Archivio dell'autore: Muraglia

Lo strumento potente che regola il mondo

Una lettura seria che ci aiuta a riflettere sui saperi nel nostro tempo.

Lo strumento potente che regola il mondo

Se le competenze non le volete ditelo chiaro

Le deleghe sulla Buona Scuola sono approdate. Sul tema della valutazione nel primo ciclo c’era l’occasione d’oro. Mandare in soffitta i voti numerici e cominciare a fare sul serio. Invece ha vinto, ancora una volta, l’incompetenza. L’incoerenza. La sciatteria pedagogica. Hanno lasciato i voti nel primo ciclo, anziché toglierli come avevano annunciato. Quindi hanno gettato la maschera. Non vogliono le competenze. Il trucco è svelato. Ed è bene dirlo a chiare lettere. Chi continua a volere dagli insegnanti i voti numerici non è vero che non ha capito nulla di competenze. Semplicemente non le vuole. La politica italiana non vuole le competenze, perché le competenze sono scomode.

Sono inclusive, le puoi trovare in ogni alunno.

Sono anti-competitive, non creano graduatorie.

Sono costruttive, non riproducono nozioni.

Sono qualitative, rendono le conoscenze significative e profonde.

Per questo la politica non le vuole. Perché se le volesse avrebbe dovuto cacciar via i voti e far diventare quindi la formazione una cosa veramente seria, perché per lavorare alle competenze occorre modificare in profondità i paradigmi pedagogici degli insegnanti italiani e studiare, riflettere, ricercare, sperimentare. E invece la formazione deve fare in fretta perché quel che conta non è farla ma rendicontarla. Per dichiarare che si è fatta. E potere mettere in graduatoria i Dirigenti che l’hanno fatta. E potere incassare gli attestati dei docenti che l’hanno fatta. L’efficienza della formazione. La burocrazia della formazione. Che ben si concilia con la palese volontà di NON condurre gli alunni italiani verso apprendimenti competenti. Cioè intelligenti. Cioè profondi. Così è più facile credere alla bufala che le prove Invalsi constaterebbero le competenze degli studenti, quando è palesemente vero che non è così. Perché le competenze si vedono attraverso compiti e non attraverso prove. Ma la pervicacia parlamentare che induce a mantenere il virus del voto numerico – principale ostacolo alla valutazione per competenze – mostra chiaramente che al Parlamento e al Governo italiano delle competenze non interessa nulla. Di quelle degli allievi e di quelle degli insegnanti.

Miracoli del gelmi-renzismo pedagogico.

Gli intellettuali e gli impiegati All-in-One

Taccuino di esperto itinerante

Non sono un formatore. Perché non do forma a nessuno. Le colleghe e i colleghi che incontro ogni giorno nelle varie città e paesi hanno già la loro forma. Forse più bella della mia. Io sono invece un esperto. Latinamente: experior, experiri: “provare”. Poiché ci provo, ad insegnare s’intende, allora sono un esperto, e come tale posso raccontare il mio provare e riprovare. Se questo risulta “formativo” accetto la qualifica di formatore che sta nelle carte.

Ma c’è un problema, talvolta. Tra coloro che incontro, ci sono gli “esperti” come me, quelli che ci provano, che ci pensano, che ci soffrono magari, e poi ci sono quelli che…. come spiegare come sono quegli altri? Impiegati. Sì, mi appaiono come impiegati. Quelli che “mi dicono di fare…”, “c’è scritto che si deve fare…”, “poi viene quello e ti dice di fare….”. Quelli della Direttiva e della Circolare. Quelli del Dirigente. E della Famiglia. E del Registro Elettronico. E dell’Invalsi (vero tumore maligno della motivazione professionale di tanti piccoli docenti). Oppure quelli di quei Sindacati che sostengono i diritti degli impiegati, per i quali la scuola è principalmente….un posto di lavoro prima o piuttosto che un posto di pensiero.

Ma chi è davvero l’insegnante? Un intellettuale o un impiegato? Che significa dire che è un “lavoratore della conoscenza”, dove non si capisce se prevale il lavoratore o l’intellettuale? Leggi il resto di questa voce

Fategli un corso di formazione….

Certi opinionisti non perdono l’occasione per dire fesserie appena si sporgono di poco sugli apprendimenti. Per espiare le nostre colpe è giusto infliggersi letture come questa, comparsa sul Corriere della Sera.

