Archivi categoria: Educazione e scuola
Una nuova rivista digitale
Dal 1 ottobre la storica rivista del CIDI “Insegnare” ha assunto forma digitale, ma resta un insostituibile strumento di crescita professionale per tutti coloro che si occupano di educazione e istruzione.
Tra le rubriche, chiamate significativamente i/stanze, anche la mia dal titolo “stereotipando”, sui luoghi comuni che circolano in ambiente scolastico. In questo numero gli stereotipi sulla motivazione allo studio.
Buona lettura!
30 anni di CIDI: un pomeriggio memorabile
E’ stato un pomeriggio memorabile oggi alla “Giovanni XXIII-Piazzi”. I 30 anni del CIDI di Palermo sono stati festeggiati alla grande, con una massiccia partecipazione di insegnanti e dirigenti che si sono stretti attorno a Silvio Vitellaro e al Direttivo per festeggiare la presenza nella nostra città di una realtà associativa che è stata e continua ad essere un punto di riferimento per le professionalità della scuola.
Clima di festa ma anche di riflessione e contenuti. Gli interventi di Silvio Vitellaro, Giuseppe Bagni, Giancarlo Cerini e Maurizio Muraglia, preceduti dai saluti dell’Assessore Barbara Evola e coordinati sapientemente dalla sempre brillante e acuta Cristina Morrocchi, hanno ripercorso le parole calde della storia del CIDI, non tanto per creare un amarcord sentimentale ma per rilanciare vigorosamente l’idea di scuola democratica e inclusiva che il CIDI sostiene da tanti anni.
Qui di seguito una rassegna delle foto realizzate da Carlo Columba.
- Il saluto di Rosalba Sciascia per la “Piazzi”
- Cristina Morrocchi
- Il tavolo dei relatori
- Silvio Vitellaro, Cristina Morrocchi e Giuseppe Bagni
- Il pubblico
- Barbara Evola Assessore comunale all’Istruzione
- Silvio Vitellaro Presidente del CIDI di Palermo
- Giuseppe Bagni Presidente nazionale del CIDI
- Bagni
- Il tavolo dei relatori
- Giancarlo Cerini, Ispettore Ministero
- Cerini
- Il pubblico
- Il pubblico
- Il pubblico
- Il pubblico
- Morrocchi Bagni Cerini
- Maurizio Muraglia
- Muraglia
- Muraglia
- Rita La Tona
- Maria Pia Magliokeen
- Il momento di festa
- Il momento di festa
- Valentina Chinnici e Silvio Vitellaro, Vicepresidente e Presidente del CIDI di Palermo
- Valentina Chinnici, Maurizio Muraglia e Cristina Morrocchi
- Chinnici Muraglia Morrocchi Vitellaro
- Cerini Chinnici Muraglia Morrocchi Vitellaro
La scoperta dell’acqua calda
Il sito de “La Tecnica della scuola” ha pubblicato i risultati di un’inchiesta sulle scelte compiute da un campione di ragazzini lombardi in uscita dalla terza media.
Sull’onda delle riflessioni sulla presunta superiore “formatività” di un indirizzo di studi rispetto ad un altro – ospitate da questo blog – pare interessante riportare un passaggio istruttivo dell’inchiesta:
“Tra le 584 richieste di aiuto di ragazzini delle scuole superiori ricevute nell’ultimo anno dal suo ufficio (servizio orientamento del comune di Milano ndr), il 56 per cento proveniva dai licei classico e scientifico. Adolescenti desiderosi di cambiare indirizzo scolastico. «O i ragazzi fanno scelte non consapevoli – commenta Dell’Oro – oppure i genitori fanno troppe pressioni. Mi accorgo che spesso è vera la seconda, soprattutto quando si tratta di professionisti: ingegneri, medici, i più in difficoltà nell’accettare per i figli un corso di studi diverso dal liceo classico o scientifico e prevenuti addirittura anche verso i licei delle scienze umane».
