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Il partito dei Nauseati

Dal momento che mi è parso doveroso dare risposta alle lamentele di questo blog, che ormai si sente abbandonato, mi sono chiesto quale potesse essere per me l’argomento più meritevole di riflessione, tenendo sempre fede all’istanza di brevità che a mio parere deve caratterizzare la scrittura digitale.
Non mi interesso molto di politica e confesso candidamente la mia incompetenza, che ha preso campo soprattutto a partire dal 2001, quando il discorso politico ha assunto i tratti della chiacchiera da bar e da stadio. Fino a quel momento ci capivo qualcosa. Con l’avvento di Facebook e Twitter la catastrofe si è realizzata. Capirci è diventato sempre più difficile e avventurarsi nelle cialtronerie social dei politici sempre meno salutare. La rappresentazione ha preso il posto della verità.
Resto novecentesco nell’idea, molto dantesca (Purgatorio VI), che le istituzioni contino più dei partiti. Non sono disposto a ritenere democristianismi (termine usato da un caro amico che ha denigrato pubblicamente il mio approccio) tutti gli sforzi di trovare intese su questioni che riguardano la collettività. Finché viviamo in uno Stato democratico di diritto chi governa il Paese e chi sta all’opposizione devono discutere. La militanza non serve alla politica in uno Stato democratico. Militanza viene da miles che vuol dire soldato. Non si va alla guerra quando si fa politica, ma quando si devono abbattere le dittature.
Questo mio atteggiamento è impopolare. Prevale la voglia di coltello tra i denti, la voglia di annientare, cacciare via, colpire. Sono fascisti e con loro non si parla. Sono criminali, sono razzisti. Se qualcuno di loro si fa vedere in un contesto che la parte opposta reputa implausibile (vedi Salvini al tributo a De André), inizia lo stracciamento delle vesti. Se Dori Ghezzi assume un atteggiamento liberale, oltraggia la memoria del marito. Chi è razzista deve essere pagato con la stessa moneta: occorre essere razzisti con lui. Nessuna obiezione è possibile, perché chi obietta vuol dire che sta dalla parte sbagliata. La sinistra è proverbialmente convinta di stare dalla parte giusta della storia. Ed io quando voto voto a sinistra. Ma non sono convinto di stare dalla parte giusta della storia. Sono un laico. In religione e in politica.

E’ un Paese malato quello in cui maggioranza e opposizione sono capaci di vedere nell’altra il Male assoluto. La sinistra è convinta che l’impossibilità di cooperare al bene comune dipenda dalla destra. Non è palesemente così. Una volta si usava il termine “pontieri”. Non ci sono pontieri, perché i pontieri rischiano di essere espulsi dalle cabine di regie dei loro partiti, che chiedono “idee chiare e nette”. Identità forti. Bisogna distinguersi da questa destra razzista e fascista. Ogni cedimento a ragioni istituzionali è interpretato come intelligenza col nemico. Recentemente Michele Serra (sinistra) e Giordano Bruno Guerri (destra) dalle colonne di Repubblica hanno deplorato questo veleno della politica italiana. Democristiani sono stati bollati. Termine che ormai viene usato da tutti i militanti.
Quelli di sinistra che rigettano sdegnosamente questo discorso perché combattono le giuste battaglie per la Costituzione, i migranti, l’ecologia, l’istruzione bla bla bla hanno nostalgia di Fidel Castro ma si ritrovano ahiloro Schlein e Conte. Rimane l’acredine e l’astio per i fascisti, ma non c’è fascismo in Italia e neppure comunismo e si perde tempo a tirarsi razzetti quando le emergenze di politica estera, di sicurezza, di ambiente, di sanità, di scuola richiederebbero tavoli bipartisan, pontieri. Non c’è più tempo per i razzetti. Questa classe dirigente passerà alla storia perché incapace di esprimere pontieri. L’unico pontiere è rimasto Mattarella. Forse lo erano Veltroni o Letta (lo zio) ma ormai è damnatio memoriae.
Bisognerebbe ricacciare indietro tutti coloro che non sono capaci di riconoscere che la parte opposta dice o fa qualcosa di positivo. Questa incapacità mostra che ciascuna parte ritiene l’altra un concentrato di errori. Ma questa incapacità è veleno senza futuro. A volte mi capita di consentire con quel che dice un governativo. Non si può dire. Chi fa politica spesso mi dice che consentirebbe in taluni casi con la parte avversa, ma rischia a dirlo perché nel partito sarebbe linciato. Bisogna tenere una postura oppositiva. Evitare di scivolare nel consenso col Nemico per non essere accusati di ambiguità. Abdicare alla propria mente. Affondare nell’ideologia. Agire come marionette. Per questo la politica non mi ha mai attratto. Perché all’ideologia ho sempre preferito la filologia e alla propaganda lo studio. Parlare per cercare consenso rende il parlare intrinsecamente pubblicitario. Le Indicazioni per i Licei di Valditara contengono per l’80 per cento e forse più principi pedagogici e didattici che ho seguito per tutta la mia carriera. Poi ci sono alcune fesserie qua e là ma non sono l’essenziale di quel testo. Non mi sento obbligato a dire che non ci sono cose buone perché sarei “di sinistra”. Io sono un insegnante della Repubblica non un politico prestato alla scuola.

Finisco. Questa politica mi nausea. Mi nauseano tutti, mi nausea la propaganda ed il razzismo di governo, mi nausea il puritanesimo velleitario dei cosiddetti “miei”, che gridano al lupo al lupo, allarme son fascisti e non elaborano uno straccio di alternativa per il semplice fatto che in comune hanno poco e niente. Come quando erano tenuti insieme da “Non siamo Berlusconi”, anche oggi l’adrenalina proviene dal dire fascisti fascisti fascisti. Chi lo urla si riempie la bocca perché si sente erede dei partigiani. Amici della Nato e amici di Putin che si siedono allo stesso tavolo fanno solo ridere. Se si fa un elenco dei temi su cui dovrebbero convergere si trovano mondi completamente diversi. Non hanno cosa proporre. Ciascuno ha interesse soltanto a ritagliare la propria specificità. Per non perdere i propri elettori. Il Salvini deplorato da tutti i social resta uno con cui una parte di questo campo largo ha fatto un governo e con cui una parte di questo campo largo condivide l’indulgenza e se non l’indulgenza l’ambiguità verso il criminale russo.
Se fossi più giovane forse fonderei il partito dei Nauseati. Non per favorire l’astensionismo, anzi al contrario per radunare e riportare al voto quelli che della Militanza hanno piene le tasche. Quelli che vogliono al governo gente con una caratteristica precisa: capacità di risolvere problemi insieme alle opposizioni, mettendo insieme approcci doverosamente differenti, aspramente differenti, ma complementari. Riconosciuti da entrambe le parti complementari. Togliendo il coltello dai denti per garantire l’interesse comune. Chiamatelo democristianismo, gandhismo (mi ha detto qualcuno) o irenismo, ma non è più tempo di duri e puri o celoduri. Non è più tempo di demonizzazioni. Non è il regno del bene e del male, la politica. E neppure della Verità. Dev’esserci un motivo per cui tanta gente, sbagliando, non vota più.