Archivio mensile:novembre 2013

BES….ciamella

La besciamella è uno di quei preparati che pur essendo fatto di diversi ingredienti finisce per essere la base per l’elaborazione di varie pietanze. Le scuole italiane da quasi un anno sono state investite di un problema che viene chiamato BES (Bisogni Educativi Speciali): si tratta dell’invito ministeriale ad elaborare interventi personalizzati per fronteggiare non più soltanto i tradizionali DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), ma anche un ampio ventaglio di disagi che caratterizza la nostra popolazione studentesca. Si vuole uscire dalla logica della “certificazione” per entrare in una logica diagnostica nuova, capace di individuare sia il “disturbo evolutivo specifico”, che ancora chiama in causa un livello clinico, sia – e qui è il bello – il “disagio sociale” e lo “svantaggio socioculturale”. I documenti ministeriali enfatizzano l’attivazione del livello psicopedagogico e didattico. La besciamella è pronta, fatta di alunni certificati, alunni diagnostizzati ed alunni….svantaggiati o disagiati. Dovrebbero restarne fuori poche decine beati loro….. Adesso con questa occorre predisporre interventi – pietanze – ispirati alla logica dell’inclusione. Le scuole devono disporre di un Piano Annuale per l’Inclusività.

Il piano di realtà (ovvero scoperta dell’acqua calda) deve assurgere al piano del discorso istituzionale (e burocratico, come si vede nella frenesia personalizzante di alcune scuole). Le scuole sono chiamate ad “accorgersi” degli alunni che esprimono bisogni educativi speciali. Ed attrezzarsi. Con la besciamella devi cucinare qualcosa. Cosa cucinare?  Prima di rispondere a questa domanda occorre porsi dieci interrogativi:

  1. Non è la Costituzione che parla di “rimozione degli ostacoli”? Non ne parla dal 1948?
  2. Qualcuno è mai entrato in una classe di un Istituto Professionale del Sud?
  3. Qualcuno ha mai provato a scrivere un piano personalizzato? E a realizzarlo in una classe?
  4. La scuola italiana, soprattutto nel secondo ciclo, può considerarsi una scuola inclusiva?
  5. Se no, bastano alcuni dispositivi ministeriali per renderla tale?
  6. Qualcuno è mai entrato in una sala professori di un Liceo Classico e sentito parlare di alunni in palese difficoltà cognitiva ed emotiva? La scuola stessa può essere creatrice di BES? E in questo caso come interviene su….se stessa?
  7. Se un’intera classe dovesse presentare BES che si fa?
  8. Se un intervento personalizzato su un BES non va a buon fine che si fa? Si boccia l’alunno?
  9. Penultimo: che vuol dire “educativo”? Che riguarda la sfera del comportamento? Che ha a che fare con la motivazione allo studio? Col disinteresse? Col quadro ambientale?
  10. Ultimo: che vuol dire “speciale”? Che si distingue dal “generale” o dal “normale”? C’è una linea di confine ben demarcata tra normale e speciale? Ontologica? E un’ équipe di insegnanti è in grado di individuarla? Con quali strumenti?

La mia è un’opinione semplice in quattro punti. Eccola.

  1. L’assetto complessivo della scuola secondaria di primo e secondo grado, nel nostro Paese, non è mai stata attrezzata per una vera inclusione degli svantaggi socioculturali.
  2. Negli ultimi quarant’anni la scuola di massa, portatrice di questi svantaggi, è stata mal digerita dalla maggior parte degli insegnanti italiani, che generalmente aspirano a scolaresche ben  attrezzate socialmente e culturalmente.
  3. I tagli devastanti all’istruzione vanno in direzione opposta ad una politica scolastica dell’inclusione. Con scuole che cadono a pezzi, cattedre a 18 ore, niente organico funzionale, niente figure di sostegno psicopedagogico, maestri unici, niente formazione in servizio, voti numerici anche nel primo ciclo, didattica per competenze all’anno zero, i Piani per l’Inclusività sono Libri dei Sogni. Quindi bisogna decidersi.
  4. Se si facesse semplicemente una scuola del curricolo (“cosa stanno imparando?”) piuttosto che una scuola del programma (“dove sei arrivato?”), l’inclusione sarebbe cosa fatta senza alcun bisogno di direttive e note. Ma il curricolo sta nella cultura professionale degli insegnanti italiani?

