Archivi categoria: Cultura e società

Taglio di qua, taglio di là……

Il doppio infortunio giornalistico del giornalista di Repubblica Corrado Zunino – che prima ha confuso card docenti ministeriale generalizzata di 500 euro e bonus premiale d’Istituto discrezionale e poi ha clamorosamente dichiarato che l’errore non inficiava il contenuto dell’articolo  – mi permette di lasciare tracce su questo blog a due livelli.

Primo. La narrazione mediatica. E’ proprio vero, capire il funzionamento della scuola da parte di chi non sta dentro è molto complicato e richiede tanta umiltà. La scuola in Italia vanta il discredito dell’opinione pubblica, il finto interesse dei politici e la sostanziale incompetenza dei media. Debolezza totale, cui né sindacati né associazioni hanno la forza di porre rimedio. Il qualunquismo impiegatizio di parte degli insegnanti – che per definizione non leggono normativa ma quando va bene soltanto fonti seconde o terze – e l’autoritarismo gaglioffo di parte dei dirigenti fanno il resto. Il tutto condito dalla prosopopea di molti cultori del sistema (quale?) dislocati negli Uffici Scolastici Regionali con le stelle al petto.

Secondo. Il neoministro ha dichiarato di voler tagliare qualcosa ma dagli interventi di Zunino non si capisce. Occorrono altre fonti. Credo che si riferisse al bonus premiale che tante polemiche ha generato ma che – va spiegato al giornalista – con smartphone ed elettrodomestici non c’entra niente perché questi potevano attenere semmai a un discorso sulla card, ed in modo peraltro abusivo. Ma anche se si fosse riferito – il Ministro – ad entrambe le misure e se davvero riuscisse a trovare i soldi per incrementare le buste paga dei docenti avrebbe tutto il mio plauso. Sul bonus premiale e la sua insensatezza mi sono espresso in tante altre sedi e non è il caso qui di riproporre la valutazione di ogni discorso sul merito gestito in questa forma. Invece un semplice calcolo aritmetico porterebbe a ritenere che un aumento stipendiale mensile, poniamo, di 100 euro lordi, a parte i benefici pensionistici, procurerebbe ad ogni insegnante, in cifra netta, circa 700 euro annui, ovvero 200 euro in più della card. Quest’ultima, infatti, fin dall’origine, con il suo odioso cuginetto bonus, aveva il sapore del contentino volto a compensare la paralisi contrattuale. Si rimetta mano ai contratti e si mettano in soffitta le misure demagogiche di memoria renziana.

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I dati Invalsi e i loro Esegeti

I risultati degli studenti italiani pubblicati da Invalsi hanno avviato la solita stanca liturgia. Pubblicazione degli esiti, cancan sui media, riflettori spenti. Politiche scolastiche come prima e peggio di prima. Uccidere il malato e poi certificarne il decesso. Con conseguenti vesti stracciate dei commentatori.

Il quotidiano La Repubblica da diversi giorni ospita autorevoli contributi che probabilmente pochi leggono, ma che rivelano magnificamente il polso della scuola che hanno le nostre cosiddette élites.

Per non tediare i lettori di questo blog può valer la pena passare in rassegna solo qualche stralcio da alcuni di questi commenti, perché ho la sensazione che sul mondo della scuola dicano di più i commenti ai dati Invalsi che gli stessi dati Invalsi la cui pretesa valutativa é certamente più mite. Prenderò in considerazione alcuni spunti prodotti da Antonio Pennacchi (scrittore), Silvia Ronchey (filologa classica), Eraldo Affinati (scrittore con qualche esperienza di insegnamento) e Massimo Recalcati (psicoanalista e, da quel versante, noto tuttologo). Ricordo che il punto di partenza di queste dottissime dissertazioni, che arrivano fino ai massimi sistemi della cultura, sono i risultati delle prove Invalsi. La lettura mediatica è stata: “I nuovi analfabeti”. Leggi il resto di questa voce

Realisti per il re

Sono arrivate le risposte. A quanto si legge su Repubblica di Palermo di domenica 9 giugno, che ha potuto accedere alla mail inviata a suo tempo dal MIUR all’Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia, l’invito a “verificare” il comportamento della prof. Dell’Aria è arrivato da Roma.

