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IL CIDI DI PALERMO COMPIE 30 ANNI

30 ANNI CIDI

Il CIDI di Palermo ebbe il suo atto di fondazione nel 1983. In trent’anni è stato un punto di riferimento fondamentale per tutte le avanguardie degli insegnanti, che in esso hanno trovato “riparo” di fronte alle turbolenze e alle manchevolezze della politica scolastica. La sua sigla (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) condensa un mondo di significati: l’idea di Iniziativa, che attiene ad un profilo di insegnante non burocrate, recettore passivo di programmi e normative; l’idea di Democrazia, che marca il territorio per una scuola capace di valorizzare tutti e ciascuno, nell’ottica del decondizionamento socioculturale previsto dalla Costituzione; infine, anche dopo trent’anni, resta in piedi l’interrogativo: chi è oggi l’insegnante capace di iniziativa democratica? Cosa fa, a scuola, un simile insegnante? Come si rapporta alla comunità professionale, agli studenti, alle famiglie, ma vorrei qui aggiungere: al sapere? Cosa vuol dire oggi lavorare per la democratizzazione della conoscenza? Ecco, questi sono stati i capisaldi del CIDI e questi ci “ripasseremo” lunedì 23 seguendo il programma individuato nella locandina predisposta da coloro che oggi guidano il CIDI di Palermo. Ho l’onore di essere stato da loro invitato ad offrire anche la mia riflessione. Invito tutti a brindare insieme!

