibattito, sempre da tempo, si affianca la riflessione sul nesso tra il contenuto dei nostri diplomi e le competenze effettivamente necessarie nei contesti lavorativi. L’elevatissima percentuale di promossi, ogni anno, fa storcere il muso peraltro a tutti i fautori della meritocrazia che vedono nell’esame ormai ex-maturità una pantomima senza alcuna attendibilità. Insomma, anche se si continua a dire che si tratta di una prova importante per i ragazzi, quasi una iniziazione alla vita post-scolastica, sono pochi disposti a riconoscere che in fondo la probabilità di esser bocciati a questo esame è molto remota.

È in questa cornice che probabilmente si inserisce il proclama ministeriale. Qui si fa sul serio, non si fanno esami di serie B. Nessuno pensi che l’esortazione ministeriale a essere comprensivi e la predisposizione di un esame con una sola prova orale significhi che il ministero voglia fare una sanatoria! Sarà un esame di serie A, dunque, è il messaggio. Che qui a questo punto riformulo:  siate comprensivi ma non siatelo troppo. Comprendete che i ragazzi hanno vissuto un’annata complicata, ma non esagerate in questa comprensione.

In soldoni: quando il nostro alunno si accomoderà per sostenere la prova quale sarà il nostro atteggiamento? Empatico? Sì ma senza esagerare. Esigente? Sì, ma senza esagerare. E se sbaglierà le risposte? Tentare ancora? Sì, ma senza esagerare. E il voto finale? I bonus? Le lodi? Tutto senza esagerare né nel bene né nel male. Perché non può essere un esame di serie B, ma neppure la Champions. Dev’essere un esame di serie A, ma di media classifica. Non possiamo pretendere che giochino Inter o Milan, ma magari Sassuolo e Verona. Che navigano in acque tranquille e non rischiano di retrocedere in serie B.

“Sono stato rimandato in Educazione Civica”

“Nel caso in cui il voto di profitto dell’insegnamento trasversale di Educazione civica sia inferiore ai sei decimi, opera, in analogia alle altre discipline, l’istituto della sospensione del giudizio di cui all’articolo 4, comma 6 del d.P.R. n. 122 del 2009. L’accertamento del recupero delle carenze formative relativo all’Educazione civica è affidato, collegialmente, a tutti i docenti che hanno impartito l’insegnamento nella classe, secondo il progetto d’istituto.” (Nota MIUR 6.5.2021)

Non ha avuto insufficienze tranne in Educazione Civica. E come fu? Fu che la professoressa di Discipline giuridiche ed economiche della 2G ha ricevuto dai suoi colleghi le valutazioni del rendimento di Fabio nei coriandoli di Educazione Civica ricavati all’interno delle varie materie. Su dieci insegnanti sette hanno valutato insufficiente il rendimento di Fabio, mentre tre lo hanno valutato positivamente. La collega non poteva fare altro che mettere a Fabio un voto insufficiente ed il Consiglio di classe, pur a fronte di valutazioni buone in tutte le materie, comprese le sette di cui sopra (sic!), ha rimandato a settembre il buon Fabio.

Che ha avuto due mesi di tempo per imparare i diritti umani, i diritti del web e i diritti dell’ambiente, che probabilmente aveva mostrato di non sapere. Insomma, per colmare le “carenze formative”. Ci pensate? Carenze formative. A settembre si riunisce il consiglio dei Dieci davanti a Fabio per chiedergli conto dell’ambiente, della legalità e del cyberbullismo. Fabio questa volta ha studiato e risponde esattamente alle domande. Il Consiglio di Classe lo decreta buon cittadino e lo promuove alla classe successiva. Se avesse fatto scena muta, ope legis avrebbe ripetuto il secondo anno delle superiori. Lo avrebbe ripetuto pur avendo raggiunto gli obiettivi di tutte le materie. Lo avrebbe ripetuto perché è stato insufficiente in Educazione Civica sia a giugno che a settembre. L’Educazione Civica non la sa. Le materie le sa. Bocciato.

Caro Ministro Bianchi,

questo scenario la persuade? Le pare plausibile? Le hanno fatto leggere la nota di Versari in quel punto? Lei mi pare che abbia parlato una volta della scuola affettuosa. Ma come non le è venuto in mente di parlare anche della scuola intelligente? La vicenda di Fabio le pare intelligente? Formativa? Se lei avesse presieduto lo scrutinio che ha rimandato Fabio cosa avrebbe detto? Avrebbe taciuto? Oppure avrebbe detto la celebre frase di Totò: “ma facciatemi il piacere!”. Ci faccia sognare, Ministro. Ci faccia sperare che abbia detto come Totò…..

Amico e maestro

Tanti scriveranno biografie professionali di Giancarlo Cerini che non c’è più. Questo blog farà tutt’altro. Lascerà la traccia di un rapporto antico, che data dalla metà degli anni Novanta. Quando ci incontrammo a Roma nella sede del CIDI nazionale, casa sua e casa mia.

Quando uno decide di credere in te. Tu sei un insegnante che a 35 anni deve imparare tutto e lui scrive pagine di storia della scuola italiana. Un gigante. Amante dei bambini, studioso dei bambini. L’ispettore ministeriale dei bambini. Ci sono tanti modi di credere in te. Ci sono quelli che credono (dicono di credere) in te e non rischiano di metterti in gioco. E ci sono quelli come Giancarlo Cerini, che ti buttano avanti, ti propongono di parlare e di scrivere, ti sponsorizzano, ti fanno volare ben oltre quello che tu pensi di te stesso. Ti insegnano senza insegnarti. Tu lo guardavi e imparavi. E ti contagiava il virus della scrittura perché lui era grafomane ed io volevo essere come lui e mai diventerò come lui ovviamente, ma ogni giorno oggi penso di scrivere qualcosa. Scripta manent. Alcuni di noi ci credono.

