Archivi categoria: Cultura e società

Educativo chiama politico

LA REPUBBLICA EDIZIONE DI PALERMO – 16 OTTOBRE 2018

QUEL PRESIDE FA POLITICA.

DUNQUE VA DIFESO

FATTI E REAZIONI SUGLI EVENTI RECENTI
DELL'”ANTONIO UGO”
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Vignetta di Laura Mollica

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Prove tecniche di dialogo

Denunciata più volte negli ultimi tempi la stucchevolezza del dibattito attorno alla presunta alternativa tra didattica per conoscenze e didattica per competenze nell’insegnamento, ho smosso l’interesse di coloro che verso la didattica per competenze hanno nutrito sempre qualche sospetto legittimo e qualcun altro frutto di stereotipi.

Merita attenzione questa riflessione dell’amico e collega Luciano Sesta, docente di filosofia, che ha voluto affrontare la questione dal suo punto di vista.

Sesta é un appassionato sostenitore della dimensione conoscitiva dello studio, a cui attribuisce naturaliter una funzione formativa. Se un sapere ha sapore, in altri termini, é già performante, senza didattiche giustapposte. C’è verità in quel che dice, ma c’è anche rischio. C’è verità, se chi maneggia il sapere non é un burocrate della materia ma un formatore. C’è rischio se dietro l’elogio del sapere dovesse annidarsi l’impiegato del programma svolto. Tra verità e rischio, però, Sesta é capace di aprire orizzonti importanti alla riflessione sul significato che assume il sapere della scuola a contatto con gli studenti. Egli ha ben compreso che il sottoscritto non é un cultore delle competenze in senso tecnicistico, ma in senso culturale. Ha anche compreso che la discussione su conoscenze e competenze rischia la sterilità se resta al di fuori delle aule. Cominciamo a riempire le aule dei professori e i collegi dei docenti di questioni cruciali da affrontare laicamente senza appelli-contro o manifesti-per.

Vignetta di Laura Mollica

Le parole di un (vero) maestro

Franco Lorenzoni ha inviato una lettera aperta agli insegnanti.

Da mettere sul comodino.

Populista

Ultimamente mi è stato rivolto questo appellativo in virtù dei miei interventi pubblici (orali o scritti) sulla scuola. Fino all’ultimo contributo pubblicato da Repubblica, che ha creato un certo dibattito sul compito della scuola in ordine all’emergenza educativa che viviamo (curiosamente una di queste è proprio il populismo).

Ho molto riflettuto su quest’appellativo che mi viene rivolto e riflettendo ho capito perché la sinistra ha toccato il fondo. E questa comprensione muove da una certa concezione del consenso. Una certa sinistra fa molta fatica ad esprimere unanimemente il consenso ad una posizione. Per un paio di decenni ho fatto parte di consessi in cui si era capaci di dibattere per ore solo perché nessuno era capace di dire “sono totalmente d’accordo con…”. Ricordo sedute interminabili di lavoro sulla politica scolastica in cui a quindici persone corrispondevano quindici posizioni diverse. In realtà ciascuna posizione divergeva dall’altra solo in un paio di sfumature. Ma era fondamentale dire esattamente la stessa cosa per venti minuti premettendo però che non si è d’accordo. In realtà non si era in disaccordo sulla cosa, ma sul fatto che la dicesse quello lì.  Quindi quindici teste, quindici posizioni. La Sinistra.

Se c’è troppo consenso verso una posizione si rischia la dittatura. E questo alla sinistra non piace. Ma se sul fronte politico opposto (opposto?), come si può vedere, del consenso più o meno unanime si fa un punto di forza, a sinistra si vive la sindrome opposta, come ben comprendeva Renzi quando cominciò ad atteggiarsi alla Berlusconi. Anche se bisogna riconoscere che lui aveva esagerato nel copiare gli avversari. Dopo il renzismo, oggi, andare ad un congresso del PD permette di comprendere cosa vuol dire polverizzarsi per evitare a tutti i costi l’unanimità. Dal renzismo all’atomismo.

Dunque, occhio al consenso generalizzato. E attenzione a dire: “sono totalmente d’accordo”. E attenzione a quelli che lo dicono. Saranno certamente plagiati dal populista. E’ subito sospetto, il consenso, e necessita di distinguo. Ovviamente molto sostanziali. Così avviene anche nel mondo della scuola, che al suo interno riproduce i vizi della sinistra soprattutto nelle sue entità organizzate (dove ci sono i presidenti i dirigenti e i coordinatori), che dibattono all’infinito per approfondire i problemi. Giustamente. Per stare però poi col cerino in mano con tutti i distinguo e nessuna possibilità di muovere le persone attorno a due-tre idee forti comunicate brevemente e con intensità. E giustamente vince il sindacato che il consenso se lo becca subito con le sue questioni di money. Alla faccia del dibattito culturale.

