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L’intelligenza del valutare scolastico

VociOrmai pare che non ci sia rimedio. Il discorso pubblico sulla scuola ha imboccato una strada a senso unico: la valutazione. Di tutto: delle scuole, degli insegnanti, degli studenti, delle competenze. Sindrome del termometro senza prevenzione e senza terapia. Non si capisce cosa si dovrebbe misurare e valutare. Apprendimenti, saperi, curricolo, cultura della scuola, formazione degli insegnanti: tutto questo può attendere. Occorre invece fare il check-up organizzato dell’esistente. Per il “miglioramento”. Con quali risorse?

Non che l’argomento non sia centrale. Lo è, eccome. E si capisce bene quando se ne parla in modo intelligente, come fa il numero di Voci della Scuola dedicato all’argomento. Ottimo strumento di lavoro per gli insegnanti. Autori prestigiosi. Ne tengano conto i Dirigenti, vecchi e…imminenti, in apertura di anno scolastico. Per richiederlo come sempre occorre contattare direttamente Tecnodid. Servizio di spedizione efficientissimo. Occorrerebbe forse che un giorno la scuola italiana e i suoi ministri dicano un gigantesco grazie a Mariella Spinosi e Giancarlo Cerini….

Tra tutte le cose belle che ci sono, offro solo una “chicca” di Mario Comoglio.

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La scuola dei tagli riesce solo a bocciare

LA REPUBBLICA ED. PALERMO 11.07.2013

I tagli inflitti alla scuola pubblica in questi ultimi tre anni hanno determinato una riduzione dell’orario scolastico nelle scuole di ogni ordine e grado. Oggi una classe del primo anno delle  superiori frequenta la scuola per ventisette ore settimanali, cioè cinque ore per tre giorni e quattro ore per tre giorni, con la possibilità di stare a scuola anche soltanto tre ore in un giorno se manca un docente e si esce anticipatamente oppure due ore (o anche una sola) se manca ugualmente qualche insegnante ma l’uscita anticipata non è possibile. Per moltissimi alunni andare a scuola al mattino è diventato un optional, e il fatto che la legge ormai escluda dalla possibilità di essere scrutinati gli alunni che realizzano un numero di ore di presenza inferiore ai tre quarti dell’intero anno scolastico non sembra essersi rivelato un deterrente. Siamo in presenza di una vera e propria gigantesca dispersione scolastica che nella nostra città, come documentava Repubblica, assume dimensioni inquietanti.

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Dossier scuola pubblica

La rivista Confronti contiene questo mese un interessante dossier sulla scuola pubblica, prezioso sia perché fa il punto sulla situazione generale della scuola sia perché contiene un gran numero di osservazioni pedagogiche di ottimo profilo. Insomma, val la pena leggerlo. Quelli che scrivono sanno di cosa parlano perché la scuola la vivono.

Confronti

 

Due volumi preziosi per scuole e insegnanti

La casa editrice Maggioli pubblica da anni la “Rivista dell’istruzione”, attualmente diretta da Giancarlo Cerini, del cui gruppo redazionale mi onoro di far parte, un periodico capace di affrontare i grandi temi dell’istruzione e della formazione con rigore e competenza.

Da qualche tempo la rivista ha fatto “germogliare” una collana di quaderni monografici, che affrontano questioni di primaria importanza riproponendo anche un’antologia dei migliori pezzi pubblicati dai numeri precedenti della rivista sui vari temi.

Il numero 3 ed il numero 4 di questa collana propongo qui all’attenzione di tutti. Si tratta di due strumenti preziosissimi per la progettazione delle scuole del primo e del secondo ciclo.

Per ordinarli basta contattare l’editore: http://www.maggiolieditore.it/

Sul volume “Insegnare le competenze” una mia recensione.

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Il bel pomeriggio sul curricolo al CEI

Si è svolto oggi al CEI il seminario sul curricolo verticale organizzato dal CIDI di Palermo. C’è ancora una scuola attiva e sensibile, dall’infanzia al secondo ciclo, che è capace di interrogarsi sulle didattiche, e di questo dobbiamo rallegrarci. Complimenti a questi irriducibili del CIDI di Palermo che continuano a offrire occasioni di crescita professionale.

Qui di seguito alcune foto, realizzate da Stella Verde, ma anche l’intervento introduttivo che mi è stato richiesto per l’occasione. Rimando al sito del CIDI di Palermo per ulteriori ragguagli e materiali.

Gli intellettuali si svegliano….

Meno male che non sono solo alcuni insegnanti “ideologizzati” a nutrire pesanti perplessità sulla capacità dei test Invalsi di vedere qualcosa che somigli agli apprendimenti…..

Date un’occhiata a questo breve contributo della Tecnica della Scuola.

Discutiamo sulla gratitudine il 7 maggio

Invito 7 maggioIl prossimo 7 maggio la rivista “Le nuove frontiere della scuola”, che ha appena compiuto il suo decennale, presenta l’ultimo suo numero dedicato alla gratitudine.

La rivista

Lo studente di Canicattì alla prova dei test Invalsi

La Repubblica ed. Palermo, 27.03.2013

Maurizio Muraglia

Un tempo gli esami conclusivi della scuola media non suscitavano le preoccupazioni di cui oggi si ha notizia, sia tra le famiglie che tra gli insegnanti. Ho avuto occasione in questi mesi di conoscere tanti insegnanti che lavorano negli istituti comprensivi di varie province siciliane e ho avuto conferma di questa generale inquietudine sulla sorte di migliaia di ragazzine e ragazzini che si avvicinano al traguardo. Alla loro inquietudine vorrei assegnare un significato sociale, e latamente politico, degno di assurgere ad oggetto di riflessione per tutti coloro che sono interessati alle vicende dell’educazione e dell’istruzione nella nostra regione.