LUNEDI’ 23 SETTEMBRE ALLA “GIOVANNI XXIII-PIAZZI” ORE 15,00

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8 settembre

Estate di musica e libri

Un anno con le scuole e con la scuola

Anche quest’anno scolastico, che volge al termine, mi ha consentito di percorrere tratti di strada con colleghe e colleghi di altre scuole, di altre province e di altre regioni. Da tempo vado veicolando una reinterpretazione del costrutto “formazione e aggiornamento” quale non più rispondente alle reali esigenze delle comunità professionali degli insegnanti. Questo costrutto infatti risente spesso di un implicito trasmissivo, per il quale sarebbe necessario che gli insegnanti di tanto in tanto si esponessero a momenti, come si sente dire, “erogativi” per accrescere le proprie competenze professionali. Ritengo che, pur riconoscendo che in qualche esperienza si è rivelato importante e necessario “informare” e “aggiornare”, la categoria interpretativa più adatta all’evento comunicativo che si consumava in questa o quella scuola si è rivelata essere quella di “riflessività professionale”.
L’insegnante infatti è a mio parere un professionista riflessivo. La formazione in servizio consiste nella possibilità di rivisitare e tematizzare l’esperienza condotta con gli studenti e con i colleghi. Quando questo accade, ho potuto constatare che le centinaia di persone che ho avuto occasione di incontrare hanno accettato la sfida della riflessione sull’azione. E’ vero quel che si dice in giro, che i momenti formativi sono per lo più sgraditi alla gran parte degli insegnanti. Ma è anche vero che c’è in giro un cospicuo numero di insegnanti disponibili a momenti di riflessione condivisa sul proprio lavoro, in cui è possibile passare in rassegna tutti i momenti che vedono la didattica farsi vita vissuta a contatto con le difficoltà e le emozioni dei bambini e dei ragazzi. Quando, in altri termini, la formazione in servizio si fa induttiva, nel senso che riesce a trarre le mosse dallo spazio empirico quotidianamente vissuto, cresce notevolmente la disponibilità ad accedere a categorie interpretative, paradigmi, quadri concettuali capaci di suggerire una lettura più sofisticata e scientificamente avveduta di quel che accade ogni giorno nelle aule.
Questa impostazione mi ha permesso di incontrare dirigenti e docenti di ogni ordine e grado di scuola. Grande spazio ho dedicato al curricolo verticale nelle scuole del primo ciclo (a Palermo, a Siracusa, a Buccheri, a Misilmeri, a Mistretta….), alla luce delle Indicazioni ministeriali del 2012, ma il secondo ciclo non è stato a guardare. Ho avuto la possibilità di incontrare bellissime professionalità a Cagliari, a Camerino e a Termoli, con cui discutere di curricolo e competenze. Così anche al Liceo Catalano di Palermo. Particolarmente gradevole è risultato discutere di didattica orientativa a Castro dei Volsci in tandem col grande Maurizio Tiriticco. Devo dire però che quest’anno il massimo sforzo di riflessione ho dovuto dedicarlo al tema della motivazione allo studio, che mi ha visto compagno di strada di colleghe e colleghi deliziosi, alla Buonarroti di Palermo, alla Guastella di Misilmeri, a Catania. Ho imparato tantissimo da loro. Ho visto realizzare pratiche di incremento della motivazione allo studio fornite di grande sapienza didattica.
C’è in giro un sacco di gente capace di insegnare e di insegnare bene. Scorrono tutti questi visi nella mia memoria, questi docenti e i loro dirigenti, spesso giovani e pieni di entusiasmo. La scuola siciliana mi è apparsa ancora una volta eroica, ma anche altrove non si scherza. Non è possibile, in tempi di tagli, di demotivazione e di malcontento, non testimoniare quanta scuola seria c’è in giro, quanto pensiero pedagogico, quanta dedizione. E che dire di quel che ha fatto ancora una volta il CIDI di Palermo quest’anno? Il bellissimo convegno sulle Indicazioni 2012, con Giancarlo Cerini e Giuseppe Bagni, la preparazione al concorso a cattedra, il sostegno che ha dato a tante scuole, la partecipazione a imprese di formazione a carattere europeo (Comenius regio), ma soprattutto il seminario sul curricolo di maggio, pieno di idee, di spunti, di prospettive, che presto diventerà una pubblicazione. Trent’anni quest’anno, per il CIDI di Palermo. Ci sono insegnanti nella nostra città e nella nostra regione che dentro questo spazio associativo hanno visto i capelli imbiancarsi. Nell’83 avevo appena 21 anni. E il CIDI c’è ancora. Grazie a Silvio Vitellaro, a Valentina Chinnici e a quella squadra formidabile di docenti e dirigenti che lo regge con grande sacrificio. Volontariato puro.
Ecco, questo è quel che mi sembrava giusto e doveroso testimoniare. Vanno omaggiate le centinaia di docenti e dirigenti che consentono alla scuola italiana di resistere allo tsunami che l’ha falcidiata negli ultimi anni. Di resistere, devo dire, anche a quella testificazione del sapere che sempre di più incombe nelle nostre aule, questa sindrome valutativa che, all’interno di una ragionevole esigenza di tenuta del sistema, introduce procedure di rilevamento degli apprendimenti (?) che lasciano profondamente perplessi. Resistere culturalmente a questo significa anche continuare a coltivare il gusto del processo, della fatica intellettiva, dell’errore come risorsa, del cantiere, del prodotto grezzo, del portfolio inteso come possibilità di mettere insieme e reinterpretare tutte le cose belle e brutte che si vanno accumulando nella carriera di uno studente.
Lo diceva anche De Gregori:
“Nino, non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
questo altro anno giocherà con la maglia numero sette”.
Questo dicono ogni giorno ai loro ragazzi gli insegnanti che ho incontrato quest’anno. Sperare di indossare la maglia numero sette è il diritto di ogni ragazzino. Chi sa di calcio ricorderà che il numero sette stava quest’anno sulla maglietta di chi ha realizzato il maggior numero di gol. Sogniamoli capocannonieri. I sogni non li può tagliare nessuno.
Buona conclusione di anno scolastico!

