Archivi categoria: Cultura e società

Chi ha paura delle famiglie a scuola?

001Il giovanissimo (trentatreenne) scrittore Paolo Di Paolo commenta su “Repubblica” del 17 settembre scorso la lettera provocatoria che il Dirigente del Liceo Scientifico “Fermi” di Bologna ha inviato ai genitori per inaugurare l’anno scolastico. Questa conteneva un decalogo, ironicamente concepito, volto a far fallire la scuola. Alcuni comandamenti di questo decalogo: “Evitate di parlare con i docenti” “Credete loro (sc. ai figli) anche contro l’evidenza” “Giustificateli sempre e comunque” e via discorrendo. Non li enuncio tutti perché si sarà compreso il malessere che soggiace a questo tipo di elaborazioni. Nelle intenzioni del Dirigente c’era evidentemente il desiderio di “educare” i genitori a non oltrepassare il confine che suddivide le pertinenze tra scuola e famiglia e quindi ad intrattenere con la scuola un rapporto collaborativo.

Il giovane scrittore Paolo Di Paolo, che parla di alleanza trasformata in “guerra aperta”, commenta la lettera argomentando come segue. In prima battuta, enuncia tutti i mali della scuola di cui la scuola stessa sarebbe incolpevole accentuando la mortificazione sociale dei docenti, che sarebbero diventati dei “perdenti” di fronte ad un’ “ignoranza sempre più arrogante e rumorosa”. Molti genitori entrerebbero “a gamba tesa” e farebbero “invasione di campo” anziché restare, come dovrebbero “al bordo”. E’ notevole, per inciso, che quel Dirigente avesse parlato di “minoranza” affermando addirittura che il dialogo con le famiglie dei suoi alunni sarebbe ottimo. Quindi il commentatore, che non è mai entrato né in una classe né in un’aula professori, né ha mai partecipato ad un collegio dei docenti o ad un consiglio di classe, può affermare che questi genitori compromettono “non solo il sereno lavoro dei docenti – valido, efficace o no che sia (sic!) -, ma soprattutto il loro rapporto con gli alunni, riducendolo a un conflitto permanente”.

Considerazioni di un docente che è anche genitore. Leggi il resto di questa voce

Quando leggere di storia è davvero utile

001Forse non molti si aspetterebbero che il Sindaco di Londra, recentemente tirato in ballo dalle cronache britanniche del dopo Brexit, è autore di un libro godibile sui Romani.

Dalla Prefazione: “I Romani dovettero vincere fieri sentimenti di orgoglio nazionale e, se sì, come ci riuscirono? Come poterono popoli così diversi condividere una comune identità europea, quella romana, mentre per noi, oggi, questo obiettivo appare tanto difficile da raggiungere? Il libro che avete tra le mani è un tentativo di spiegare come i romani relizzarono questo incredibile trucco”.

E per chi vuole perseverare non andrebbe perduto neppure il saggio di Luciano Canfora: Il presente come storia. Perché il passato ci chiarisce le idee.

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Cogita aut labora

indexUn oggetto sconosciuto si fa strada tra le famiglie dei ragazzi che frequentano le scuole superiori: alternanza scuola-lavoro. In realtà da undici anni la scuola italiana l’aveva messo all’ordine del giorno (DLgs 77/2005), ma la sua realizzazione era stata limitata agli Istituti Tecnici e Professionali e solo in qualche caso ai Licei, certamente non coinvolgendo i Licei di serie A. Adesso tutti a fare alternanza scuola-lavoro. Alunni sedicenni, di tutti gli Istituti superiori, devono fare questa esperienza. Si va, accompagnati da docenti della scuola, in luoghi dove si lavora (aziende, istituti di ricerca, musei, centri accreditati) e si prova a comprendere che vuol dire lavorare. Poi in qualche modo la scuola farà valere nelle proprie valutazioni questo tipo di esperienze. 400 ore in un triennio nei Tecnici e Professionali, 200 ore nei Licei. Lo vuole sempre quella legge chiamata Buona Scuola. E’ un altro tassello. Le scuole convocano i genitori per spiegare di che si tratta. Fin qui l’informazione, per chi, tra i lettori di questo blog, fosse disinformato.

Dovremmo intervistare i defunti Croce Benedetto e Gentile Giovanni per sapere che ne pensano di un liceale che fa l’alternanza scuola-lavoro. Ne penserebbero tutto il male possibile. Tuttavia se a qualcuno in Italia è venuto in mente di alternare la scuola al lavoro nelle scuole superiori forse la responsabilità un po’ è anche loro. Nel 2002 un signore dal cognome Bertagna pose intelligentemente la questione del rapporto tra theorìa e techne nelle nostre scuole. Erano i tempi della Moratti, ed è da lì, dal pur giusto desiderio di superare questa dicotomia radicale, che provennero le prime suggestioni approdate poi nel 2005 nel famoso Decreto. Leggi il resto di questa voce

