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Professoressa, almeno lei…..

Sulla newsletter della Tecnodid è comparsa un’intervista alla Presidente dell’Invalsi, prof.ssa Anna Maria Ajello.

Istruttiva la lettura.

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L’alunno immaginario dell’Invalsi

InvalsiA rischio di farsi tacciare di ideologici, bisogna dirlo sui tetti. Qualcuno ha dato un’occhiata alla prova Invalsi di Italiano somministrata agli Esami di Stato del primo ciclo?

Qualcuno ha visto cosa deve riuscire a fare un quattordicenne italiano in 75 minuti dopo averne trascorsi altri 75 a decifrare il test di Matematica?

Se qualcuno lo ha fatto desidero confrontarmi con lui o lei che sia. Voglio chiedergli o chiederle: a chi giova tutto questo? Che conclusioni saranno tratte dai risultati? E poi voglio fare una proposta: proviamo a somministrare la stessa prova a studenti del biennio delle superiori, che ormai peraltro la disertano regolarmente? O ancora: proviamo a somministrarla ad un gruppo di docenti di Italiano del primo ciclo e vediamo cosa combinano in 75 minuti?

C’è qualcosa di disumano sotto il cielo della nostra scuola. C’è qualcosa che prima o poi qualcuno dovrà rivisitare. Si chiama delirio misurativo. Si chiama religione del risultato. Si chiama culto del punteggio e del numero. Desidero incontrare una di queste formatrici e formatori Invalsi, radunare dieci docenti di Italiano del primo ciclo e quindici studenti “bravi”. Metterci tutti attorno a un tavolo con quella roba somministrata il 16. E discutere. Discutere, approfondire, tornare forse con i piedi per terra. Togliamo questa assurdità dagli Esami del primo ciclo. Le menti più intelligenti e preparate si uniscano per ottenere questo. I sindacati. Le associazioni, dei docenti e dei dirigenti. Perché questo, o meglio la sua retroazione, e la sua presenza nei RAV, nei PDM, nei PTOF e soprattutto nell’immaginario collettivo delle scuole e delle famiglie, sta avvelenando tutti i curricoli, gli ambienti di apprendimento ed i percorsi della formazione in servizio. Qualcuno fermi il treno in corsa ed i suoi macchinisti impazziti che distaccati qua e là nelle stanze dell’apparato hanno dimenticato (o non hanno mai saputo) cos’è un quattordicenne nel terzo millennio.

L’essenziale è misurabile

imagesSarà capitato a molti, tra dirigenti e docenti della scuola, di assistere a conferenze di servizio, a convegni o a seminari in cui illustri rappresentanti del MIUR o degli UUSSRR presentano le nuove opportunità offerte dalla Legge 107 e dal Sistema Nazionale di Valutazione. Da settembre a questa parte, quando ho assistito personalmente a questo tipo di eventi o quando mi sono fatto riferire da altri, sono arrivato sempre alla conclusione che i casi sono due: o la scuola reale non capisce nulla di scuola, oppure la scuola degli apparati non “vede” la scuola reale.
C’è un mantra che la scuola degli apparati ripete continuamente, e forse la scuola reale non riesce a capirlo: solo ciò che è misurabile è migliorabile. Sul migliorabile chi potrebbe contestare? Alzi la mano chi non vorrebbe che le cose migliorino. Però io tutte le mattine in classe riesco a migliorare il clima relazionale che c’è tra i miei alunni, ma per far questo non ho avuto bisogno di “misurarlo”. Anche il gusto per la poesia dei miei alunni riesco a migliorare, ma non posso giurare di averlo fatto sulla base di una “misura”. La misura è oggettiva, io per fortuna non sono che un soggetto. Leggi il resto di questa voce

RAV questo sconosciuto….

Il 29 aprile scorso, nel Liceo Scientifico “Galilei” di Potenza, docenti e dirigenti di varie scuole, alla presenza di un dirigente tecnico dell’USR Basilicata, hanno partecipato ad un seminario di studi sull’autovalutazione e sul RAV. Relatori Beppe Bagni, presidente nazionale del CIDI, e chi qui scrive, i cui appunti ed il cui schema di riconfigurazione degli indicatori magari potrà essere utile a qualche scuola che ancora è ai nastri di partenza della riflessione. In calce agli appunti il rimando a pubblicazioni autorevoli sull’argomento.

