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La patetica alternativa conoscenze-competenze

La lettura di questo articolo apparso il 18 aprile scorso sul Corriere è rivelativa della confusione mental-mediatica che regna a proposito del compito dell’insegnamento. L’alternativa tra conoscenze e competenze è un caposaldo di questa confusione e ci deprime ogni giorno sui media. La stessa alternativa che c’è tra una persona di 15 anni e la stessa persona a 30 anni. Di chi si parla? Di due persone? O di una che nel tempo è diventata l’altra? Così l’articolo dice che l’America abbandonerebbe i test perché rinuncerebbe alle competenze perché queste sarebbero inutili in assenza delle conoscenze. Da urlare. Non sarebbero inutili le competenze. Non ci sarebbero per niente. Così come sarebbero perfettamente inutili le conoscenze senza che evolvano in alcunché: cioè restiamo sempre quindicenni.

I test di lettura secondo il report di quest’articolo non sarebbero in grado di vedere competenze e quindi andrebbero abbandonati. Scoperta dell’acqua calda. Certo che la competenza di lettura non si vede dai test. Lo diciamo da una vita. Poi ci dice che secondo questa ricerca americana un testo non basta decodificarlo ma occorre comprenderlo. Che vuol dire? Comunque sia, occorre comprenderlo. Altra acqua calda. E per vedere se si è compreso, dico io, non occorre fare delle domande più ampie ed aperte di quelle di un test, come fanno molti eccellenti libri di testo adoperati a scuola? E la risposta a queste domande non consente di scrutare la competenza di lettura molto meglio che con un quiz? E vedere la competenza di lettura non significa vedere comprendere un testo?

Hanno scoperto quest’acqua calda gli americani? E le conoscenze? Ma conoscenze de che? L’enciclopedia culturale del lettore? E chi aveva detto agli americani (e agli italiani) che non serve? Certo che serve. Ma che facciamo adesso? Facciamo tutti dei piccoli Pico della Mirandola per avere la capacità di comprendere i testi e fare felici gli accademici che sbraitano contro le competenze? Le conoscenze sono necessarie quanto ad un trentenne è necessario essere stato quindicenne. Come la fai la scuola per le competenze tagliando le conoscenze? Ma il quindicenne non lo si può lasciare tale. Il quindicenne sta sempre nel trentenne. Ma ci sta in un altro modo! Occorre prepararlo anche a diventare trentenne. Le conoscenze sono le radici delle competenze ma le competenze sono il loro frutto. E’ così difficile capirlo? Oppure è mediaticamente irresistibile fare duellare conoscenze e competenze perché sono due ed è troppo banale riconoscere che sono due fasi diverse dell’apprendere umano?

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Curricolo: il sapere dei saperi

Come ogni anno, il CIDI ha messo attorno a un tavolo gli insegnanti per discutere anche del loro lavoro d’aula. Il 12 maggio alla scuola “Giovanni XXIII-Piazzi”, diretta da Aurelia Patanella, si è svolto il tradizionale seminario sul curricolo verticale. La risposta è stata, come sempre, eccellente, di quantità e di qualità. Occorre fare i complimenti allo staff organizzativo del CIDI di Palermo e particolarmente a Luigi Menna, che ha coordinato impeccabilmente ogni cosa. A me è toccata l’introduzione ai lavori, che metto a disposizione di chi non c’era e ha voglia di ragionare su alcune cose.

Foto realizzate da Stella Verde

12 maggio: il buon curricolo

In mezzo ai tumulti, alle rivendicazioni e ai sabotaggi, il CIDI partecipa ai tumulti e alle rivendicazioni, fa sentire la sua voce critica dove serve – cercando di basare la protesta sulla lettura dei documenti e non sui titoli dei giornali – e mantiene la rotta sulle cose che ogni giorno i ragazzi e le famiglie si aspettano da noi. Nella consapevolezza che la scienza senza cittadinanza è erudizione vuota e la cittadinanza senza scienza è dilettantismo isterico. E puntuale come ogni anno, come in altre città d’Italia (http://www.cidi.it/), organizza una rassegna di buone esperienze didattiche: docenti che raccontano la scuola ad altri docenti, di ogni ordine e grado e di ogni disciplina.

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Un momento del seminario sul curricolo 2014

Tutti invitati dunque, il 12 maggio, alla scuola Giovanni XXIII-Piazzi (Palermo, via Rutelli 50), a vedere la scuola in aula.

Scarica il programma.