Il cerchio dunque si chiude, e di parole per commentare ormai ne restano poche. Avevamo immaginato i più realisti del re, poi abbiamo pensato a realisti senza re, ma oggi dobbiamo convertirci ai realisti per il re. Di realisti in dialettica col re (o addirittura, utopia, in disaccordo col re) non pare che dalle nostre parti se ne possa parlare. Forse ancora per chissà quanto tempo…..

I legali della collega tornano alla carica, a quanto si sente. La presunta conciliazione infatti sta per dissolversi nelle aule dei tribunali del lavoro. E quindi la telenovela continua.

A questo punto, lasciando per strada le metafore monarchiche, restano tristemente in piedi ulteriori interrogativi. Perché la mano destra del MIUR ha chiesto un’ispezione e la mano sinistra si è dissociata dal provvedimento di sospensione? Possibile che la mano destra volesse limitarsi a dire: “Attenti a quel che fate” e nulla più, mentre la mano sinistra abbia voluto affermare: “Dai ….però bastava l’avviso!”?

Ma cosa rimane di tutto questo? La negazione della libertà di insegnamento? Non credo. Parola grossa. Rimane forse l’opportunità (triste) dell’accortezza professionale. Dappertutto nelle classi si ragiona, si critica, si dibatte. Dovessero comparire le telecamere, tutto diventerà tristemente finto. In caso contrario, come è più probabile, si peseranno le parole (e già si vede), si sarà più diplomatici (e già si vede), ci si guarderà le spalle (e già si vede) e si cercherà di essere molto empatici con il dirigente scolastico (e già si vedeva da prima). E anche questo blog imparerà dignitosamente (e già si vede) l’arte comunicativa di tempi lontani……

In un modo o in un altro, non saranno (e già si vede) tempi allegri.

Fare gli insegnanti in Sicilia

Questo articolo di Concita Di Gregorio, che leggete sotto, mi mette addosso profonda tristezza per essere un insegnante di questa regione, dove può accadere quello che é accaduto. Vorrei che riflettessimo tutti noi, insegnanti siciliani, su quello che é successo e su quello che può succedere ancora se le istituzioni scolastiche locali – piuttosto che alzare lo sbarramento a nostra difesa – ci osservano con lo sguardo col quale é stata osservata la collega Dell’Aria. Invito soprattutto gli amici di tutti i sindacati e di tutte le associazioni (dei dirigenti, dei docenti, delle famiglie, degli studenti) ad essere davvero capaci di neutralizzare questa inquietante possibilità inquisitiva. Ma anche le colleghe e i colleghi che hanno una qualche parte ai piani alti della scuola siciliana – ex docenti ed ex dirigenti – e che trascorrono le giornate ad occuparsi del mitico Sistema, di ricordarsi del tempo in cui anche loro hanno vissuto la trincea dei banchi di scuola ed il profumo della libertà. Il vero Sistema é il sistema della libertà e della democrazia. Tutto il resto, senza democrazia e libertà, diventa banale chiacchiera tecnocratica che serve soltanto a giustificare l’esistenza degli Apparati misurativi e valutativi. Alzino la testa anche loro, e si uniscano a tutti noi, se lo ritengono opportuno. Pagando i prezzi che serve pagare e che, dato il clima, é verosimile che si paghino, in questo momento così buio per tutti.

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LA REPUBBLICA 18.5.2019

E allora sospendeteci tutti

di Concita De Gregorio

Allora sospendeteci tutti. Così mi scrivono decine di insegnanti, oggi – le tanto dileggiate «insegnanti democratiche» che per due soldi mandano avanti la scuola, fronteggiano la povertà del tempo, educano i nostri figli, spesso prese a botte dai figli medesimi o dai loro genitori e che in definitiva sono l’unica risorsa su cui un Paese che abbia a cuore se stesso dovrebbe investire. Se non possiamo insegnare la storia, dicono, se quando lo facciamo – fuori dai nuovi modernissimi e lungimiranti programmi ministeriali – corriamo il rischio, effettivamente lo corriamo, che i ragazzi la imparino e che poi addirittura la mettano in relazione con la loro vita, con le notizie del giorno che arrivano sui loro schermi, e che addirittura si azzardino a confrontare, a ragionare, a dire: guarda, questo somiglia a quello.

Ecco: se avete sospeso Rosa Maria Dell’Aria, 63 anni, insegnante di italiano da quaranta – trenta dei quali spesi all’istituto tecnico Vittorio Emanuele Terzo di Palermo – allora sospendeteci tutti.