Tolga il disturbo prof

img307Sabato scorso ho deciso di andare in libreria per comprare l’ultimo libro di Paola Mastrocola che si intitola “La passione ribelle”. Ho deciso di impegnare 14 euro. L’ho preso e ho cominciato a leggerlo. Sono 150 pagine e ne ho lette 15. Devo resistere. Devo continuare fino alla fine. Nelle prime 15 pagine l’autrice fa capire cosa girerà e rigirerà per tutto il libro, cioè le prime due righe: “Lo studio è sparito dalle nostre vite. Nessuno studia più. Se ne può fare a meno. E non ci piace, né per noi né per i nostri figli”. Il primo capitolo è tutto così. Apodittico. Studiare non piace. La cultura è finita. Chi studia è uno sfigato. Prima gli insegnanti studiavano. Ora no. Oggi si esibisce l’ignoranza. Prima-ora. Allora-oggi. Un tempo-ai nostri giorni. Non si salva nessuno. Neppure Pennac, quando dice che a scuola andava male. Quando lei era giovane era studiosa, ma non poteva dirlo per non essere presa in giro. Quindi a quanto pare anche prima nessuno studiava. Ma lei sì. Come Leopardi. E lei voleva essere come Leopardi, ma poi… “ho capito che non sarei mai diventata Leopardi. Fu una delle più cocenti delusioni”. E chiude qui il primo capitolo. Possibile che nelle pagine successive la musica cambi? Non ha importanza. Devo resistere e andare fino in fondo, prima di chiederle gentilmente, parafrasando un suo stesso libro: “professoressa Mastrocola, tolga il disturbo please”.

L’invidia ai raggi X

Ieri pomeriggio successo di pubblico e di vendite alla Libreria Modusvivendi di Palermo per il libro curato da Giovanni Salonia dal titolo “I come Invidia” (Cittadella editrice euro 11, prenotabile presso la stessa libreria). L’incontro, moderato da chi qui scrive, ha visto gli interventi degli autori Giovanni Salonia e Valentina Chinnici, quest’ultima presidente del CIDI di Palermo partner organizzativo dell’iniziativa. Un tardo pomeriggio denso, pieno di spunti di riflessione ma al contempo informale e in alcuni momenti anche allegro, ben documentato dalle brevi notazioni di un altro blog (per evitare l’autoreferenzialità) e da queste foto, come sempre realizzate da Stella Verde.

Conversazione sull’invidia

Mercoledì 9 settembre alle 18,30 a Palermo, presso la libreria Modusvivendi di via Quintino Sella, si parlerà di invidia, invidiosi e invidiati. C’è un bel libro appena uscito su questi argomenti. Val la pena fare un salto.

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Un ebook da consigliare

L'uomo di vetro

Pubblicato da Bompiani in prima edizione e da Sugarco nella seconda edizione, L’uomo di vetro, scritto dal giornalista Salvatore Parlagreco attuale Presidente del CERISDI, ha ricevuto il Premio Walter Tobagi ed ha ispirato il film omonimo prodotto e distribuito da Rai fiction. Ora viene proposto on line, in un e-book affidato alla distribuzione di Amazon.

Per saperne di più: http://www.siciliainformazioni.com/191712/santo-assassino-pazzo-savio-leonardo-vitale-luomo-di-vetro-e-book

 

 

Tanti…….(quasi) tutti

!cid_91699FCC-B34F-4FC1-AEDB-ECBE054222F2 !cid_B8185B56-0D37-4EE5-8C2B-E4B94152D3AD !cid_C60C6893-9ED4-4765-ACC1-4C579AA8F5D8A Palermo la sciopero della scuola è stato trionfale dal punto di vista della partecipazione. Se sarà altrettanto trionfale dal punto di vista dell’efficacia non sappiamo, ma è lecito non disperare. In genere ho imparato in questi ultimi vent’anni che chi scrive le leggi sulla scuola per avere 10 di consenso chiede 20, in modo da fare arrabbiare tutti e poter dire poi di avere accolto le richieste della scuola. Come per il merito da attribuire ai due terzi del collegio. Non ci credeva palesemente neppure chi lo aveva scritto. Mero gioco delle parti. Lo sciopero verosimilmente farà abortire dal DdL le parti più ripugnanti messe lì a bella posta, ma le inquietudini non cessano, perché comunque anche ciò che sarà cancellato in qualche modo da qualcuno fu pensato e se fu pensato vuol dire che l’idea di scuola che circola al MIUR non è precisamente quella che circola nella scuola militante. Sarebbe interessante capire cosa ne pensano i signori Dirigenti, di cui s’è vista scarsa traccia al corteo. Sappiamo di tre categorie di DS: gli irriducibili accentratori smaniosi di potere che diffidano il Governo dal togliere una virgola dal testo in discussione; i DS che vengono da un passato sindacal-democratico, che manco a morire rinuncerebbero agli ordinari processi decisionali della scuola; e infine i DS forse un po’ radical-chic, tra cui qualche distaccato nelle stanze del potere, che strizzano l’occhio alle manifestazioni e poi in cuor loro dicono: “ma con questi organi collegiali da strapazzo non è meglio che decidiamo tutto noi?”.

La mia idea è che il Governo otterrà quel che realmente vuole, ma che la scuola se vuole può essere un’interlocutrice capace di mettere i piedi sul tavolo. Il fronte sindacale si è riunito per l’occasione ma prevedo imminentissimi scioglimenti. E’ un po’ come nella politica. Per qualcuno coalizzarsi significa dovere condividere un pensiero con altri, e questa condivisione fa perdere la propria ragione di esistenza. Sulla parola “manifestare” staranno uniti, sulle parole “bloccare” e “sabotare” torneranno a dividersi, fin dal prossimo 12 maggio. E con loro i docenti. E per il Governo sarà il classico divide et impera.