Archivio dell'autore: Muraglia

Fategli un corso di formazione….

Certi opinionisti non perdono l’occasione per dire fesserie appena si sporgono di poco sugli apprendimenti. Per espiare le nostre colpe è giusto infliggersi letture come questa, comparsa sul Corriere della Sera.

Per chi volesse evitarsi l’espiazione, esemplifico qui con una citazione che ha dell’ineffabile: “Tutta la mitologia della vittoria, della competizione, che ormai abbiamo messo nello sport, e che un tempo era nella guerra, si basa sulla sfida, sulle capacità che ti portano a raggiungere un risultato, meglio ancora un traguardo. Come se il sapere fosse nient’altro che un mezzo e non il fine. Salvatore Settis, in un’intervista di qualche tempo fa lo ricordava e se ne preoccupava. Stiamo perdendo il valore della conoscenza a favore della competenza. Ed è per questo che ci affascina la competitività, la gara, il risultato. Ma le competenze sono pragmatiche, sono saperi passeggeri perché sono dentro il tempo che viviamo e dipendono da quello che accade. La competenza senza conoscenza non è applicabile. E la competitività è decisamente interessante se si deve correre più veloce degli altri nei 100 metri, o vincere una partita di calcio. Decisamente meno se si deve scegliere a quali conoscenze rifarsi per leggere le cose del mondo.”

Questo signore non é sfiorato dall’idea che essere competenti possa significare anche “cercare o chiedere insieme qualcosa per ottenere altro ancora oltre quel qualcosa”, quindi fare proprio delle conoscenze qualcosa di molto più ricco e profondo e…. socratico. Qualcuno gli insegni il concetto di “competenza culturale”, che è l’antitesi della logica della competizione e del risultato da lui deplorati .

Come sempre non faccio mancare in alternativa qualcosa di più serio, scritto da chi sa di cosa parla.

Ditelo ai meritologi e ai cultori di voti e punteggi…..

“La valutazione non è mai prevalentemente oggettiva né prevalentemente soggettiva: è sempre prevalentemente relazionale. Riguarda ciò a cui nella relazione didattica è stato dato valore, dai soggetti implicati come dalla società cui appartengono. Il valore che oggi la società, nel suo complesso, assegna al sapere, alla sua trasmissione e alla sua diffusione, è il dato da cui discende il resto. Dal basso di ogni singola esperienza si può altrimenti agire solo in base alle proprie dotazioni di buona volontà, energia, ironia per conservare e quando si può allargare, all’interno dell’università dei parametri, delle mediane e dell’inascoltabile gergo buro-pedagogico-docimologico, uno spazio per l’università del merito e del metodo”

(Stefano Bartezzaghi, La Repubblica 22.3.2017).

Leggilo tutto

Eran 600, eran giovani (forse) e forti……

index600 docenti universitari lanciano un appello al Governo e al Parlamento perché gli studenti non sanno l’Italiano.

La scuola non fa il suo dovere. Dito puntato contro le Indicazioni per il primo ciclo.

Le maestre si mettano a lavorare seriamente. Signore maestre, adesso sì che la ricreazione è finita, soprattutto perché saranno i colleghi delle secondarie a vigilare su di voi. I signori universitari, notoriamente sensibili alla didattica, danno i giusti suggerimenti e voi non potrete far finta di niente.

Solo qualche sparuto osservatore la pensa diversamente….

 

Ciao maestro

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Il ricordo di un altro maestro: Mario Ambel

 

 

