L’età della frammentazione

G. RONCAGLIA, L’ETA’ DELLA FRAMMENTAZIONE, LATERZA 2018, EURO 18,00

Gino Roncaglia è uno degli esperti più intelligenti in materia di rapporti tra cultura del libro e cultura digitale. Questo suo volume è apprezzabilissimo per l’equilibrio sapiente con cui affronta la problematica della convivenza nella scuola tra i due approcci degli studenti alla cultura e all’apprendimento. Chiunque volesse trovarci una netta presa di posizione in favore del digitale resterà deluso, e non perché Roncaglia non sia capace di farci vedere la grande risorsa del digitale, ma perché tutta la trattazione evita accuratamente la banalizzazione insita nella contrapposizione tra contrari e favorevoli al digitale.

Il tema di fondo invece è quello della granularità e frammentarietà che si attribuirebbero al digitale come suoi caratteri costitutivi a fronte della maggiore complessità e strutturazione presenti nella cultura del libro. Roncaglia si dichiara convinto non solo della non ineluttabilità di questo carattere del digitale, che invece nel tempo può accedere anche ad una dimensione di complessità, ma soprattutto della necessità di integrare strumenti cartacei come il libro di testo e risorse digitali.

La presa di posizione contro le banali polarizzazioni è chiara: “La rete non è né la terra promessa in cui scende manna dal cielo sotto forma di risorse di apprendimento onnicomprensive, perfette, gratuite e pronte all’uso, né il luogo della perdizione e dell’errore, che la scuola dovrebbe praticare il meno possibile e comunque solo dietro una nutrita schiera di filtri, cautele, precauzioni” (XIII).

È un testo prezioso per il suo spessore culturale. Aiuta a comprendere la filosofia di fondo del digitale, i suoi limiti e le sue possibilità di arricchire le tradizionali e ineludibili pratiche di lettura e acculturazione. Sfata molti luoghi comuni, come quello dei presunti “nativi digitali”, ed è capace di condurre per mano i lettori attraverso la cultura digitale senza indulgere mai in posizioni estreme. Lo si direbbe un libro radicalmente laico, per la sua capacità di attraversare il tema con piena coscienza dell’impossibilità di sposare tesi unilaterali o dogmatiche. Non il libro di un tecnocrate ma di un vero esperto di processi culturali e formativi.

L’aspetto più convincente della sua trattazione sta nell’insistenza con cui dà importanza, nell’apprendimento, ai quadri di raccordo e ai fili conduttori: “Le risorse curricolari, a partire dal libro di testo (sia esso cartaceo o digitale), sono infatti le sole in grado di fornire il quadro di raccordo, il filo conduttore all’interno del quale potranno essere utilmente impiegate, in funzione delle specifiche scelte didattiche di ciascun docente e degli obiettivi, degli interessi e degli stili di apprendimento di ciascuno studente, risorse integrative e modulari di volta in volta diverse” (54)

È in questo paradigma integrativo ed evolutivo piuttosto che sostitutivo che si annida la sapienza di questo libro, che dovrebbe leggere ogni insegnante, anche solo per neutralizzare interiormente le sortite banalmente trionfalistiche dei ministri di turno.  

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