Realizzazione di Luigi Menna
Nello Stato di diritto, quando si ritiene che lo Stato sbagli deve essere contestato, nelle forme previste dalla legge. La storia ha conosciuto forme di reazione violenta all’autoritarismo dello Stato. Allo Stato deliberatamente violento e non legittimato democraticamente si è opposta una resistenza violenta. I libri di storia ce lo raccontano. In regime di democrazia venir meno al principio socratico è deplorevole, e se lo fa gente che ha responsabilità educative diventa quanto meno scandaloso. Contesteremo le leggi che non condividiamo ma le osserveremo quando saranno approvate, e men che meno adotteremo comportamenti violenti nei confronti di chi sostiene quelle leggi. Se questo è condivisibile, pensate quanto dev’essere becero adottare forme violente contro chi non si è opposto “abbastanza” a proposte di legge non condivise. Scrive Michele Serra, uno non sospettabile di conservatorismo, commentando su L’Amaca di “Repubblica” del 27 giugno quanto accaduto al senatore PD Corradino Mineo: Leggi il resto di questa voce
Il sito de “La tecnica della scuola” ha pubblicato un video definito “shock” (https://www.youtube.com/watch?v=OaIUKrmD9Oo) che rappresenta un’insegnante insultata e umiliata dagli alunni di una classe. Il video è accompagnato da un commento di Vittorio Lodolo D’Oria (http://www.tecnicadellascuola.it/item/12563-quando-insegnare-diventa-una-guerra-impossibile.html), noto studioso del burn out degli insegnanti (es. Scuola di follia, Armando 2005).
D’Oria deplora la caduta di credibilità sociale degli insegnanti, le politiche governative degli ultimi anni e soprattutto, che è un suo cavallo di battaglia, lo stress professionale che caratterizzerebbe la professione degli insegnanti. E conclude così: “A questo punto dobbiamo chiederci dove intenda andare a parare questo Governo, dopo aver reciso le radici alla società. Ma subito dopo urge predisporre una risposta adeguata: almeno uguale e contraria per incisività, efficacia e impegno”. Leggi il resto di questa voce
Realizzazione di Luigi Menna
Tre soli giorni erano trascorsi dall’avvio ufficiale dell’anno scolastico e iniziava il tormentone della “Buona scuola”, che mentre scrivo è drammaticamente al centro del dibattito pubblico. Ricordo che non ne scrissi bene, di quella bozza poi sottoposta a consultazione. E neppure oggi scriverei bene di quel che essa è diventata, dopo un anno trascorso con studenti, docenti e dirigenti, ad ascoltare. Sì, perché formazione e aggiornamento in prima battuta sono un’esperienza di ascolto. Di sinergia, di tematizzazione, di riflessione, di prospettiva. Già detto altre volte. Quando ascolti, capisci la scuola. Quella buona e quella meno buona. Capisci la questione del merito. Ovvero, capisci quanto è complicato andare oltre gli stereotipi per vedere l’insegnante buono o la buona pratica. Capacità di ottenere “risultati” o capacità di sviluppare “atteggiamenti”? Chi merita? Chi ottiene prestazioni con voti alti o chi favorisce processi di inclusione? La botte e la moglie. Il MIUR non sa scegliere. E stanzia 200 milioni l’anno per individuare il merito. Quel Direttorio del comitato di valutazione scioglierà il nodo (prestazione versus inclusione) che quarant’anni di scuola di massa non sono riusciti a risolvere? E gli attuali dirigenti, ex docenti ed ex studenti, sono in grado di trovare le perle? Leggi il resto di questa voce
Beppe Bagni è stato eletto nel Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. E’ il Presidente Nazionale del CIDI, e questo è già un elemento di grande soddisfazione per tutti coloro che si riconoscono nel CIDI. Penso che sia il giusto riconoscimento ad un grande della scuola italiana, di cui mi onoro di essere fraterno amico. In bocca al lupo Beppe!
“Se si vuole davvero riformare il sistema di istruzione, bisogna trovare modi e tempi e strumenti e aperture mentali capaci di trasformare le scuole in centri di ricerca permanenti, perché la didattica va ripensata ogni volta e ravvivata ed è sempre più necessario inoltrarci in territori inesplorati, perché ancora oggi il 70 per cento del tempo è impiegato in lezioni frontali e interrogazioni, cioè quanto di meno adatto al coinvolgimento dei giovani e alla costruzione delle conoscenze”.
Franco Lorenzoni è un maestro di scuola primaria. Lo conosco da molto poco, ma lo reputo una delle voci più alte della scuola italiana. E gli do voce a casa mia, perché tra un whatsapp e un sabotaggio Invalsi tutti gli insegnanti abbiano anche tempo di riflettere su alcune cose. Leggiamo non frettolosamente quanto ha scritto dopo lo sciopero del 5 maggio. Aggiungo: Lorenzoni non è favorevole a questo disegno di legge (leggere il suo recente intervento su http://www.left.it/2015/05/20/il-maestro-franco-lorenzoni-contro-la-malariforma-che-avvelena-la-scuola/). Pare che sia diventato necessario prima dire da che parte si sta. Come allo stadio. Molto triste per una categoria di intellettuali come la nostra, ma è diventato purtroppo così.
Ecco l’intervento di Lorenzoni di cui raccomando vivamente la lettura:
Come ogni anno, il CIDI ha messo attorno a un tavolo gli insegnanti per discutere anche del loro lavoro d’aula. Il 12 maggio alla scuola “Giovanni XXIII-Piazzi”, diretta da Aurelia Patanella, si è svolto il tradizionale seminario sul curricolo verticale. La risposta è stata, come sempre, eccellente, di quantità e di qualità. Occorre fare i complimenti allo staff organizzativo del CIDI di Palermo e particolarmente a Luigi Menna, che ha coordinato impeccabilmente ogni cosa. A me è toccata l’introduzione ai lavori, che metto a disposizione di chi non c’era e ha voglia di ragionare su alcune cose.
Foto realizzate da Stella Verde
Oggi si sciopera contro le prove Invalsi nelle superiori. Io non sciopero. Sono Legge dello Stato e ritengo che i ragazzi debbano farle. Obbedisco socraticamente ad una Legge che non condivido. A prove che non so cosa misurino. O meglio lo so. Perché le ho fatte anch’io, come se fossi un quindicenne:
Ecco il risultato delle mie prove del 2014: http://www.insegnareonline.com/cms/doc/900/muragliainvalsi.pdf