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Un bel pomeriggio di riflessione e formazione

Ieri pomeriggio alla “Giovanni XXI-Piazzi” di Palermo il CIDI ha messo insieme Mario Ambel ed il sottoscritto a ragionare di certificazione di competenze e didattica orientata alle competenze davanti a circa 150 persone tra dirigenti, docenti in servizio e tirocinanti. Attenzione, interesse e motivazione. Tanta carne al fuoco, tante criticità, tanto materiale, tanto desiderio di capire e approfondire. Qui le slides del mio intervento, che presto troverà una forma più articolata in altre pubblicazioni cartacee e digitali. A seguire alcune foto dell’evento, realizzate da Paola Grasso e Stella Verde.

 

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Abbasso i “pedagogisti di sinistra”

Il 3 marzo nell’Aula Magna della Facoltà di Ingegneria, all’interno di un ciclo di conferenze organizzato dall’associazione “Genitori e figli” in collaborazione col CIDI di Palermo, ha parlato Massimo Recalcati, lo psicanalista che per ora va per la maggiore con la sua lettura lacaniana di ogni aspetto della vita. Titolo: “L’ora di lezione. Per un’ ‘erotica’ dell’insegnamento”, come recita l’ultimo suo libro, che sta attualmente sui comodini degli insegnanti italiani.

Mi sono stati affidati dieci minuti per un intervento introduttivo. Poi la parola è stata affidata all’ospite, che ha riscosso un entusiasmo da standing ovation. Le sue parole sull’insegnamento e sull’apprendimento hanno toccato il cuore dei presenti. Gli applausi sono stati meritati perché l’uomo ha parole di grande fascino.

Qui solo una notazione, more solito impertinente e impopolare, lasciando analisi più approfondite ad altri scritti. Egli ha preso le distanze non una volta sola dai “pedagogisti di sinistra”, che scientemente dichiara di non ascoltare perché gli disturbano la mitologia della lezione frontale di sapore mastrocoliano. Egli ha idee diverse dalle loro. L’ora di lezione può fare miracoli. Mi sono chiesto più volte chi sia un pedagogista “di sinistra” e perché egli sentisse il bisogno di rubricare una certa riflessione scientifica sulla scuola con un’etichettatura ideologica. Non è dato saperlo. Ad ogni modo guai a criticarlo perché per ora sta nel ventricolo di tutti gli insegnanti italiani. Ad maiora!

Ad ogni modo il mio intervento ve lo lascio qui.

(Le foto, come sempre in questo blog, a cura di Stella Verde)
Il pubblico

Il pubblico

Muraglia

Muraglia

Recalcati

Recalcati

Quando insegnare italiano non è solo grammatica…..

IMG_8723Un esempio di “buona scuola” questo blog vuole ospitarlo. C’è chi prova, con ragazzini della Palermo “rischiosa”, a trasformare le discipline in cultura, in scrittura, in consapevolezza civica. La signora Chinnici, che qui sponsorizzo, è una docente che da qualche decennio fa cose di questo genere. Val la pena leggere.

Dalla rivista del CIDI
Succede che venga eletto un Presidente della Repubblica palermitano che si chiama Mattarella. E che immediatamente l’opinione pubblica si divida fra chi lo ricorda come il fratello di Piersanti e chi, specie a Palermo, anche come il figlio di Bernardo. Poco importa che l’uomo abbia ormai superato la settantina: il cognome continua inesorabilmente a rimandarlo al suo passato, condizionando il giudizio, o meglio consolidando i pre-giudizi, positivi o negativi che siano. Succede che questo destino accomuni il nuovo capo dello Stato a centinaia di siciliani che, in un modo o nell’altro, portano un cognome “pesante” con cui devono presto o tardi fare i conti.

CONTINUA A LEGGERE SU: http://www.insegnareonline.com/rivista/scuola-cittadinanza/padre-padrino

 

 

L’ossimoro della “valutazione oggettiva”

Non ho mai amato le posizioni di Giorgio Israel. Adesso ho cambiato idea. Finalmente qualcuno che sul piano epistemologico smantella la pretesa oggettivistica dei test Invalsi e dà voce a tutti coloro che da anni, inascoltati (se non irrisi), denunciano l’assoluta impossibilità che questa testificazione del sapere dica qualcosa di culturalmente fruibile sulla scuola reale, sui ragazzi reali e sui docenti reali. Sono 27 minuti e 37 secondi (purtroppo il video risulta monco proprio alla conclusione). Ma non si possono perdere. Particolarmente interessante per i docenti di Matematica, ma la questione epistemologica riguarda tutti.

Preciso che il riferimento alla Gilda sul video di youtube non ha nulla a che fare con me.