«Si considerano gli istituti tecnici scuole di serie B. Ed è un paradosso. Perché chi ha un livello culturale medio-alto dovrebbe avere l’apertura mentale sufficiente a uscire da un sistema di gerarchie scolastiche del tutto opinabile. Anche gli istituti tecnici, se fatti bene, offrono la preparazione necessaria per frequentare l’università».”
La lettura di questo studio dovrebbe aiutare gli irriducibili sostenitori della superiore formatività di certi studi e di certe discipline a non attribuire agli oggetti di studio successi che invece vanno attribuiti al portafoglio (a parte eccezioni “proletarie” che in quanto tali sono confermative).
IL CIDI DI PALERMO COMPIE 30 ANNI
Il CIDI di Palermo ebbe il suo atto di fondazione nel 1983. In trent’anni è stato un punto di riferimento fondamentale per tutte le avanguardie degli insegnanti, che in esso hanno trovato “riparo” di fronte alle turbolenze e alle manchevolezze della politica scolastica. La sua sigla (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) condensa un mondo di significati: l’idea di Iniziativa, che attiene ad un profilo di insegnante non burocrate, recettore passivo di programmi e normative; l’idea di Democrazia, che marca il territorio per una scuola capace di valorizzare tutti e ciascuno, nell’ottica del decondizionamento socioculturale previsto dalla Costituzione; infine, anche dopo trent’anni, resta in piedi l’interrogativo: chi è oggi l’insegnante capace di iniziativa democratica? Cosa fa, a scuola, un simile insegnante? Come si rapporta alla comunità professionale, agli studenti, alle famiglie, ma vorrei qui aggiungere: al sapere? Cosa vuol dire oggi lavorare per la democratizzazione della conoscenza? Ecco, questi sono stati i capisaldi del CIDI e questi ci “ripasseremo” lunedì 23 seguendo il programma individuato nella locandina predisposta da coloro che oggi guidano il CIDI di Palermo. Ho l’onore di essere stato da loro invitato ad offrire anche la mia riflessione. Invito tutti a brindare insieme!
LUNEDI’ 23 SETTEMBRE ALLA “GIOVANNI XXIII-PIAZZI” ORE 15,00
Ancora sugli studi classici
Nella foto: Tiriticco ed io ad un convegno per insegnanti nel Lazio.
Maurizio Tiriticco è un ispettore di 85 anni. La sua profonda conoscenza del mondo della scuola e la sua preparazione pedagogica e didattica lo rendono ancor oggi una delle firme più importanti del mondo scolastico, com’è possibile constatare tra riviste cartacee e siti dedicati alla scuola. Anche lui è stato attirato dalla crisi degli studi classici e ben meglio di me ha scritto questo contributo che considero magistrale.
I commenti al mio post precedente, le mail e le telefonate ricevute da parte di diversi e valorosi colleghi del Classico che cercano (e praticano!) l’innovazione mi incoraggiano a tenere vivo il dibattito.
2013 Fuga dal Classico
L’Espresso del 29 agosto scorso ha pubblicato un’inchiesta che documenta la sempre inferiore appetibilità del vecchio glorioso e formativo Liceo Classico. Poiché da tempo ormai vado sostenendo, per lo più in ottima e autorevole compagnia, che l’antico stereotipo del Classico che risulterebbe di per sè formativo soprattutto per l’insegnamento della grammatica greca e latina è stato ampiamente dimostrato essere la più grande delle boutades, mi pare opportuno sottoporre quanto l’Espresso ha recentemente documentato per le conseguenti riflessioni.