Per chi volesse evitarsi l’espiazione, esemplifico qui con una citazione che ha dell’ineffabile: “Tutta la mitologia della vittoria, della competizione, che ormai abbiamo messo nello sport, e che un tempo era nella guerra, si basa sulla sfida, sulle capacità che ti portano a raggiungere un risultato, meglio ancora un traguardo. Come se il sapere fosse nient’altro che un mezzo e non il fine. Salvatore Settis, in un’intervista di qualche tempo fa lo ricordava e se ne preoccupava. Stiamo perdendo il valore della conoscenza a favore della competenza. Ed è per questo che ci affascina la competitività, la gara, il risultato. Ma le competenze sono pragmatiche, sono saperi passeggeri perché sono dentro il tempo che viviamo e dipendono da quello che accade. La competenza senza conoscenza non è applicabile. E la competitività è decisamente interessante se si deve correre più veloce degli altri nei 100 metri, o vincere una partita di calcio. Decisamente meno se si deve scegliere a quali conoscenze rifarsi per leggere le cose del mondo.”

Questo signore non é sfiorato dall’idea che essere competenti possa significare anche “cercare o chiedere insieme qualcosa per ottenere altro ancora oltre quel qualcosa”, quindi fare proprio delle conoscenze qualcosa di molto più ricco e profondo e…. socratico. Qualcuno gli insegni il concetto di “competenza culturale”, che è l’antitesi della logica della competizione e del risultato da lui deplorati .

Come sempre non faccio mancare in alternativa qualcosa di più serio, scritto da chi sa di cosa parla.

Ditelo ai meritologi e ai cultori di voti e punteggi…..

“La valutazione non è mai prevalentemente oggettiva né prevalentemente soggettiva: è sempre prevalentemente relazionale. Riguarda ciò a cui nella relazione didattica è stato dato valore, dai soggetti implicati come dalla società cui appartengono. Il valore che oggi la società, nel suo complesso, assegna al sapere, alla sua trasmissione e alla sua diffusione, è il dato da cui discende il resto. Dal basso di ogni singola esperienza si può altrimenti agire solo in base alle proprie dotazioni di buona volontà, energia, ironia per conservare e quando si può allargare, all’interno dell’università dei parametri, delle mediane e dell’inascoltabile gergo buro-pedagogico-docimologico, uno spazio per l’università del merito e del metodo”

(Stefano Bartezzaghi, La Repubblica 22.3.2017).

Leggilo tutto

Eran 600, eran giovani (forse) e forti……

index600 docenti universitari lanciano un appello al Governo e al Parlamento perché gli studenti non sanno l’Italiano.

La scuola non fa il suo dovere. Dito puntato contro le Indicazioni per il primo ciclo.

Le maestre si mettano a lavorare seriamente. Signore maestre, adesso sì che la ricreazione è finita, soprattutto perché saranno i colleghi delle secondarie a vigilare su di voi. I signori universitari, notoriamente sensibili alla didattica, danno i giusti suggerimenti e voi non potrete far finta di niente.

Solo qualche sparuto osservatore la pensa diversamente….

 

Ciao maestro

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Il ricordo di un altro maestro: Mario Ambel

 

 

Buone feste a cattivi e buoni

imagesBuone feste a dieci categorie di figure scolastiche che non amiamo……

  1. ai cultori della scuola come fabbrica di risultati che poi le scuole migliori che poi le famiglie blablabla
  2. ai sacerdoti del numero, del punteggio, della graduatoria e del confronto che così il sistema migliora blablabla
  3. agli illusi del voto in decimi che così si capisce che comprende tutto blablabla
  4. ai fanatici del sei meno meno che ancora-non-raggiunge-la-sufficienza blablabla
  5. agli affezionati al programma che devo finire perché poi gli esami blablabla
  6. agli specialisti del dovrebbe far seguire suo figlio che non è portato blablabla
  7. agli zelanti del devono avere la consapevolezza così non si adagiano blablabla
  8. ai preoccupati per le prove Invalsi perché la qualità degli apprendimenti blablabla
  9. ai terrorizzati della prova scritta-alla-maturità-per-cui-non si-può-saltare-niente blablabla
  10. ai convinti che il-livello-degli-studenti-non-è quello-di-una-volta blablabla

…… e buone feste alle colleghe e ai colleghi che invece si sforzano di insegnare così….

“Bambini e ragazzi riconoscono al volo se le domande che poniamo loro sono legittime, cioè sono domande attorno a cui anche noi ci interroghiamo cercando risposte, o sono domande fatte solo per controllare che sappiano ripetere ciò che abbiamo loro detto o fatto studiare. Bambini e ragazzi hanno diritto a incontrare nella scuola adulti in ricerca, capaci di abbandonare le loro abitudini mentali, sostare a lungo intorno a domande di fondo insieme a ragazze e ragazzi. Adulti capaci di trasformarsi, almeno in alcuni momenti, in nomadi erranti, capaci di immaginare nuove mappe da disegnare mentre si è in cammino.”

(Franco Lorenzoni, maestro)