Archivio dell'autore: Muraglia

Un anno senza Giancarlo Cerini

A Forlì nel 2016

Era di quelle presenze che ti danno la sensazione di latitare per settimane o mesi. Ma quando la posta elettronica o whatsapp lo facevano ricomparire era come se ci si fosse sentiti o scritti il giorno prima. Nel frattempo aveva messo insieme cento idee, ma quel che colpiva è che di quelle cento alcune erano ritagliate precise per te, e quando ti chiedeva di scrivere questo o quell’altro dentro una cornice che lui aveva elaborato ti sembrava che proprio di quello ci fosse bisogno in quel preciso contesto. Conosceva perfettamente vocazioni e talenti di tutti, e a ciascuno chiedeva quello che era di stretta pertinenza dell’interessato. Un vero direttore d’orchestra che conosceva i suoi musicisti.

Un anno senza Giancarlo. Senza l’imprimatur. L’imprimatur è quella sensazione, anche se non espressa, di valere, di poter fare qualcosa di utile per la scuola. L’imprimatur è quel pensare a lui mentre scrivi, indovinare cosa ne penserebbe. Soltanto quando mi occupavo di Dante non si sentiva particolarmente coinvolto, per ovvia diversità di interessi. Eppure il ventisettesimo canto del Purgatorio ha un’espressione che ben si potrebbe adattare al ricordo di lui. Quando Virgilio, la guida, scompare alla vista di Dante, il poeta esclama: Ma Virgilio n’avea lasciati scemi di sé. Appunto, Virgilio ci aveva lasciati privi di sé. E forse, davvero, anche un po’ più “scemi” quando vogliamo capire qualcosa di questa scuola sgarrupata.

Il prossimo 27 aprile lo ricorderemo a Palermo. Qui la locandina.

Purgatorio canto XXXII: MONDO

Ha fatto verità in se stesso

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Purgatorio canto XXXI: CONFESSIONE

Fare emergere a linguaggio l’Inconfessabile

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Purgatorio canto XXX: ANGOSCIA

La demolizione della propria immagine

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Purgatorio canto XXIX: MELODIA

La musica è viatico di armonia

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I tiranni nel Dantedì 2022

INFERNO CANTO XII, 100-105

TRA I VIOLENTI CONTRO IL PROSSIMO

Or ci movemmo con la scorta fida
lungo la proda del bollor vermiglio,
dove i bolliti facieno alte strida
.

Io vidi gente sotto infino al ciglio;
e ’l gran centauro disse: “E’ son tiranni
che dier nel sangue e ne l’aver di piglio”.

In un fiume di sangue bollente nuotano per sempre dittatori, aggressori e assassini.

Da chiamare con il loro nome. Senza ambiguità.

Purgatorio canto XXVIII: DONNA

Il simbolo della beatitudine terrena

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Purgatorio canto XXVII: ARBITRIO

Ti riconosco sovrano di te stesso

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