Val la pena aggiungere qui che la morte del Liceo Classico non è auspicabile. Come non è auspicabile la sua rubricazione a luogo della “perfetta formazione”. Le discipline classiche (che non coincidono con le lingue classiche e queste non coincidono con le grammatiche classiche) hanno la loro funzione formativa indiscutibile e grave sarebbe se venissero dismesse. Semmai ne andrebbe perorato l’insegnamento in tutti gli indirizzi di studio per la loro formidabile valenza identitaria. Il problema è che questa disseminazione della latinità e della grecità in tutti gli indirizzi non è mai stata pensata proprio perché si continuano a ritenere queste discipline luogo della selezione delle “migliori teste”, ed è qui che nasce il de profundis del Classico. Se, come dice l’Espresso, al Latino e al Greco devono essere associati “metodi da fine Ottocento, lezioni frontali dalla cattedra e nozionismo” e se la gran parte dei bravissimi colleghi che insegnano al Classico continueranno a snobbare pedagogia e didattica quali discipline utili solo a chi insegna agli sfigati, è inevitabile che il numero di studenti disposti a passare sotto le forche caudine dell’attuale Liceo Classico (fatte salve ovviamente non poche e luminose eccezioni che sanno rendere significativi questi studi) diminuirà sempre più. E ciò non avverrà, come molti coltissimi colleghi sostengono, per la “caduta di livello” dei nostri studenti e per la superficialità delle famiglie. Ma avverrà perché non c’è istruzione per quanto di nobili tradizioni che possa sopravvivere di fronte alle sfide della contemporaneità e alle mutazioni antropologiche che il trascorrere del tempo fatalmente determina. Le attuali Indicazioni per i Licei purtroppo non sembrano accorgersi di tutto questo.
L’intelligenza del valutare scolastico
Ormai pare che non ci sia rimedio. Il discorso pubblico sulla scuola ha imboccato una strada a senso unico: la valutazione. Di tutto: delle scuole, degli insegnanti, degli studenti, delle competenze. Sindrome del termometro senza prevenzione e senza terapia. Non si capisce cosa si dovrebbe misurare e valutare. Apprendimenti, saperi, curricolo, cultura della scuola, formazione degli insegnanti: tutto questo può attendere. Occorre invece fare il check-up organizzato dell’esistente. Per il “miglioramento”. Con quali risorse?
Non che l’argomento non sia centrale. Lo è, eccome. E si capisce bene quando se ne parla in modo intelligente, come fa il numero di Voci della Scuola dedicato all’argomento. Ottimo strumento di lavoro per gli insegnanti. Autori prestigiosi. Ne tengano conto i Dirigenti, vecchi e…imminenti, in apertura di anno scolastico. Per richiederlo come sempre occorre contattare direttamente Tecnodid. Servizio di spedizione efficientissimo. Occorrerebbe forse che un giorno la scuola italiana e i suoi ministri dicano un gigantesco grazie a Mariella Spinosi e Giancarlo Cerini….
Tra tutte le cose belle che ci sono, offro solo una “chicca” di Mario Comoglio.
La scuola dei tagli riesce solo a bocciare
LA REPUBBLICA ED. PALERMO 11.07.2013
I tagli inflitti alla scuola pubblica in questi ultimi tre anni hanno determinato una riduzione dell’orario scolastico nelle scuole di ogni ordine e grado. Oggi una classe del primo anno delle superiori frequenta la scuola per ventisette ore settimanali, cioè cinque ore per tre giorni e quattro ore per tre giorni, con la possibilità di stare a scuola anche soltanto tre ore in un giorno se manca un docente e si esce anticipatamente oppure due ore (o anche una sola) se manca ugualmente qualche insegnante ma l’uscita anticipata non è possibile. Per moltissimi alunni andare a scuola al mattino è diventato un optional, e il fatto che la legge ormai escluda dalla possibilità di essere scrutinati gli alunni che realizzano un numero di ore di presenza inferiore ai tre quarti dell’intero anno scolastico non sembra essersi rivelato un deterrente. Siamo in presenza di una vera e propria gigantesca dispersione scolastica che nella nostra città, come documentava Repubblica, assume dimensioni inquietanti.
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