Un successo alla Feltrinelli

La presentazione congiunta del nuovo romanzo di Francesco Scrima “L’ombra dell’addio” e del libro di poesie di Claudio Gerbino “Il vero dell’animale” (edizioni Torri del Vento) ha riscosso grande successo di pubblico ieri pomeriggio alla “Feltrinelli” di via Cavour. Qui di seguito una documentazione fotografica dell’evento realizzata da Stella Verde.

Qui la presentazione dei due testi da me offerta per l’occasione.

Scrima Muraglia e Clementi prima dell'evento

Scrima Muraglia e Clementi prima dell’evento

Daniela ferrantello moglie di Francesco Scrima

Daniela Ferrantello moglie di Francesco Scrima

La mamma di Claudio Gerbino

La mamma di Claudio Gerbino

Rinaldo Clementi che ha letto brani dai due libri

L’attore Rinaldo Clementi che ha letto brani dai due libri

Clementi Muraglia e Scrima

Clementi Muraglia e Scrima

La mamma di Claudio Gerbino con la figlia Giovanna

La mamma di Claudio Gerbino con la figlia Giovanna

Maurizio Muraglia con Lidia Follone e Ghita Spoto

Maurizio Muraglia con Lidia Follone e Ghita Spoto

Il pubblico presente alla Feltrinelli

Il pubblico presente alla Feltrinelli

Il pubblico

Il pubblico

Roberta Cusimano della Feltrinelli introduce l'evento

Roberta Cusimano della Feltrinelli introduce l’evento

Rinaldo Clementi legge brani dal romanzo di Scrima

Rinaldo Clementi legge brani dal romanzo di Scrima

Maurizio Muraglia presenta i due libri

Maurizio Muraglia presenta i due libri

Muraglia

Muraglia

Francesco Scrima presenta il libro di Claudio Gerbino

Francesco Scrima presenta il libro di Claudio Gerbino

Clementi legge poesie dal libro di Claudio Gerbino

Clementi legge poesie dal libro di Claudio Gerbino

Clementi Muraglia e Scrima

Clementi Muraglia e Scrima

Scrima

Scrima

Il dibattito

Il dibattito

Un intervento

Un intervento

Muraglia coordina il dibattito

Muraglia coordina il dibattito

Scrima intrattiene i presenti alla conclusione dell'evento

Scrima intrattiene i presenti alla conclusione dell’evento

Il nuovo romanzo di Scrima

Venerdì 14 dicembre al CEI sarà presentato il nuovo romanzo dell’amico Francesco Scrima.

Ecco la locandina.

Un evento da ricordare

Sabato 1 dicembre presso l’Istituto Gramsci ai Cantieri Culturali della Zisa è stato presentato il libro di poesie  “Il vero dell’animale” scritto da Claudio Gerbino (1962-1995). E’ stato un pomeriggio partecipatissimo e carico di emozioni. La vita di Claudio è stata recuperata in tante sfaccettature. Qui di seguito alcune foto.

Ricordiamo Claudio Gerbino

Claudio Gerbino (1962-1995) è stato mio collega all’università ed è diventato qualcosa di più che un fraterno amico. Nella sua breve esistenza ha lasciato un segno indelebile di umanità autentica, profonda, fuori dagli schemi. Chi come me per quattordici anni, come si suol dire, “si è spartito il sonno con lui”, può affermare che senza la sua amicizia la vita sarebbe stata diversa. Diverso il modo di guardare la realtà e di interpretarne i fatti. Egli scriveva poesie. Un bel momento io ed il mio e suo amico Francesco Scrima le abbiamo volute rileggere. Pur non essendo dei critici letterari abbiamo avuto la sensazione di trovarci davanti a qualcosa che meritasse visibilità. Così, grazie all’amicizia di un giovane e bravo editore, questa sensazione si è trasformata in un evento. L’evento del 1 dicembre ai Cantieri Culturali della Zisa (Istituto Gramsci). Sarà bello incontrarsi ricordando Claudio proprio nell’anno del suo cinquantesimo compleanno.

Ecco la locandina.