E poi a tavola. Quanta tavola insieme, in Romagna e in Sicilia, ma anche a Roma e in tante altre città italiane. Un buongustaio, un amante del buon cibo e del buon vino. E quanti convegni e seminari. Un fanciullo. Se metteva mano a un documento già era contento prima che venisse pubblicato. Mai cinico, sempre pieno di speranza e ottimismo. Mai disfattista, mai giacobino. Sempre a mediare e conciliare gli opposti in vista di un’armonia superiore. Sempre a costruire, con qualsiasi ministro. Anche con quelli che lo mettevano da parte. Ma lui lavorava per le istituzioni. Un giorno Frabboni disse pubblicamente che lui era uno dei sette cavalieri della pedagogia del Novecento. Era il 2002 eravamo a Cesena. Io c’ero. Giancarlo lo guardò commosso come uno scolaretto.

Ricordo i suoi appunti. Strepitosi. Una giungla di frecce freccette parole piccolissime scritte in tanti colori. Assorbiva come una spugna. Stava seduto ai convegni e appuntava freneticamente tutto, perché era incessantemente allo studio, e mentre ascoltava una relazione aveva già in mente un articolo e nel frattempo pensava ad altre quattro persone per altri quattro articoli. Una macchina implacabile di studio e ricerca. Di progetti. Coinvolgeva tanti a pensare, progettare, scrivere, pubblicare. Lascia una mole imponente di strumenti utili per pensare e fare la scuola.

E infine a casa mia. Stanco al termine delle sue escursioni tra le scuole sicule si rifugiava davanti ad un piatto di spaghetti e un bicchiere di vino a casa. E sentivo che stava bene. Non c’erano obblighi di forma.

Perse la figlia più di dieci anni fa, la sua unica figlia, Beatrice, che aveva 35 anni. Fu una prova durissima, che affrontò con coraggio e determinazione. Ma durissima.

Questo post non può essere chilometrico, benché i ricordi potrebbero renderlo tale. 25 anni di amicizia e di collaborazione che si interrompono bruscamente, qualche giorno dopo i suoi 71 anni. Fino all’ultimo scriveva e pubblicava. Fino alla resa. Nel mio pc qualche ipotesi di lavoro, qualche brandello di testo dal titolo “Per Giancarlo”.

Qui di seguito alcune foto ricordo…

Il lockdown generò un libro

Questo libro è uscito in questi giorni grazie al sostegno dell’editore Di Girolamo e dell’amico Augusto Cavadi. Stare chiusi in casa almeno è servito a questo. Laura Mollica e chi qui scrive hanno messo la Commedia di Dante al centro di un dialogo. Con la Storia dell’arte, con la saggistica contemporanea, con la musica leggera. Testo di Dante, spiegazione, commento ed una navigazione tra linguaggi ed epoche. Senza perdere mai lo sguardo sull’oggi. L’hanno fatto due insegnanti col deliberato scopo di non essere né pedanti né eruditi. Perché Dante, pur non banalizzato, possa stare con i non specialisti e possa stare nelle aule scolastiche in modo da fare riflettere e discutere. Se volete vederlo, sfogliarlo un po’ capire com’è fatto e…. essere calorosamente invitati a sostenerlo, vi invito a perdere qualche minuto davanti al video che segue.

Dantedì 2021 domani: uno spunto per la scuola

Rileggere e ripensare l’inizio del viaggio dantesco mi è parso il miglior modo per celebrare il secondo Dantedì pandemico. Grazie all’ospitalità del Comune e della Biblioteca comunale di Castelbuono è stato possibile tornare a fissare l’attenzione su un dramma antico e sempre attuale. Il dramma della selva oscura. Introduzione al canto di taglio esistenziale e lettura del canto in questo video. Chi lo ritenesse può utilizzarlo domani in classe.

Buona visione.

Un po’ di sapienza a viale Trastevere?

Già nei tempi azzoliniani, da cui siamo stati miracolosamente liberati, avevo avuto modo di dire qualcosa sul famigerato tempo “perduto” con la didattica a distanza. A quelle riflessioni rimando.

Stamattina compare una risposta del neoministro Bianchi ad una precisa domanda di Zunino su Repubblica. Come farà recuperare il tempo (pseudo)perduto? Leggete la risposta e forse, con me, ne trarrete la speranza di aver finalmente trovato, per viale Trastevere, un inquilino sapiente.

Il neoministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi

Ci si può sempre sbagliare ovviamente. E illudere. Ma fanno ben sperare in primis l’età, perché si sa che avere 69 anni non è la stessa cosa che averne 39. Si è certamente meno rampanti e più ponderati. Poi la competenza, perché si suppone, e non solo per l’età, che il neoministro abbia letto e studiato di più. D’altra parte la cialtroneria dell’incompetenza al potere che ci ammorba da più di un decennio mi pare che vada verso l’estinzione. Infine, la cornice. Stare in un contesto in cui quel che conta (si spera) è la sostanza è diverso che stare tra gli inseguitori di consensi social. Poi dal neoministro si ascoltano anche osservazioni che potrebbero rinviare ad aspetti di tecnocrazia quantitativa della scuola verso i quali questo blog ha mostrato la massima allergia. Ma resta pur sempre un economista e un accademico, e l’attesa di un vero esperto di cose educative e didattiche a viale Trastevere deve continuare. Si attende dai tempi di Tullio De Mauro, accademico anomalo e mai abbastanza rimpianto.

Boccate di ossigeno

Merita di essere letto questo intervento di Cesare Moreno apparso sul Corriere di Mezzogiorno. Capace di andare all’essenziale.

Un intervento di Cesare Moreno

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