Archivio dell'autore: Muraglia
Un articolo sugli esami di Stato
Su Repubblica di oggi un ragionamento sugli appena conclusi Esami di Stato delle superiori.
Eccellenti, meritevoli e competenti
Qualcuno in Italia, quando (stra)parla di scuola, anche da tribune autorevoli, fa confusione tra eccellenti, meritevoli e competenti. Pura demagogia e pura ideologia. Scarso nesso con le prassi reali della scuola.
Ci permettiamo allora, da buoni pragmatici dell’insegnamento, di rammentare che gli eccellenti sono alcuni (beati loro), i meritevoli possono essere eccellenti ma non necessariamente (perché sfigati) e i competenti devono essere tutti, non uno di meno. Chi insegna cerca (deve cercare) di rendere competenti tutti e in questa ricerca dà onore ai meritevoli, sia che eccellano, sia che no. Possiamo non avere alcuna eccellenza in una classe e ugualmente tutti competenti e tutti meritevoli. L’eccellenza non la crea solo la scuola. La scuola faccia la sua parte alzando il livello di tutti, e se spunta l’eccellenza alleluja.
Ma su questo benedetto merito, vi propongo un testo …. con la testa sulle spalle, elaborato e pubblicato dal CIDI nazionale.
Postscriptum tropicale: non c’è uno che sia contento di questo Esame di Stato del secondo ciclo. Imprecano tutti, docenti e studenti. Non è che sia invecchiato precocemente senza riuscire a fare quello per cui era nato? Ma qualcuno si ricorda perché era nato?
La scuola severa
Ogni tanto La Repubblica nazionale, anziché propinarci i “coltissimi” scrittori-dove-lo-trovano-il-tempo-per-aggiornarsi-su-come-si-insegna Lodoli e Mastrocola, fa scrivere una tal Maria Pia Veladiano. E tutte le volte che scrive mi si allargano i polmoni.
Oggi affronta il tema della neoseverità della scuola italiana, che in questi giorni si manifesta in tutte le sedi dove si scrutina, si esamina, si boccia……
Qui il pezzo della Veladiano.
E qui le mie dieci domande impertinenti sulla scuola che lo precedevano di qualche giorno…..
Buona lettura!
Arrivano i meritevoli e gli eccellenti
I neocultori delle famose “eccellenze” fin qui tanto bistrattate diano un’occhiata a quanto scrive qualcuno che la scuola la fa sul serio.
Dieci domande impertinenti sulla scuola che valuta
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Perché il MIUR ha voluto rendere l’esame di terza media un massacro? Così si capisce prima chi può e chi no?
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Perché queste benedette competenze si devono certificare a 14 anni e poi a 16? Così a 14 si capisce prima vedi sopra?
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Perché le prove Invalsi per la fine del biennio delle superiori sono difficili anche per i docenti? Chi le prepara ha mai visto un quindicenne?
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Perché le prove Invalsi spacciano per risposte chiuse risposte interpretative e apertissime? Chi le prepara?
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Perché la seconda prova di greco del Liceo Classico era così mostruosamente difficile? Così imparano a sentirsi genietti?
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Perché il MIUR ha deciso di rendere sempre più difficili tutte le prove centralizzate? Vuole elevare il livello degli studenti? Con le prove? E con i tagli poi lo abbassa?
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Perché questo giro di vite coincide con l’insistenza sul M-E-R-I-T-O (di chi?)? Perché così ci liberiamo di questi rompi…. della scuola inclusiva?
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Perché gli insegnanti delle quinte da decenni hanno deciso che i ragazzi non devono sapere niente della loro epoca o di quella immediatamente precedente? Perché….non ne sanno niente neppure loro?
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Di cosa si discute agli scrutini di scuola elementare e media, dal momento che i voti sono “oggettivi”? Non è che forse….non lo sono? Ma non l’aveva detto Tremonti?
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Perché il MIUR di tutti i colori politici vuole cambiare la didattica attraverso gli esami di tutti i tipi anziché attraverso la formazione in servizio? Anziché fare retroagire le prove sulla didattica non si può fare agire la didattica sulle prove?
Studiare in ambiente digitale
I 50 anni della scuola media
| LA REPUBBLICA, SABATO, 02 GIUGNO 2012 |
| QUESTO ARTICOLO DI MASSIMO RECALCATI MERITA DI ESSERE LETTO E MEDITATO. |
| La mia generazione è stata vittima di una Scuola rigidamente e ferocemente disciplinare. Sono stato probabilmente uno tra gli ultimi bocciati della Scuola elementare del Regno Unito nell´anno 1967. Ero alle prese con una maestra che pretendeva di insegnarci che la bellezza del fuoco consisteva solo nel fatto che il fuoco «non sta fermo ma si muove». La bellezza del fuoco non era nei suoi colori, nel suo brillare nella notte, nella sua memoria, nella sua storia antichissima, nel rendere possibile la convivialità del pasto, nel calore che ripara, nel suo profondo rapporto con l´uomo e con la parola. La mia maestra rimproverava e rigettava stizzita qualunque altro tipo di risposta. Leggi il resto di questa voce |
