In realtà sappiamo bene che proprio la difficoltà e la complessità di materie come il latino e il greco, allenano gli studenti all’apprendimento. Inoltre il valore formativo di queste materie per la costruzione del pensiero logico e per la formazione del pensiero critico è altissimo. D’altra parte sappiamo che i nostri laureati sono apprezzati all’estero per la loro flessibilità cognitiva, per il loro eclettismo, per la capacità di uscire da un dominio di conoscenza: in poche parole per la loro intelligenza. La nostra scuola dunque funziona nel suo impianto di contenuti (Mario Pirani, La Repubblica 26.1.2015)
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Tutti al classico!!!
Whatsapp, laudatores e declinismo
A Vigevano un’insegnante ha mandato per sbaglio una sua foto sexy al gruppo whatsapp che condivide con i suoi alunni. La Dirigente Scolastica della scuola sta facendo luce sulla vicenda per valutare eventuali provvedimenti disciplinari. La notizia, ripresa da vari siti, ha origine dal sito Skuola.net (http://www.skuola.net/news/scuola/foto-sexy-professoressa-whatsapp.html).
Qualche settimana fa era comparso su un altro sito un accorato appello (http://www.osservatoriominori.org/comunicato-stampa/) contro l’ormai diffusa convivenza di alunni e insegnanti nei social network e negli spazi di condivisione consentiti dai cellulari: “Alla luce delle verifiche effettuate chiediamo al ministro Giannini di volersi attivare affinché la presenza dei docenti sui social network venga ad essere regolamentata, con accorgimenti contemplanti anche la possibilità di verifica della condotta virtuale da parte delle istituzioni scolastiche a livello periferico e centrale”. Sta parlando il Presidente dell’Osservatorio dei minori esistente a Milano dal 2000. Leggi il resto di questa voce
I presidi e la didattica
QUALITA’ DELL’INSEGNARE E QUALITA’ DELL’APPRENDERE
CERISDI, 11.12.2014
Attorno all’insegnare e all’imparare si coagulano tutte le dimensioni dell’impresa scolastica e tutte le competenze professionali in gioco nel sistema di istruzione. Per questo un discorso sulla qualità – e sulla geografia di significati chiamati in causa dall’idea di qualità – deve interrogarsi sulle condizioni necessarie a rendere qualitativo l’insegnamento e l’apprendimento.
Si tratta di condizioni di varia natura che interagendo costituiscono un sistema complesso, all’interno del quale le condizioni pedagogiche e didattiche risultano essere causa ed effetto al contempo delle altre variabili. Intanto occorrerebbe, sul terreno epistemologico, distinguere, ma non separare radicalmente, l’aspetto pedagogico – o educativo – da quello didattico, ricordando che la mission precipua della scuola resta quella di istruire. L’aspetto educativo, gramscianamente, è insito in una istruzione che presenti determinati connotati valoriali. La scuola ha in comune con la famiglia gli aspetti educativi dell’istruzione, e le migliori sinergie con essa avvengono quando vige il rispetto reciproco tra le due componenti. Spesso gli insegnanti modellano la loro progettazione didattica e i loro criteri valutativi sulle aspettative delle famiglie, ma si tratta di un’aberrazione. Sarebbe come se la scuola pretendesse di regolare gli stili di vita della famiglia. L’orizzonte dell’ “istruzione educativa” quindi è quella che ci permettere di accedere allo spazio della qualità dell’insegnare e dell’apprendere, che cerco qui di delineare sommariamente, in vitro, per poi valutare la collocazione di questo spazio nell’arcipelago delle altre condizioni. Ma non si può trascurare un cenno alla condizione giovanile nel nostro tempo. Leggi il resto di questa voce
I bambini pensano grande
Venerdì 28 novembre alle 17,30 ai Cantieri Culturali della Zisa di Palermo si presenta il libro di Franco Lorenzoni “I bambini pensano grande”. Saranno presenti anche il presidente nazionale del CIDI Beppe Bagni e la neopresidente del CIDI di Palermo Valentina Chinnici.
Appuntamento da non perdere.
Tutto sulla locandina.
La cultura dell’educazione a Palermo
Dal 20 novembre a Palermo un ciclo di incontri sull’educazione. Personaggi prestigiosi: Galimberti, Bianchi, Cacciari, Recalcati, Vegetti Finzi.