Un bel pomeriggio di riflessione e formazione

Ieri pomeriggio alla “Giovanni XXI-Piazzi” di Palermo il CIDI ha messo insieme Mario Ambel ed il sottoscritto a ragionare di certificazione di competenze e didattica orientata alle competenze davanti a circa 150 persone tra dirigenti, docenti in servizio e tirocinanti. Attenzione, interesse e motivazione. Tanta carne al fuoco, tante criticità, tanto materiale, tanto desiderio di capire e approfondire. Qui le slides del mio intervento, che presto troverà una forma più articolata in altre pubblicazioni cartacee e digitali. A seguire alcune foto dell’evento, realizzate da Paola Grasso e Stella Verde.

 

Prove tecniche di saggezza didattica?

Il MIUR ha emanato la circolare che avvia la sperimentazione di un modello di scheda di certificazione delle competenze per la primaria e il primo ciclo, corredandolo di  linee guida per la compilazione.

Chi da tempi non sospetti dubita (eufemismo) della capacità dei test Invalsi di rilevare competenze non può che saltare sulla sedia. Guardate un po’: “Per la scuola primaria il documento di certificazione delle competenze, a firma del dirigente scolastico, è redatto dagli insegnanti a conclusione dello scrutinio finale della classe quinta. Relativamente alla secondaria di primo grado, viene stilato in sede di scrutinio finale solo per gli studenti ammessi all’esame di Stato e consegnato alle famiglie degli alunni che abbiano sostenuto l’esame stesso con esito positivo” (Linee guida pag.11).

Dunque le competenze si certificano prima e quindi a prescindere dall’esito analitico delle prove d’esame? E la certificazione delle stesse si consegna alle famiglie tale e quale in virtù del solo esito “positivo” dell’esame? L’esame aggiungerebbe quindi solo il voto finale? E che rapporto instaura questo voto con la certificazione già stilata? Dunque le prove Invalsi dell’esame non entrano neppure di striscio nella certificazione delle competenze già stilata dagli insegnanti in sede di scrutinio finale? Stiamo per caso dicendo che le prove Invalsi non c’entrano niente con le competenze ovvero che il re è nudo? E magari anche che alle competenze non si danno voti (“tralasciando di riportare, come richiesto dal DPR 122/2009, il voto”, sempre linee guida)?

L’ossimoro della “valutazione oggettiva”

Non ho mai amato le posizioni di Giorgio Israel. Adesso ho cambiato idea. Finalmente qualcuno che sul piano epistemologico smantella la pretesa oggettivistica dei test Invalsi e dà voce a tutti coloro che da anni, inascoltati (se non irrisi), denunciano l’assoluta impossibilità che questa testificazione del sapere dica qualcosa di culturalmente fruibile sulla scuola reale, sui ragazzi reali e sui docenti reali. Sono 27 minuti e 37 secondi (purtroppo il video risulta monco proprio alla conclusione). Ma non si possono perdere. Particolarmente interessante per i docenti di Matematica, ma la questione epistemologica riguarda tutti.

Preciso che il riferimento alla Gilda sul video di youtube non ha nulla a che fare con me.

La grande bugia dei voti scolastici

In tempi di scrutini ed esami, non è male tornare su argomenti che sollevano il delicatissimo tema della cultura valutativa degli insegnanti italiani, di cui l’uso falsamente oggettivo del voto numerico e del numero in generale è il tristissimo emblema. Da tempo denunciamo il totale offuscamento di gran parte degli insegnanti del secondo ciclo, che non riescono più ormai a parlare degli apprendimenti dei ragazzi se non etichettandoli con un linguaggio assolutamente inadeguato ovvero quello dei numeri e delle medie numeriche, che risultano essere la banale caricatura del momento valutativo.

imagesLa Repubblica del 25 giugno ha pubblicato un servizio sui voti scolastici che non merita affatto di essere trascurato. La svolta del sistema scolastico francese viene commentata da Anna Maria Ajello e da Maria Pia Veladiano. Per non nascondersi dietro un dito, segnalo che l’opinione delle due studiose coincide perfettamente con quella di chi qui scrive.