La grande bugia dei voti scolastici

In tempi di scrutini ed esami, non è male tornare su argomenti che sollevano il delicatissimo tema della cultura valutativa degli insegnanti italiani, di cui l’uso falsamente oggettivo del voto numerico e del numero in generale è il tristissimo emblema. Da tempo denunciamo il totale offuscamento di gran parte degli insegnanti del secondo ciclo, che non riescono più ormai a parlare degli apprendimenti dei ragazzi se non etichettandoli con un linguaggio assolutamente inadeguato ovvero quello dei numeri e delle medie numeriche, che risultano essere la banale caricatura del momento valutativo.

imagesLa Repubblica del 25 giugno ha pubblicato un servizio sui voti scolastici che non merita affatto di essere trascurato. La svolta del sistema scolastico francese viene commentata da Anna Maria Ajello e da Maria Pia Veladiano. Per non nascondersi dietro un dito, segnalo che l’opinione delle due studiose coincide perfettamente con quella di chi qui scrive.

 

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Insegnante, blogger di servizio

Pubblicato il giugno 26, 2014, in Cultura e società, Educazione e scuola con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. “Io ne ho viste cose che vuoi umani non potreste immaginarvi…..” (dal film BLADE RUNNER)

    Ho letto l’articolo di Maria Pia Veladiano che mi trova in pieno accordo con quanto da lei scritto. Nella parte finale in cui scrive: – “Il voto non è la
    valutazione, lo sappiamo. Senza voti si può fare scuola e può essere anche pedagogicamente vincente questo andare controvento rispetto a una
    società che tende a mettere in numero tutto, e invece la scuola è soprattutto pazienza e sapienza di tempi di crescita diversi, e il riconoscimento di
    modi liberi di diventare quel che si desidera e si può diventare.”…
    “Proprio le esperienze che hanno già una loro storia
    ci consegnano una serie di attenzioni, che sono forse vere e proprie condizioni: centralità del rapporto studente-docente, don Milani è uno, ma se
    non c’è passione educativa non si può, e poi formazione degli insegnanti, che vivono nello stesso mondo dei loro studenti e non possono passare
    la loro vita in aula a inseguirlo arrancando dietro conoscenze (non solo digitali) che i ragazzi maneggiano dalla materna.”
    Queste affermazione stridono con quanto visto in nove anni di servizio di cui otto sul sostegno nella scuola primaria, soprattutto riguardo a colleghe fossilizzate in metodi obsoleti (lavorando su quaderni di cicli e cicli fa, ostinandosi nella convinzione di essere pedagogicamente e didatticamente con la coscienza a posto!), utilizzando indicatori di valutazioni scopiazzati di qua e di là e qui mi sorge spontaneo citare l’autrice del brano:- “Un giudizio articolato può non dir nulla per dieci righe” e utilizzando la scala di valutazione numerica in modo molto approssimativo, facendo medie matematiche su verifiche eseguite da bambini di classe prima/seconda/… come se fossero test d’ingresso all’università, in cui sei un numero di matricola e non un “esserino” in fase di crescita formativa.
    Ma il mio essere insegnante (di sostegno), in alcuni casi, non mi ha permesso di avere la libertà e il potere decisionale sulle valutazioni finali della classe, ma solo del “mio” alunno e la parola MIO è virgolettata non a caso… in conclusione tutta la RIVOLUZIONE DEL SISTEMA VALUTATIVO non sarà davvero realizzabile fin quando, a mio parere, non si svecchierà il corpo docente della scuola italiana, “Abbiamo un’occasione unica – ha detto Reggi al quotidiano “La Repubblica” – per un ricambio generazionale che non possiamo perdere: tra il 2017 e il 2022 il 40 per cento degli attuali insegnanti andrà in pensione e questa è l’occasione per sostituirli con docenti più attrezzati e rispondenti alle esigenze della scuola del futuro”, peccato però che nel 2022 io avrò già 49 anni, spero di non diventare, durante il ricambio generazionale, “obsoleta” come molte colleghe che ho incontrato nel corso degli anni!!!!
    Un abbraccio prof

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