Scarica il modulo per iscriverti.
Insegnare a imparare
Io volevo sapere la vera storia della gente
come si fa a vivere e cosa serve veramente
perchè l’unica cosa che la scuola dovrebbe fare:
è insegnare a imparare.
Torna il blog….impressioni a caldo sulla “Buona Scuola” di Gianrenzi
Veniamo da una stagione in cui la scuola pubblica è stata massacrata. Non può non influire questo retropensiero su chi scorre le 136 pagine prodotte dal Governo e intitolate, con vago sapore demagogico, “La buona scuola”. E’ scritto in tutte le salse che la scuola diventa la priorità del Paese. Amen. Credo che sia doveroso non chiudere la porta in faccia pregiudizialmente agli estensori di questo documento, che contiene tantissime cose, alcune davvero da applaudire, altre da rivalutare con calma, altre ancora discutibili. La questione del buon insegnamento – vero cuore della “buona scuola” – è affrontata di striscio. E forse non era davvero di pertinenza di questo Rapporto, che invece vuole creare le condizioni strutturali per arrivare al buon insegnamento. Chi pensava di poter guadagnare di più facendo l’insegnante leggendo il testo può star tranquillo. Se l’anzianità cede il passo al merito e il merito genera 60 euro mensili netti ogni tre anni stiamo freschi. Basterebbe rinunciare ad un ristorante al mese in coppia per raggiungere lo stesso risultato. In una scuola fatta da 100 insegnanti 66 possono ritrovarsi ogni tre anni con questo incremento. Perché sono meritevoli.
A proposito del demagogico “Fare uscire i docenti dal grigiore dei trattamenti indifferenziati”, si deve considerare che mediamente in una scuola la percentuale di docenti veramente ad alto livello qualitativo non supera il 10-20 per cento. Per arrivare ai due-terzi il ritocco di stipendio non poteva superare la soglia dell’obolo. E per non accedervi bisogna essere davvero inguardabili. A regime una formazione in servizio obbligatoria, come previsto, insieme a tante altre virtù, dovrebbe generare questo miniesercito di meritevoli. Chi temeva che una sparuta minoranza acquisisse privilegi economici oggi può tranquillizzarsi perché, tra il 34 per cento dei docenti di una scuola che non percepisce triennalmente i 60 euro netti in più (perché magari ne percepisce dieci volte di più facendo altre cose nella vita, alla faccia dell’appetibilità della professione….) ed il 66 che lo percepisce, lo sbandierato concetto di “differenziazione” si va a fare benedire. Tanto valeva non legare il merito e la differenza al portafoglio e individuare qualche meccanismo di prestigio professionale e sociale che facesse valer la pena di far parte dei 66. Sarà il docente mentor la qualifica più appetibile, anche economicamente? Vedremo.
Almeno un terzo del contenuto del documento è molto renziano. Effetti speciali, linguaggio facci-sognare, largo respiro. Se tutto quel che è scritto nel documento si realizzasse ci sarebbe comunque da allietarsi, detto senza ironia. Dai tagli-Gelmini a questo plafond di interventi il salto è cospicuo. In rete è possibile vedere la ridda di reazioni dei sindacati e di tutti coloro che se ne intendono veramente di precariato, di contratti e di costi. Qui, in modo molto più dozzinale e plebeo, si prova a leggere il testo per vederci cosa ne viene, da tutto quel che vi è contenuto, alla formazione dei ragazzi. Resto dell’idea che la chiave è la formazione in servizio, e della formazione bene si parla. Non tanto per l’obbligatorietà, quanto per il format, tagliato sulla cooperazione e sullo scambio di esperienze, e sugli attori della formazione. La frase più bella di tutto il documento è questa: “Un docente è il formatore più credibile per un altro docente” (p.47).
Due mesi di consultazioni. Per farne poi che cosa? Staremo a vedere. Vale la pena comunque non distrarsi. Nessun dorma, in questa fase, perché almeno sperare non costa niente.
Ottime riflessioni dall’amico e collega Carlo Columba: http://www.columba.it/le-nuove-opportunita-per-tutti-i-docenti-formazione-e-carriera-nella-buona-scuola/