Ora, se spunta qualcuno che tenta una comunicazione di altro segno, con tutta evidenza è populista. Perché scimmiotta gli avversari politici. A questo punto la sinistra organizzata, anche nella scuola, finisce per avere almeno due ordini di avversari: quelli istituzionali e poi quelli interni che riescono a dire e a fare qualcosa che muove la cosiddetta scuola militante. Se essere populisti vuol dire tentare questa mobilitazione dei pensieri, io – che non mi faccio mai scrupolo di dire “sono totalmente d’accordo” purché si vada avanti – mi autoannovero tra questi con buona pace delle signore e dei signori – ecco, stavolta lo dico io – radical chic perennemente riuniti a ritagliarsi ciascuno la propria nicchia irriducibile a quella di chi siede accanto.

Vignetta di Laura Mollica

Lettera aperta su Repubblica ai dirigenti scolastici siciliani

Con quello che abbiamo davanti possiamo ancora tutti recitare le solite liturgie burocratiche come nulla fosse? Possiamo tollerare la totale ignoranza politica dei nostri allievi? E la radiazione totale della contemporaneità dalle aule dei diciottenni? Un appello in dieci punti ai dirigenti scolastici siciliani e anche a chi sta nei piani alti della scuola sicula.

Scarica l’intervento pubblicato ieri da Repubblica Palermo. Se non visualizzi bene (ma scaricandolo sul proprio pc sarebbe ok) scarica in questo formato.

Vignetta di Laura Mollica

L’umiltà di voler capire

I giornalisti quando parlano di scuola tendono a semplificare perché devono accattivarsi l’opinione pubblica.

Ma non é sempre così. Questo libro di Giovanni Floris lo dimostra.

Lettura agile piena di intelligenza e dell’umiltà necessaria a capire un mondo complesso come quello della scuola: Floris ha percorso l’Italia per un anno parlando con insegnanti, dirigenti, studenti e genitori.

Solo un esempio: “Il messaggio da far passare non é solo che studiare ti aiuta a trovare più facilmente lavoro ed essere pagato di più. E’ che studiare ti aiuta, in generale. Che ti fa bene, che rende la tua vita migliore. Nessuna scuola, sono convinto, nemmeno quella tecnica, deve servire solo a orientarti verso una “professionalità”. Se a un certo punto ti aiuta a trovare la strada che fa per te é un bene, ma il suo compito di base é proprio l’opposto. Quello di metterti davanti la vertiginosa infinità delle strade possibili, che la famiglia d’origine magari non é in grado di mostrarti” (p.109).

Quanto basta per portarlo nella sacca da mare.

La contemporaneità oscura

Questo articolo della politologa Sofia Ventura ricostruisce le vicende della politica italiana dell’ultimo quarto di secolo. Lo fa utilizzando alcune parole quali “populismo”, “antipolitica”, “rottamazione”, “corruzione” che  costituiscono l’ossatura di un discorso sulla contemporaneità politica. I documenti sulla scuola risuonano pomposamente di altre parole quali “cittadinanza”, “Costituzione”, “partecipazione”, “identità”. Leggendo questo articolo moltissimi insegnanti, da me stimolati, mi hanno confidato il loro scetticismo non tanto sulla possibilità che la nostra storia più recente possa essere oggetto di discussione in classe, quanto sulla possibilità che la stessa storia sia addirittura conosciuta dai docenti delle nostre scuole.

E in realtà il sospetto é forte, a giudicare dalla chiacchiera frivola che spesso é dato ascoltare nelle sale professori e dalle competenze dei nostri ragazzi sull’ultimo quarto di secolo della nostra storia.

I nostri esami di Stato si attorcigliano tra fascismi, nazismi e guerre mondiali. Al più discutono di guerra fredda. Il resto é oscuro. E ogni generazione di insegnanti continua a sottrarre alla generazione di alunni che le tocca le vicende che essa stessa o non comprende o non ha vissuto. Alla faccia della cittadinanza.

JE SUIS AQUARIUS

 

 

 

NON SI FA DEMAGOGIA SULLA PELLE DELLE PERSONE

PORTO DI PALERMO STASERA ORE 21