I presidi e la didattica

QUALITA’ DELL’INSEGNARE E QUALITA’ DELL’APPRENDERE

CERISDI, 11.12.2014

Scarica la relazione

Attorno all’insegnare e all’imparare si coagulano tutte le dimensioni dell’impresa scolastica e tutte le competenze professionali in gioco nel sistema di istruzione. Per questo un discorso sulla qualità – e sulla geografia di significati chiamati in causa dall’idea di qualità – deve interrogarsi sulle condizioni necessarie a rendere qualitativo l’insegnamento e l’apprendimento.
Si tratta di condizioni di varia natura che interagendo costituiscono un sistema complesso, all’interno del quale le condizioni pedagogiche e didattiche risultano essere causa ed effetto al contempo delle altre variabili. Intanto occorrerebbe, sul terreno epistemologico, distinguere, ma non separare radicalmente, l’aspetto pedagogico – o educativo – da quello didattico, ricordando che la mission precipua della scuola resta quella di istruire. L’aspetto educativo, gramscianamente, è insito in una istruzione che presenti determinati connotati valoriali. La scuola ha in comune con la famiglia gli aspetti educativi dell’istruzione, e le migliori sinergie con essa avvengono quando vige il rispetto reciproco tra le due componenti. Spesso gli insegnanti modellano la loro progettazione didattica e i loro criteri valutativi sulle aspettative delle famiglie, ma si tratta di un’aberrazione. Sarebbe come se la scuola pretendesse di regolare gli stili di vita della famiglia. L’orizzonte dell’ “istruzione educativa” quindi è quella che ci permettere di accedere allo spazio della qualità dell’insegnare e dell’apprendere, che cerco qui di delineare sommariamente, in vitro, per poi valutare la collocazione di questo spazio nell’arcipelago delle altre condizioni. Ma non si può trascurare un cenno alla condizione giovanile nel nostro tempo. Leggi il resto di questa voce

Quando la didattica sale in cattedra

La giornata sul curricolo del CIDI anche quest’anno ha centrato il bersaglio. Dirigenti e docenti si sono confrontati l’8 maggio nella scuola Uditore-Setti Carraro di Palermo. Ancora una volta la qualità delle pratiche didattiche condivise è stata alta, a conferma che la scuola degli studenti e degli apprendimenti è capace di rispondere alla scuola delle chiacchiere e dei tagli. Presto il CIDI metterà a disposizione i materiali elaborati. Qui condivido il mio intervento sul tema delle competenze.

Un nuovo capitolo della formazione

Carlo Petracca, Giancarlo Cerini e Maurizio Muraglia

La Tecnodid Formazione getta il sasso nello stagno e avvia, per la prima volta nel piccolo centro di Taurasi (AV), una due giorni di confronto serrato tra modelli di formazione docenti relativi alla didattica per competenze nel curricolo. Dieci esperti di livello nazionale ed una trentina di “amici” interessati al tema hanno dato vita ad un evento gravido di promesse (il programma su http://www.notiziedellascuola.it/eventi/eventi-2014/scuola-per-formatori-taurasi-3-4-maggio-2014/scuola-per-formatori-taurasi-av-3-4-maggio-2014). Presto sul sito della Tecnodid e attraverso altri canali sarà possibile entrare nel merito dei contenuti affrontati sabato 3 e domenica 4 a Taurasi.

Qui solo alcuni spunti.

L’insegnamento per competenze nel curricolo non si inventa dall’oggi al domani ma richiede seri percorsi di riflessione sul rapporto tra gli studenti ed i saperi, in una prospettiva didattica orientata alla costruzione di ambienti di apprendimento attivi, costruttivi, motivanti. La competenza non è alternativa alla conoscenza, ma ne è una valorizzazione piena. La formazione in servizio degli insegnanti, attraverso una triangolazione virtuosa tra riflessione, prassi e ritorno alla riflessione, è chiamata ad interrogarsi sui modelli che più efficacemente possono favorire lo sviluppo della professione docente attorno ad un tema – quello della didattica per competenze – che è cruciale nella direzione del successo formativo e della piena cittadinanza dei nostri studenti. I contenuti qualificanti di una efficace formazione in servizio riguardano, a questo punto:

1. Una certa idea di studente: non passivo recettore di oggetti culturali ma apprendista attivo;

2. Una certa idea di insegnante: quale mediatore culturale, attento ai processi del conoscere, capace di decostruire e ricostruire i saperi;

3. Una certa idea di sapere: non meramente riproduttivo e dichiarativo (sapere che), ma anche procedurale e critico (sapere come, sapere perché, sapere per);

Sono le sfide che la Tecnodid si appresta ad affrontare per continuare a recare un servizio di qualità alla scuola italiana.

La parola alle buone pratiche

SEMINARIO NAZIONALE SUL CURRICOLO VERTICALE

Palermo 8 maggio 2014
Istituto Comprensivo Uditore-Setti Carraro, via Giovanni Cimabue

L’8 maggio si riuniscono docenti e insegnanti per condividere prassi positive di insegnamento. Chi vuole può andare e dire la sua. Momento serio di ascolto e di confronto. A organizzarlo, manco a dirlo, è il CIDI, da più di 40 anni avamposto e bandiera della scuola innovativa, quindi sempre più ignorato dalla chiacchiera politico-mediatica che insegue graduatorie, test e pseudomeritocrazia.

Una fase dei lavori del 2013

La chiamano, quella del CIDI, giornata del Curricolo, e si fa in diverse città d’Italia, tra cui Palermo, che sul curricolo vanta meriti storici. Giornata in cui parla la “scuola-sottovoce” cioè la scuola che non si sente e non si vede. La scuola fatta da insegnanti che hanno come scopo quello di rendere formativi i saperi che insegnano, e che magari non rientreranno nei canoni del “merito” di cui tanto si blatera perché i loro alunni faranno cilecca nel mettere qualche crocetta. Val la pena darci un’occhiata, a questa scuola. Ecco il programma.

Quando le scuole uniscono le forze

programma

A Siracusa una rete di scuole unisce le forze per riflettere sulla valutazione delle competenze anche alla luce delle Indicazioni ministeriali per il primo ciclo. Il 25 e 26 ottobre daremo una mano io e Mario Ambel, secondo il seguente programma di lavoro. Chissà che non serva da stimolo per altre esperienze….