Buona cena.

Qui tutto ciò che serve per farsi un’idea, anche opposta alla mia ovviamente!

DirMin 27 dicembre 2012

CM 6 marzo 2013

Nota 27-giugno-2013-

Nota 22_novembre_2013

I BES non si certificano

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La pagliacciata prenatalizia delle occupazioni

fotoHanno cominciato. E nessuno può fermarli. Non sanno di che parlano ma sanno benissimo perché parlano. Sanno che in generale qualcosa non va per loro e che se protestano potranno occupare la scuola. Ma non balzano più agli onori della cronaca perché i media li ignorano sempre di più. L’opinione pubblica li guarda con compassione. Ma loro non lo sanno perché non leggono i giornali dove pure vengono spernacchiati. Eppure pur non leggendo niente fanno assemblee per discutere dei problemi della scuola. Trionfo dell’aria fritta.

Purtroppo il vulnus è pesante in termini di istruzione sottratta.

Siracusa e Scanno: fatica della formazione

Lavorare di venerdì pomeriggio, di sabato mattina e di sabato pomeriggio (sic!) su valutazione delle competenze con giornate da estate a Siracusa è da eroi. Questo si può dire delle dirigenti, delle docenti e dei docenti che il 25 e 26 ottobre scorsi, riuniti in una rete di dieci scuole, si sono sobbarcati l’onere di un percorso formativo (il programma su https://muraglia.wordpress.com/2013/10/23/quando-le-scuole-uniscono-le-forze/) complesso e ricco di implicazioni per il sapere professionale di tutti. E’ giusto che di questa loro fatica resti memoria. Ma, perché anche altri possano trarne frutto, pubblico qui le slides di Mario Ambel e di me che scrivo.

Ambel1

Ambel2

Ambel3

Ambel4

Muraglia

Alcuni giorni dopo, a Scanno, durante le vacanze dei primi di novembre, la Tecnodid ha organizzato sugli stessi temi un seminario di studi per dirigenti e docenti. Anche le risultanze di quell’evento meritano attenzione. Tutto su:

http://www.notiziedellascuola.it/eventi/eventi-2013/seminario-nazionale-scanno-1-2-3-novembre-2013/il-manifesto-di-scanno-le-10-tesi-sulla-valutazione

Grande affluenza alla RAI per il dibattito sulla scuola

Ieri all’Auditorium della Rai di Palermo circa 200 persone hanno assistito alla presentazione del numero 32 della rivista “Le Nuove Frontiere della Scuola” (http://www.lamedusa.it/lenuovefrontieredellascuola/), dedicato al tema della Dignità, e alla tavola rotonda sulla scuola siciliana. Il tutto è avvenuto nell’ambito delle Giornate dell’Economia del Mezzogiorno, che hanno avuto inizio il 4 novembre e si concluderanno l’11 novembre prossimo (http://www.giornateconomiamezzogiorno.it/). Con il coordinamento della giornalista Laura Grimaldi sono intervenuti l’Assessore all’Istruzione del Comune Barbara Evola, il prof. Antonio Bellingreri, che insegna Pedagogia Generale presso l’Università di Palermo, il prof. Leopoldo Ceraulo, Dirigente Scolastico in forza all’USR Sicilia, e chi qui scrive in rappresentanza del mondo degli insegnanti.

Bellingreri e Muraglia hanno discusso il tema monografico della rivista – la Dignità – con riferimento ai rispettivi contributi in essa pubblicati. Dignità come bisogno di riconoscimento, legato al tema dell’empatia, e dignità professionale come capacità di rendere educativa l’istruzione sono stati gli spunti più pregnanti del loro discorso. Ceraulo ed Evola hanno fatto il punto sui nodi irrisolti della scuola, con riferimenti alle difficoltà della scuola siciliana, che non riesce ancora a dotarsi di una legge sul diritto allo studio. Il dibattito è stato molto vivace. Numerosi gli interventi, volti ad evidenziare tematiche importanti quali il ruolo della famiglia e l’importanza della formazione in servizio dei docenti. Puntuali le repliche dei relatori.