La scoperta dell’acqua calda

Il sito de “La Tecnica della scuola” ha pubblicato i risultati di un’inchiesta sulle scelte compiute da un campione di ragazzini lombardi in uscita dalla terza media.

Sull’onda delle riflessioni sulla presunta superiore “formatività” di un indirizzo di studi rispetto ad un altro – ospitate da questo blog – pare interessante riportare un passaggio istruttivo dell’inchiesta:

“Tra le 584 richieste di aiuto di ragazzini delle scuole superiori ricevute nell’ultimo anno dal suo ufficio (servizio orientamento del comune di Milano ndr), il 56 per cento proveniva dai licei classico e scientifico. Adolescenti desiderosi di cambiare indirizzo scolastico. «O i ragazzi fanno scelte non consapevoli – commenta Dell’Oro – oppure i genitori fanno troppe pressioni. Mi accorgo che spesso è vera la seconda, soprattutto quando si tratta di professionisti: ingegneri, medici, i più in difficoltà nell’accettare per i figli un corso di studi diverso dal liceo classico o scientifico e prevenuti addirittura anche verso i licei delle scienze umane».
«Si considerano gli istituti tecnici scuole di serie B. Ed è un paradosso. Perché chi ha un livello culturale medio-alto dovrebbe avere l’apertura mentale sufficiente a uscire da un sistema di gerarchie scolastiche del tutto opinabile. Anche gli istituti tecnici, se fatti bene, offrono la preparazione necessaria per frequentare l’università».”

La lettura di questo studio dovrebbe aiutare gli irriducibili sostenitori della superiore formatività di certi studi e di certe discipline a non attribuire agli oggetti di studio successi che invece vanno attribuiti al portafoglio (a parte eccezioni “proletarie” che in quanto tali sono confermative).

 

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Informazioni su Muraglia

Insegnante, blogger di servizio

Pubblicato il settembre 17, 2013, in Cultura e società, Educazione e scuola con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. La cosa più grave, secondo me, è che spesso sono i docenti a considerare certe scuole di serie A e le altre, i tecnico professionali , di serie B, soprattutto quando insegnano discipline “nobili”. E quindi spesso mi è capitato di entrare in classi in cui la convinzione, indotta in modo più o meno esplicito e consapevole, era che non valesse la pena impegnarsi in certe materie perché tanto quello che conta sono le materie “professionalizzanti”, come se parlare italiano, capire testi e analizzarli, o studiare le lingue straniere, o la storia, per carità, a che pro…. insomma…. ci sarebbe da discutere…. ciao!

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