I bambini pensano grande

Venerdì 28 novembre alle 17,30 ai Cantieri Culturali della Zisa di Palermo si presenta il libro di Franco Lorenzoni “I bambini pensano grande”. Saranno presenti anche il presidente nazionale del CIDI Beppe Bagni e la neopresidente del CIDI di Palermo Valentina Chinnici.

Appuntamento da non perdere.

Tutto sulla locandina.

25 ottobre ai Cantieri Culturali

La scuola per la città

Scarica la locandina

Torna il blog….impressioni a caldo sulla “Buona Scuola” di Gianrenzi

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Veniamo da una stagione in cui la scuola pubblica è stata massacrata. Non può non influire questo retropensiero su chi scorre le 136 pagine prodotte dal Governo e intitolate, con vago sapore demagogico, “La buona scuola”. E’ scritto in tutte le salse che la scuola diventa la priorità del Paese. Amen. Credo che sia doveroso non chiudere la porta in faccia pregiudizialmente agli estensori di questo documento, che contiene tantissime cose, alcune davvero da applaudire, altre da rivalutare con calma, altre ancora discutibili. La questione del buon insegnamento – vero cuore della “buona scuola” – è affrontata di striscio. E forse non era davvero di pertinenza di questo Rapporto, che invece vuole creare le condizioni strutturali per arrivare al buon insegnamento. Chi pensava di poter guadagnare di più facendo l’insegnante leggendo il testo può star tranquillo. Se l’anzianità cede il passo al merito e il merito genera 60 euro mensili netti ogni tre anni stiamo freschi. Basterebbe rinunciare ad un ristorante al mese in coppia per raggiungere lo stesso risultato. In una scuola fatta da 100 insegnanti 66 possono ritrovarsi ogni tre anni con questo incremento. Perché sono meritevoli.
A proposito del demagogico “Fare uscire i docenti dal grigiore dei trattamenti indifferenziati”, si deve considerare che mediamente in una scuola la percentuale di docenti veramente ad alto livello qualitativo non supera il 10-20 per cento. Per arrivare ai due-terzi il ritocco di stipendio non poteva superare la soglia dell’obolo. E per non accedervi bisogna essere davvero inguardabili. A regime una formazione in servizio obbligatoria, come previsto, insieme a tante altre virtù, dovrebbe generare questo miniesercito di meritevoli. Chi temeva che una sparuta minoranza acquisisse privilegi economici oggi può tranquillizzarsi perché, tra il 34 per cento dei docenti di una scuola che non percepisce triennalmente i 60 euro netti in più (perché magari ne percepisce dieci volte di più facendo altre cose nella vita, alla faccia dell’appetibilità della professione….) ed il 66 che lo percepisce, lo sbandierato concetto di “differenziazione” si va a fare benedire. Tanto valeva non legare il merito e la differenza al portafoglio e individuare qualche meccanismo di prestigio professionale e sociale che facesse valer la pena di far parte dei 66. Sarà il docente mentor la qualifica più appetibile, anche economicamente? Vedremo.
Almeno un terzo del contenuto del documento è molto renziano. Effetti speciali, linguaggio facci-sognare, largo respiro. Se tutto quel che è scritto nel documento si realizzasse ci sarebbe comunque da allietarsi, detto senza ironia. Dai tagli-Gelmini a questo plafond di interventi il salto è cospicuo. In rete è possibile vedere la ridda di reazioni dei sindacati e di tutti coloro che se ne intendono veramente di precariato, di contratti e di costi. Qui, in modo molto più dozzinale e plebeo, si prova a leggere il testo per vederci cosa ne viene, da tutto quel che vi è contenuto, alla formazione dei ragazzi. Resto dell’idea che la chiave è la formazione in servizio, e della formazione bene si parla. Non tanto per l’obbligatorietà, quanto per il format, tagliato sulla cooperazione e sullo scambio di esperienze, e sugli attori della formazione. La frase più bella di tutto il documento è questa: “Un docente è il formatore più credibile per un altro docente” (p.47).
Due mesi di consultazioni. Per farne poi che cosa? Staremo a vedere. Vale la pena comunque non distrarsi. Nessun dorma, in questa fase, perché almeno sperare non costa niente.

Ottime riflessioni dall’amico e collega Carlo Columba: http://www.columba.it/le-nuove-opportunita-per-tutti-i-docenti-formazione-e-carriera-nella-buona-scuola/

Scarica il documento

 

La passione per l’ignoranza

Ho sempre avuto passione per l’ignoranza, e ho sempre pensato che fosse un problema intellettualmente stimolante… ma i miei professori non si sono mai appassionati alla mia! Secondo me diventare insegnante vuol dire proprio questo: appassionarsi all’ignoranza, trovare in essa la radice della creatività, della conoscenza, a qualsiasi età.

         Daniel Pennac

Pennac