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Un anno con le scuole e con la scuola

Anche quest’anno scolastico, che volge al termine, mi ha consentito di percorrere tratti di strada con colleghe e colleghi di altre scuole, di altre province e di altre regioni. Da tempo vado veicolando una reinterpretazione del costrutto “formazione e aggiornamento” quale non più rispondente alle reali esigenze delle comunità professionali degli insegnanti. Questo costrutto infatti risente spesso di un implicito trasmissivo, per il quale sarebbe necessario che gli insegnanti di tanto in tanto si esponessero a momenti, come si sente dire, “erogativi” per accrescere le proprie competenze professionali. Ritengo che, pur riconoscendo che in qualche esperienza si è rivelato importante e necessario “informare” e “aggiornare”, la categoria interpretativa più adatta all’evento comunicativo che si consumava in questa o quella scuola si è rivelata essere quella di “riflessività professionale”.
L’insegnante infatti è a mio parere un professionista riflessivo. La formazione in servizio consiste nella possibilità di rivisitare e tematizzare l’esperienza condotta con gli studenti e con i colleghi. Quando questo accade, ho potuto constatare che le centinaia di persone che ho avuto occasione di incontrare hanno accettato la sfida della riflessione sull’azione. E’ vero quel che si dice in giro, che i momenti formativi sono per lo più sgraditi alla gran parte degli insegnanti. Ma è anche vero che c’è in giro un cospicuo numero di insegnanti disponibili a momenti di riflessione condivisa sul proprio lavoro, in cui è possibile passare in rassegna tutti i momenti che vedono la didattica farsi vita vissuta a contatto con le difficoltà e le emozioni dei bambini e dei ragazzi. Quando, in altri termini, la formazione in servizio si fa induttiva, nel senso che riesce a trarre le mosse dallo spazio empirico quotidianamente vissuto, cresce notevolmente la disponibilità ad accedere a categorie interpretative, paradigmi, quadri concettuali capaci di suggerire una lettura più sofisticata e scientificamente avveduta di quel che accade ogni giorno nelle aule.
Questa impostazione mi ha permesso di incontrare dirigenti e docenti di ogni ordine e grado di scuola. Grande spazio ho dedicato al curricolo verticale nelle scuole del primo ciclo (a Palermo, a Siracusa, a Buccheri, a Misilmeri, a Mistretta….), alla luce delle Indicazioni ministeriali del 2012, ma il secondo ciclo non è stato a guardare. Ho avuto la possibilità di incontrare bellissime professionalità a Cagliari, a Camerino e a Termoli, con cui discutere di curricolo e competenze. Così anche al Liceo Catalano di Palermo. Particolarmente gradevole è risultato discutere di didattica orientativa a Castro dei Volsci in tandem col grande Maurizio Tiriticco. Devo dire però che quest’anno il massimo sforzo di riflessione ho dovuto dedicarlo al tema della motivazione allo studio, che mi ha visto compagno di strada di colleghe e colleghi deliziosi, alla Buonarroti di Palermo, alla Guastella di Misilmeri, a Catania. Ho imparato tantissimo da loro. Ho visto realizzare pratiche di incremento della motivazione allo studio fornite di grande sapienza didattica.
C’è in giro un sacco di gente capace di insegnare e di insegnare bene. Scorrono tutti questi visi nella mia memoria, questi docenti e i loro dirigenti, spesso giovani e pieni di entusiasmo. La scuola siciliana mi è apparsa ancora una volta eroica, ma anche altrove non si scherza. Non è possibile, in tempi di tagli, di demotivazione e di malcontento, non testimoniare quanta scuola seria c’è in giro, quanto pensiero pedagogico, quanta dedizione. E che dire di quel che ha fatto ancora una volta il CIDI di Palermo quest’anno? Il bellissimo convegno sulle Indicazioni 2012, con Giancarlo Cerini e Giuseppe Bagni, la preparazione al concorso a cattedra, il sostegno che ha dato a tante scuole, la partecipazione a imprese di formazione a carattere europeo (Comenius regio), ma soprattutto il seminario sul curricolo di maggio, pieno di idee, di spunti, di prospettive, che presto diventerà una pubblicazione. Trent’anni quest’anno, per il CIDI di Palermo. Ci sono insegnanti nella nostra città e nella nostra regione che dentro questo spazio associativo hanno visto i capelli imbiancarsi. Nell’83 avevo appena 21 anni. E il CIDI c’è ancora. Grazie a Silvio Vitellaro, a Valentina Chinnici e a quella squadra formidabile di docenti e dirigenti che lo regge con grande sacrificio. Volontariato puro.
Ecco, questo è quel che mi sembrava giusto e doveroso testimoniare. Vanno omaggiate le centinaia di docenti e dirigenti che consentono alla scuola italiana di resistere allo tsunami che l’ha falcidiata negli ultimi anni. Di resistere, devo dire, anche a quella testificazione del sapere che sempre di più incombe nelle nostre aule, questa sindrome valutativa che, all’interno di una ragionevole esigenza di tenuta del sistema, introduce procedure di rilevamento degli apprendimenti (?) che lasciano profondamente perplessi. Resistere culturalmente a questo significa anche continuare a coltivare il gusto del processo, della fatica intellettiva, dell’errore come risorsa, del cantiere, del prodotto grezzo, del portfolio inteso come possibilità di mettere insieme e reinterpretare tutte le cose belle e brutte che si vanno accumulando nella carriera di uno studente.
Lo diceva anche De Gregori:
“Nino, non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
questo altro anno giocherà con la maglia numero sette”.
Questo dicono ogni giorno ai loro ragazzi gli insegnanti che ho incontrato quest’anno. Sperare di indossare la maglia numero sette è il diritto di ogni ragazzino. Chi sa di calcio ricorderà che il numero sette stava quest’anno sulla maglietta di chi ha realizzato il maggior numero di gol. Sogniamoli capocannonieri. I sogni non li può tagliare nessuno.
Buona conclusione di anno scolastico!

