Archivio dell'autore: Muraglia
Grazie ai docenti o…..nonostante i docenti?
Si ha l’impressione che la scuola torni se non al centro almeno all’interno del dibattito pubblico. Ne è spia anche l’attenzione dei media. L’ultimo numero del 2013 de “L’Espresso” dedica la sua copertina agli insegnanti italiani che avrebbero il merito della risalita dei liceali (sic! ma gli studenti delle superiori sono solo liceali?) nelle graduatorie mondiali dell’istruzione (OCSE). Che il merito venga attribuito dall’inchiesta agli insegnanti fa molto piacere. Fa riflettere però che la stessa inchiesta evidenzi (fonte FLC CGIL) la caduta in picchiata dei fondi nazionali per la formazione docenti dal 2002 (42 milioni di euro) al 2013 (2,7 milioni di euro). I casi sono due: o la formazione in servizio è inessenziale (ma non sembra che l’inchiesta sostenga questo) oppure la crescita dei nostri “liceali” deve avere origini misteriose….
Interessante da leggere comunque. A chi l’avesse perso lo propongo qui.
Non c’é più……….
Se n’é andata a 50 anni. E si resta annichiliti. E ogni parola é inutile. Questo blog si occupa prevalentemente di scuola e tanto, tantissimo dei discorsi che questo spazio affronta, nel modo in cui li affronta, sono anche il frutto di una compagnia ventennale con Alessandra Siragusa vissuta nella complicità nella cooperazione, nella condivisione di una certa idea di scuola.
Non ricordo qui l’amica. Lo lascio al personale. Ricordo qui la fermezza interiore, la lucidità intellettuale, la passione con cui ha speso ogni energia per la sua città e per il suo Paese. Chi oggi amministra le cose della scuola, soprattutto nella nostra Palermo, non può dimenticare la sua lezione. Un abbraccio, cara Alessandra, da quel Mauro – come amavi chiamarmi….. – che cercherà come può di continuare la tua battaglia per una scuola realmente democratica.
Ciao Paola, e grazie…
Una donna gentile e garbata. Una collega competente e stimabile da ogni punto di vista. Una persona di cultura. Un’amante della letteratura. Formatrice di studenti e di docenti. Autrice di libri su cui studiano i ragazzi. E tanto altro ancora. Il mio centesimo post lo dedico alla carissima Paola Fertitta che non c’è più.
Così almeno parlano di noi…..
Lo abbiamo scritto e lo ribadiamo. Così come la vediamo ormai da vent’anni è una pagliacciata. E lo è non perché consideriamo i nostri ragazzi dei pagliacci. Non lo sono. Chi sta con loro tutte le mattine lo sa. Pagliaccesco e noioso è questo occupare-non occupare, nero, bianco, grigio. Questo mostrare i muscoli senza pagare pegno perché nessuno oggi in Italia osa fare quel che si faceva con gli studenti del ’68. Conflitto zero. Lasciamoli sfogare un po’. Ho avuto modo di conversare con alcuni di loro. Non mi appartiene il paternalismo, ma a volte ti fanno davvero compassione. Non ti guardano mai negli occhi. Sanno di non sapere ciò di cui parlano e sbraitano. Non hanno compreso che la benevolenza delle forze dell’ordine nei loro confronti è funzionale. Nel senso che rinunciano ad essere “forze” e rinunciano a ristabilire l’ “ordine”. Non hanno capito che il metodo becero che adottano da anni è il più efficace per mandare in rovina proprio ciò per cui dichiarano di lottare. Conosco alunni che ormai hanno 30 anni e hanno fatto le occupazioni all’inizio del terzo millennio. “Prof, lo facevamo per fare vacanza, a quell’età uno non è che ragiona e fa quello che gli passa per la testa….”. Oggi chi parla così di mestiere fa il poliziotto: “non possiamo fare niente…possiamo intervenire solo se c’è qualche disordine”. Una mamma mi racconta che qualcuno di questi irriducibili di un liceo palermitano le avrebbe confidato: “così almeno i nostri genitori si fanno vedere….”. Senza parole.
Oggi il fronte si va sfaldando. Hanno ottenuto di arrivare fino all’Immacolata. Niente altro. O forse (in)volontariamente hanno ottenuto di fare discutere i grandi su di loro. Riporto due modi diversi di discutere di questa cosa.
Nessuno dei due è il mio, ma ritengo utile disporre di uno spettro più ampio di sensibilità per mantenere viva l’attenzione su questi temi ben oltre il panettone….
Buona lettura.
BES….ciamella
La besciamella è uno di quei preparati che pur essendo fatto di diversi ingredienti finisce per essere la base per l’elaborazione di varie pietanze. Le scuole italiane da quasi un anno sono state investite di un problema che viene chiamato BES (Bisogni Educativi Speciali): si tratta dell’invito ministeriale ad elaborare interventi personalizzati per fronteggiare non più soltanto i tradizionali DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), ma anche un ampio ventaglio di disagi che caratterizza la nostra popolazione studentesca. Si vuole uscire dalla logica della “certificazione” per entrare in una logica diagnostica nuova, capace di individuare sia il “disturbo evolutivo specifico”, che ancora chiama in causa un livello clinico, sia – e qui è il bello – il “disagio sociale” e lo “svantaggio socioculturale”. I documenti ministeriali enfatizzano l’attivazione del livello psicopedagogico e didattico. La besciamella è pronta, fatta di alunni certificati, alunni diagnostizzati ed alunni….svantaggiati o disagiati. Dovrebbero restarne fuori poche decine beati loro….. Adesso con questa occorre predisporre interventi – pietanze – ispirati alla logica dell’inclusione. Le scuole devono disporre di un Piano Annuale per l’Inclusività.