Mandate la Digos in tutte le scuole, come avete fatto a Palermo. Controllate i registri, fatevi mostrare i compiti in classe. E se trovate un tema che accosti il passato al presente esponetelo alla pubblica gogna, individuate l’insegnante che ha «omesso il controllo» sulle intelligenze e impeditegli di tornare in classe, tagliategli lo stipendio.

Anzi, si augura la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, bisogna che costui sia «cacciato con ignominia e interdetto a vita dall’insegnamento. Ho già avvisato chi di dovere». Attenzione alle parole. Cacciare con ignominia, modalità umiliante del cacciare, e interdizione a vita, ergastolo. Chi di dovere (cioè chi?) è pronto all’azione – sorride la sottosegretaria leghista come sorrideva quando disse, 2 luglio 2018, a un mese dall’insediamento al ministero: «Non leggo un libro da tre anni». Così si fa, se vuoi governare il Paese. In specie se governi la Cultura.

È la più buia e sinistra delle “notizie del giorno”, questa che vede un ufficio scolastico provinciale intervenire con un’istruttoria in una scuola – interrogatori, verbali – e punire la docente i cui studenti hanno realizzato un lavoro che mette in relazione le leggi razziali del ’38 con il decreto sicurezza del 2019. Rastrellamenti, deportazioni, sgomberi.

Allora come oggi. Le quote di ebrei in fuga da accogliere (conferenza di Evian del ’38) e le quote di migranti da “assorbire” (Vertice di Innsbruck del 2018). Che altro deve fare la scuola, o d’ora in avanti lo indica la Digos?

Sono quotidiani gli alert su Fb – i balconi, gli stand, gli striscioni alle finestre –gli elefanti rosa che ogni giorno invadono il dibattito pubblico al quale, come in una leva obbligatoria, siamo tutti costretti a prendere parte pena l’accusa di omertà, reticenza, il sospetto di connivenza silenziosa con l’uno o con l’altro. Vota, metti like, scrivi un post. Forme di distrazione di massa, certo. Quel che davvero conta accade dove non si vede, è vero. Chi governa, specie se non governa, ti vuole impegnato altrove. L’indignazione permanente si scarica d’effetto, diventa un rumore di fondo: bene così. Però attenzione, ci sono momenti in cui il sistema di propaganda sbaglia mira e il giocattolo del giorno rivela la sostanza. La scuola ad esempio. Le mani sulla scuola. A poter studiare ancora la storia ci sarebbero precedenti da ricordare. Il giuramento dei maestri elementari del ’29. Quello richiesto ai professori universitari, nel ’31. Chi non giura sia radiato a vita, cacciato con ignominia. Vale la pena guardarla negli occhi e ascoltarla, la professoressa Rosa Maria dall’Aria. Andrà in pensione l’anno prossimo. Dice: «Ho dedicato tutta la vita alla scuola. Sono amareggiata, ferita. È come se il mio lavoro non fosse un lavoro». Non è solo cosa dice, è come lo dice. Le mani giunte, l’umiliazione. Ma come si è arrivati a questo?

Un tweet. Tutto nasce dal tweet di un’attivista di destra (si definisce sovranista, vive a Monza, chissà se è una persona o un algoritmo) che si rivolge al Miur. Scrive che «la prof ha obbligato i quattordicenni a dire che Salvini è come Hitler».

Si vede che il Miur monitora i profili Twitter di noi tutti, nelle pause del lavoro indefesso di ripristino dell’edilizia scolastica, di approvvigionamento delle dotazioni davvero indispensabili nei bagni, nelle palestre e nelle aule, di aggiornamento dei programmi scolastici e dei docenti.

Insomma il Miur avvia l’indagine sulla base del tweet e chiede l’intervento dell’ufficio provinciale, che si attiva. I ragazzi della seconda E indirizzo informatico hanno fatto un lavoro di gruppo – power point, da proiettare in aula magna – in occasione delle giornate della Memoria e del Migrante.

Mettono in relazione le leggi razziali e il decreto sicurezza: immagini a confronto, dati, osservazioni coerenti e pertinenti. In due occasioni, essendo egli ministro dell’interno in carica, si vede nelle immagini Salvini. Mi scrive Maria Morelli, insegnante di Lettere al liceo Parini di Seregno. «Ho da qualche giorno raccolto l’invito del mio preside ad accompagnare 26 studenti a una conferenza organizzata dalla Cisl di Monza-Brianza dal titolo: Il diritto contro i diritti. 1938-2019, sottotitolo: Scusate se non siamo affogati.

La conferenza è programmata per il 24 maggio, ma già dalla presentazione degli interventi (ricercabile facilmente su internet) appare chiarissimo l’accostamento delle leggi razziali del 1938 con il decreto sicurezza». Presto.

Anche alla Cisl Monza-Brianza bisogna mandare la Digos.

La ragione per cui Rosa Maria dell’Aria è stata sospesa è «omesso controllo». Tuttavia la legge sull’attività di controllo degli insegnanti fa riferimento all’incolumità fisica degli studenti, non al lavoro didattico – naturalmente e ancora fino ad oggi. Si potrebbe in alternativa lamentare che la prof abbia fatto propaganda politica in classe, ma non è neppure questo il caso. «Ho sempre rispettato le opinioni di tutti, il libero pensiero: è questa la finalità di un insegnante», ha detto accorata: «Non ho mai avuto alcuna intenzione di fare politica». Aggiunge Alessandro Turi, studente rappresentante di istituto: «La professoressa Dell’Aria si è limitata a fare una lezione sul fascismo e sull’Olocausto.

Sono stati gli studenti a realizzare il video e ad accostare le leggi razziali e il decreto sicurezza del ministro Salvini, esprimendo una loro personale e legittima opinione». La prof ha fatto il suo lavoro, i ragazzi il loro compito. Molto bene entrambi, aggiungo di mio. Lo chiedo ai garanti della Costituzione, al presidente Mattarella. Non è questa la funzione della scuola? I docenti sono la colonna vertebrale del paese: quante volte lo abbiamo sentito dire nelle alte stanze? Siamo nelle mani degli insegnanti democratici. Non smettiamo di ringraziarli neppure un minuto per il tanto che fanno per così poco. Se ne sospendete uno, per queste ragioni. Allora sospendeteci tutti.

 

Finalmente qualcuno lo fa

Nessuno come Maurizio Crozza poteva dire della divinità Recalcati quel che nessuno osa dire. Sette minuti esilaranti.

 

Educativo chiama politico

LA REPUBBLICA EDIZIONE DI PALERMO – 16 OTTOBRE 2018

QUEL PRESIDE FA POLITICA.

DUNQUE VA DIFESO

FATTI E REAZIONI SUGLI EVENTI RECENTI
DELL’ “ANTONIO UGO”
Leggi l’articolo

 

Vignetta di Laura Mollica

Prove tecniche di dialogo

Denunciata più volte negli ultimi tempi la stucchevolezza del dibattito attorno alla presunta alternativa tra didattica per conoscenze e didattica per competenze nell’insegnamento, ho smosso l’interesse di coloro che verso la didattica per competenze hanno nutrito sempre qualche sospetto legittimo e qualcun altro frutto di stereotipi.

Merita attenzione questa riflessione dell’amico e collega Luciano Sesta, docente di filosofia, che ha voluto affrontare la questione dal suo punto di vista.

Sesta é un appassionato sostenitore della dimensione conoscitiva dello studio, a cui attribuisce naturaliter una funzione formativa. Se un sapere ha sapore, in altri termini, é già performante, senza didattiche giustapposte. C’è verità in quel che dice, ma c’è anche rischio. C’è verità, se chi maneggia il sapere non é un burocrate della materia ma un formatore. C’è rischio se dietro l’elogio del sapere dovesse annidarsi l’impiegato del programma svolto. Tra verità e rischio, però, Sesta é capace di aprire orizzonti importanti alla riflessione sul significato che assume il sapere della scuola a contatto con gli studenti. Egli ha ben compreso che il sottoscritto non é un cultore delle competenze in senso tecnicistico, ma in senso culturale. Ha anche compreso che la discussione su conoscenze e competenze rischia la sterilità se resta al di fuori delle aule. Cominciamo a riempire le aule dei professori e i collegi dei docenti di questioni cruciali da affrontare laicamente senza appelli-contro o manifesti-per.

Vignetta di Laura Mollica

Le parole di un (vero) maestro

Franco Lorenzoni ha inviato una lettera aperta agli insegnanti.

Da mettere sul comodino.