Il bel pomeriggio sul curricolo al CEI

Si è svolto oggi al CEI il seminario sul curricolo verticale organizzato dal CIDI di Palermo. C’è ancora una scuola attiva e sensibile, dall’infanzia al secondo ciclo, che è capace di interrogarsi sulle didattiche, e di questo dobbiamo rallegrarci. Complimenti a questi irriducibili del CIDI di Palermo che continuano a offrire occasioni di crescita professionale.

Qui di seguito alcune foto, realizzate da Stella Verde, ma anche l’intervento introduttivo che mi è stato richiesto per l’occasione. Rimando al sito del CIDI di Palermo per ulteriori ragguagli e materiali.

Discutiamo sulla gratitudine il 7 maggio

Invito 7 maggioIl prossimo 7 maggio la rivista “Le nuove frontiere della scuola”, che ha appena compiuto il suo decennale, presenta l’ultimo suo numero dedicato alla gratitudine.

La rivista

Dieci domande ai professori appassionati di merito

  1. Lei ha compreso che cos’è il merito scolastico?

  2. Lei ha compreso di chi è il merito del merito scolastico?

  3. Lei ha guardato come si sta in una casa dove non c’è un libro?

  4. Lei ha osservato una famiglia dove si parla soltanto in dialetto?

  5. Lei ha mai visto una maestra che fa i miracoli nel far west?

  6. Lei ha mai visto che fanno i ragazzi nelle borgate?

  7. Lei è entrato mai in classe in un Istituto Professionale?

  8. Lei ha mai visto risorgere un alunno?

  9. Lei ha mai fatto risorgere un alunno?

  10. Lei ha mai messo un “dieci”?

Sistema nazionale di valutazione….de che?

“……questo gran parlare di valutazione, con riferimento pressochè esclusivo non solo alle rilevazioni attraverso le prove standardizzate degli apprendimenti, ma a tutti gli aspetti e agli attori della vita scolastica, tende a convincerci che i mali della scuola si risolvono concentrandoci essenzialmente su pratiche di rilevazione esterna e “oggettiva”. Il rischio che si coglie distintamente è che questa enfasi ci impedisce di vedere, sul fronte della valutazione, uno dei più grossi problemi del nostro sistema scolastico: la mancanza di una cultura valutativa diffusa. Senza della quale nessun sistema nazionale di valutazione è credibile e può dare frutti.”

Val la pena leggere tutto l’articolo di Antonio Valentino.

Valutazione degli apprendimenti e valutazione di sistema. Quando se ne perde senso e direzione di marcia

Perché gli studenti non ascoltano?

Mi sembra particolarmente utile sottoporre a tutti noi che insegniamo nel secondo ciclo questa riflessione della mia amica Maria Piscitelli che, sulla scorta di un articolo recente di Marco Lodoli, mette, per così dire, i piedi nel piatto sul nodo principale del nostro lavoro: il disinteresse di molti nostri alunni per gli oggetti culturali proposti dalla scuola e, soprattutto, per il modo in cui li propone. Buona lettura.

Perché gli studenti non ascoltano? – 2012 – Education 2.0.

Il buon maestro

“Il buon maestro non si costruisce a tavolino. Più importanti delle indicazioni ministeriali, dei corsi di aggiornamento, dei libri di testo sono la solida formazione ricevuta negli studi universitari e – soprattutto – un requisito strettamente soggettivo, anzi psicologico: la fiducia nella possibilità d’incidere sulla massa di adolescenti inerti o distratti, valorizzando i talenti dei singoli individui e assicurando loro la necessaria preparazione disciplinare. Ciò vuol dire che l’insegnante deve, più di quel che valga per altre professioni, credere al lavoro che fa e scommettere su sé stesso, proponendosi agli allievi come un esempio positivo, non usurato dalla routine e non rassegnato alle tante cose che non vanno. Come tutte le scommesse, si può vincere o perdere; ma se si vince, ogni docente – dalle elementari in avanti – resterà un riferimento nitido e costante per l’allievo, anche quando il ragazzo sarà diventato adulto, e la sua lezione non andrà dispersa”.

(Luca Serianni, L’ora di italiano, 2010)

Un bel pomeriggio di scuola alla Piazzi

Pomeriggio di grande rilancio e partecipazione oggi al CIDI di Palermo dopo il cambio di gestione. Si è parlato di Indicazioni nazionali per il primo ciclo. Folta la presenza di Dirigenti. Qui le slides del mio intervento.