Il piano di realtà (ovvero scoperta dell’acqua calda) deve assurgere al piano del discorso istituzionale (e burocratico, come si vede nella frenesia personalizzante di alcune scuole). Le scuole sono chiamate ad “accorgersi” degli alunni che esprimono bisogni educativi speciali. Ed attrezzarsi. Con la besciamella devi cucinare qualcosa. Cosa cucinare? Prima di rispondere a questa domanda occorre porsi dieci interrogativi:
- Non è la Costituzione che parla di “rimozione degli ostacoli”? Non ne parla dal 1948?
- Qualcuno è mai entrato in una classe di un Istituto Professionale del Sud?
- Qualcuno ha mai provato a scrivere un piano personalizzato? E a realizzarlo in una classe?
- La scuola italiana, soprattutto nel secondo ciclo, può considerarsi una scuola inclusiva?
- Se no, bastano alcuni dispositivi ministeriali per renderla tale?
- Qualcuno è mai entrato in una sala professori di un Liceo Classico e sentito parlare di alunni in palese difficoltà cognitiva ed emotiva? La scuola stessa può essere creatrice di BES? E in questo caso come interviene su….se stessa?
- Se un’intera classe dovesse presentare BES che si fa?
- Se un intervento personalizzato su un BES non va a buon fine che si fa? Si boccia l’alunno?
- Penultimo: che vuol dire “educativo”? Che riguarda la sfera del comportamento? Che ha a che fare con la motivazione allo studio? Col disinteresse? Col quadro ambientale?
- Ultimo: che vuol dire “speciale”? Che si distingue dal “generale” o dal “normale”? C’è una linea di confine ben demarcata tra normale e speciale? Ontologica? E un’ équipe di insegnanti è in grado di individuarla? Con quali strumenti?
La mia è un’opinione semplice in quattro punti. Eccola.
- L’assetto complessivo della scuola secondaria di primo e secondo grado, nel nostro Paese, non è mai stata attrezzata per una vera inclusione degli svantaggi socioculturali.
- Negli ultimi quarant’anni la scuola di massa, portatrice di questi svantaggi, è stata mal digerita dalla maggior parte degli insegnanti italiani, che generalmente aspirano a scolaresche ben attrezzate socialmente e culturalmente.
- I tagli devastanti all’istruzione vanno in direzione opposta ad una politica scolastica dell’inclusione. Con scuole che cadono a pezzi, cattedre a 18 ore, niente organico funzionale, niente figure di sostegno psicopedagogico, maestri unici, niente formazione in servizio, voti numerici anche nel primo ciclo, didattica per competenze all’anno zero, i Piani per l’Inclusività sono Libri dei Sogni. Quindi bisogna decidersi.
- Se si facesse semplicemente una scuola del curricolo (“cosa stanno imparando?”) piuttosto che una scuola del programma (“dove sei arrivato?”), l’inclusione sarebbe cosa fatta senza alcun bisogno di direttive e note. Ma il curricolo sta nella cultura professionale degli insegnanti italiani?
Buona cena.
Qui tutto ciò che serve per farsi un’idea, anche opposta alla mia ovviamente!
La pagliacciata prenatalizia delle occupazioni
Hanno cominciato. E nessuno può fermarli. Non sanno di che parlano ma sanno benissimo perché parlano. Sanno che in generale qualcosa non va per loro e che se protestano potranno occupare la scuola. Ma non balzano più agli onori della cronaca perché i media li ignorano sempre di più. L’opinione pubblica li guarda con compassione. Ma loro non lo sanno perché non leggono i giornali dove pure vengono spernacchiati. Eppure pur non leggendo niente fanno assemblee per discutere dei problemi della scuola. Trionfo dell’aria fritta.
Purtroppo il vulnus è pesante in termini di istruzione sottratta.
Siracusa e Scanno: fatica della formazione
- Mario Ambel
- Maurizio Muraglia
- I colleghi
Lavorare di venerdì pomeriggio, di sabato mattina e di sabato pomeriggio (sic!) su valutazione delle competenze con giornate da estate a Siracusa è da eroi. Questo si può dire delle dirigenti, delle docenti e dei docenti che il 25 e 26 ottobre scorsi, riuniti in una rete di dieci scuole, si sono sobbarcati l’onere di un percorso formativo (il programma su https://muraglia.wordpress.com/2013/10/23/quando-le-scuole-uniscono-le-forze/) complesso e ricco di implicazioni per il sapere professionale di tutti. E’ giusto che di questa loro fatica resti memoria. Ma, perché anche altri possano trarne frutto, pubblico qui le slides di Mario Ambel e di me che scrivo.
Alcuni giorni dopo, a Scanno, durante le vacanze dei primi di novembre, la Tecnodid ha organizzato sugli stessi temi un seminario di studi per dirigenti e docenti. Anche le risultanze di quell’evento meritano attenzione. Tutto su:




