Indignati e qualunquisti

Gli studenti palermitani sono tornati in piazza. Lo hanno fatto con energia e convinzione e lo hanno fatto all’inizio dell’anno scolastico. Il nome da dare a questa esplosione di rabbia è uno solo: esasperazione. I ragazzi hanno capito che la politica sta distruggendo il loro futuro, ed i nostri, in particolare, sentono che la trappola in cui sono finiti è duplice: da un lato l’orizzonte dello studio è la disoccupazione pressoché sicura, dall’altro anche il percorso di studio diventa sempre più invivibile, per le condizioni disastrose in cui versano le scuole della nostra città, per la discontinuità degli insegnamenti, per l’inefficienza generale del sistema. E sono esplosi.

Tra gli studenti, tuttavia, ve n’è una fetta cospicua che non ha cognizione pressoché di nulla, perché in famiglia non si parla di nulla. La fetta cospicua degli studenti qualunquisti rischia di adulterare la genuina indignazione dei ragazzi “ottobrini”, che qualche giornale lo leggono e qualche navigazione intelligente nel web se la fanno ogni giorno.  Occorre che il mondo degli adulti, e in particolare il mondo degli insegnanti, sappia intercettare la protesta intelligente e fornirle gli strumenti culturali che solo la scuola può dare.

A fine estate, da queste colonne, s’è parlato di resistenza intelligente, individuando anche una tempistica non legata necessariamente al periodo natalizio, quando il sospetto dell’opinione pubblica che i ragazzi stiano giocando si fa sempre più plausibile. L’intelligenza della resistenza non può fare a meno della visibilità, e questi ragazzi che sono scesi in piazza hanno cercato di rendersi visibili anche con gesti plateali (lo striscione appeso a Palazzo delle Aquile) che vogliono esprimere tutto il disgusto verso una classe politica incapace di aiutarli a delineare un progetto di vita. La politica ha eretto a sistema la precarietà, perché la precarietà, soprattutto nelle nostre terre, è perfettamente funzionale a tenere in piedi proprio le clientele che sorreggono la stessa politica. I nostri ragazzi forse stanno comprendendo che la strada da seguire per inseguire un futuro accettabile non passa per la sala di attesa delle segreterie politiche, non passa per il tentativo di strappare anche un saluto fuggitivo, al fine di coltivare la speranza che “egli” un giorno possa ricordarsi di me. Hanno capito che è in gioco la dignità umana, che consiste nel non dover elemosinare come favore quelli che sanno essere sacrosanti diritti costituzionali: il diritto all’istruzione e il diritto al lavoro.

E se rischia ormai di far sorridere quest’ultimo diritto, fino a qualche tempo fa non era lecito che si potesse dubitare del primo. E’ qui la miccia che rischia di innescare nei prossimi mesi ulteriori manifestazioni di indignazione: ci stanno togliendo il diritto all’istruzione. La sfida aperta da queste manifestazioni di inizio d’anno scolastico riguarda a questo punto l’insieme degli studenti palermitani, e indirettamente le loro famiglie, che com’è noto in larga parte assicurano il sostegno alla classe politica che compie queste scelte. Sapranno rompere il fronte del qualunquismo che attraversa la maggioranza degli studenti? Sapranno offrire, gli studenti più avvertiti, strumenti di riflessione e di dibattito capaci di schiodare la massa dei loro compagni dall’attesa del fatidico mese di dicembre, quando la protesta si traduce ormai da troppi anni in rituale farsa?

“La Repubblica” ed. di Palermo 16.10.2011

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Insegnante, blogger di servizio

Pubblicato il ottobre 17, 2011 su Attualità. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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