Buone feste a cattivi e buoni

imagesBuone feste a dieci categorie di figure scolastiche che non amiamo……

  1. ai cultori della scuola come fabbrica di risultati che poi le scuole migliori che poi le famiglie blablabla
  2. ai sacerdoti del numero, del punteggio, della graduatoria e del confronto che così il sistema migliora blablabla
  3. agli illusi del voto in decimi che così si capisce che comprende tutto blablabla
  4. ai fanatici del sei meno meno che ancora-non-raggiunge-la-sufficienza blablabla
  5. agli affezionati al programma che devo finire perché poi gli esami blablabla
  6. agli specialisti del dovrebbe far seguire suo figlio che non è portato blablabla
  7. agli zelanti del devono avere la consapevolezza così non si adagiano blablabla
  8. ai preoccupati per le prove Invalsi perché la qualità degli apprendimenti blablabla
  9. ai terrorizzati della prova scritta-alla-maturità-per-cui-non si-può-saltare-niente blablabla
  10. ai convinti che il-livello-degli-studenti-non-è quello-di-una-volta blablabla

…… e buone feste alle colleghe e ai colleghi che invece si sforzano di insegnare così….

“Bambini e ragazzi riconoscono al volo se le domande che poniamo loro sono legittime, cioè sono domande attorno a cui anche noi ci interroghiamo cercando risposte, o sono domande fatte solo per controllare che sappiano ripetere ciò che abbiamo loro detto o fatto studiare. Bambini e ragazzi hanno diritto a incontrare nella scuola adulti in ricerca, capaci di abbandonare le loro abitudini mentali, sostare a lungo intorno a domande di fondo insieme a ragazze e ragazzi. Adulti capaci di trasformarsi, almeno in alcuni momenti, in nomadi erranti, capaci di immaginare nuove mappe da disegnare mentre si è in cammino.”

(Franco Lorenzoni, maestro)

Quando la finiranno di confrontare l’inconfrontabile?

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 REPUBBLICA PALERMO – 10 DICEMBRE 2016

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Lo stesso giorno su Repubblica D anche Galimberti…..

non ci eravamo messi d’accordo….

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Chi ha paura delle famiglie a scuola?

001Il giovanissimo (trentatreenne) scrittore Paolo Di Paolo commenta su “Repubblica” del 17 settembre scorso la lettera provocatoria che il Dirigente del Liceo Scientifico “Fermi” di Bologna ha inviato ai genitori per inaugurare l’anno scolastico. Questa conteneva un decalogo, ironicamente concepito, volto a far fallire la scuola. Alcuni comandamenti di questo decalogo: “Evitate di parlare con i docenti” “Credete loro (sc. ai figli) anche contro l’evidenza” “Giustificateli sempre e comunque” e via discorrendo. Non li enuncio tutti perché si sarà compreso il malessere che soggiace a questo tipo di elaborazioni. Nelle intenzioni del Dirigente c’era evidentemente il desiderio di “educare” i genitori a non oltrepassare il confine che suddivide le pertinenze tra scuola e famiglia e quindi ad intrattenere con la scuola un rapporto collaborativo.

Il giovane scrittore Paolo Di Paolo, che parla di alleanza trasformata in “guerra aperta”, commenta la lettera argomentando come segue. In prima battuta, enuncia tutti i mali della scuola di cui la scuola stessa sarebbe incolpevole accentuando la mortificazione sociale dei docenti, che sarebbero diventati dei “perdenti” di fronte ad un’ “ignoranza sempre più arrogante e rumorosa”. Molti genitori entrerebbero “a gamba tesa” e farebbero “invasione di campo” anziché restare, come dovrebbero “al bordo”. E’ notevole, per inciso, che quel Dirigente avesse parlato di “minoranza” affermando addirittura che il dialogo con le famiglie dei suoi alunni sarebbe ottimo. Quindi il commentatore, che non è mai entrato né in una classe né in un’aula professori, né ha mai partecipato ad un collegio dei docenti o ad un consiglio di classe, può affermare che questi genitori compromettono “non solo il sereno lavoro dei docenti – valido, efficace o no che sia (sic!) -, ma soprattutto il loro rapporto con gli alunni, riducendolo a un conflitto permanente”.

Considerazioni di un docente che è anche genitore. Leggi il resto di questa voce

Professoressa, almeno lei…..

Sulla newsletter della Tecnodid è comparsa un’intervista alla Presidente dell’Invalsi, prof.ssa Anna Maria Ajello.

Istruttiva la lettura.

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