Di che cosa stiamo parlando? Qual è la novità rispetto al passato? La novità consiste nell’introduzione già da qualche anno, tra le prove che costruiscono la valutazione finale degli allievi, di una prova mandata dal Ministero che riguarda l’italiano e la matematica. Non che i ragazzini fino a quel punto non abbiano fatto esperienza di questo genere di test, che iniziano già nella scuola elementare. Il fatto è che queste prove vanno ad aggiungersi alle altre già previste e predisposte dagli insegnanti interni, generando un accumulo di sollecitazioni valutative non previsto neppure dagli esami conclusivi della scuola superiore. Va considerato peraltro che gli esami di fine scuola media non rappresentano più come una volta la conclusione dell’obbligo di istruzione, che dal 2006 è stato spostato alla fine del biennio delle superiori. Non si giustificherebbe pertanto, come riconosciuto da tutti gli osservatori, questa sorta di “accanimento valutativo” ad un certo punto del percorso scolastico.

Ma non si tratta qui soltanto di aggravio dell’impegno emotivo dei ragazzini. C’è dell’altro, che riguarda in modo più pregnante la vera funzione della scuola pubblica, quella, per comprenderci, che le assegna la Costituzione quando le chiede di rimuovere gli ostacoli che impediscono a ciascuno di realizzarsi come persona e come cittadino. Conosciamo tutti bene di che ostacoli si parla, quando si pensa alle scuole meridionali e siciliane. Si tratta di ostacoli, sociali, economici, culturali, linguistici, che rendono l’impresa educativa in molte zone alquanto proibitiva. Cosa ci si può aspettare da tanti tantissimi bambini e ragazzi che è già miracoloso tenere sui banchi di scuola? Cosa è lecito attendersi e che lavoro possono svolgere maestre ed insegnanti fin dalla più tenera età?

Incontrando gli insegnanti nelle scuole la risposta a questi interrogativi sembra unanime. Noi dobbiamo permettere ai nostri allievi di ottenere il massimo possibile date le situazioni di partenza. Ecco, questo tema, il tema del “massimo possibile”, sembra essere diventato un tema scomodo nella discussione pubblica sulla scuola. Che vuol dire il massimo possibile? Ci sono risultati che tutti i ragazzini italiani devono raggiungere. Non possiamo personalizzare i traguardi, perché in questo modo le competenze di un ragazzino di Milano finiscono per essere del tutto diverse da quelle di un ragazzino di Canicattì pur possedendo entrambi la stessa “licenza media”. Come la mettiamo? Infatti: come la mettiamo? C’è qualcuno in grado di trovare una soluzione al problema del ragazzino di Canicattì che parla solo in dialetto, che non ha i soldi per comprare libri e materiale didattico, che non ha a casa nessuno che lo segue, che trascorre tutti i pomeriggi per strada dietro ad un pallone, quando va bene? Chi deve farglieli raggiungere questi “traguardi” e cosa può chiedere la prova Invalsi a costui?

Supponiamo che questo ragazzino abbia il nome di Stefano. Cosa ha da dire la retorica del “successo formativo” su Stefano? C’è un successo formativo in generale cui Stefano è tenuto ad uniformarsi oppure  gli insegnanti sono autorizzati ad elaborare un successo formativo per Stefano sul quale calibrare la loro valutazione? Fino all’ultimo atto del percorso, appunto gli esami finali della scuola media, gli insegnanti sembrano non avere dubbi. Abbiamo tirato su Stefano con lacrime e sangue, lo abbiamo visto crescere, migliorare, abbiamo visto rimossi molti ostacoli alla sua crescita, ora ce lo troviamo a tredici anni molto diverso da quando lo abbiamo accolto in prima elementare e siamo legittimamente soddisfatti del lavoro che abbiamo fatto perché ci siamo resi conto che era il “massimo possibile”. Ed ora? Ed ora che succede a giugno? Cosa ne sarà di Stefano? Adesso gli insegnanti di Stefano che faranno? Dimenticheranno quel che essi stessi hanno ricavato dal ragazzino? Oppure ne dovranno tenere debito conto nella valutazione finale, che però dipende anche dal modo in cui Stefano risponderà a quesiti che sono pensati anche per il suo compagno della scuola media bene di Milano centro?

Queste sono le inquietudini che ho raccolto nelle scuole di mezza Sicilia. La loro valenza politica non può sfuggire. Cosa valgono di più i risultati o i processi? Come si diventa cittadini a scuola? Quando un ragazzino è riuscito a prendere le distanze dal suo ambiente di riferimento, ha imparato a rapportarsi con gli altri, si è adattato in contesti in cui degli adulti fanno “discorsi culturali”, ha acquisito delle abilità e delle conoscenze che gli permettono di interagire in modo decente con la realtà e i suoi problemi, quando la scuola non ha fatto che dire “bravo” a questo ragazzino compiacendosi dei suoi progressi, potrà mai tradirlo al traguardo finale? E ove lo tradisse, non si macchierebbe di infedeltà al mandato costituzionale?

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