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Un bel pomeriggio di riflessione e formazione

Ieri pomeriggio alla “Giovanni XXI-Piazzi” di Palermo il CIDI ha messo insieme Mario Ambel ed il sottoscritto a ragionare di certificazione di competenze e didattica orientata alle competenze davanti a circa 150 persone tra dirigenti, docenti in servizio e tirocinanti. Attenzione, interesse e motivazione. Tanta carne al fuoco, tante criticità, tanto materiale, tanto desiderio di capire e approfondire. Qui le slides del mio intervento, che presto troverà una forma più articolata in altre pubblicazioni cartacee e digitali. A seguire alcune foto dell’evento, realizzate da Paola Grasso e Stella Verde.

 

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I presidi e la didattica

QUALITA’ DELL’INSEGNARE E QUALITA’ DELL’APPRENDERE

CERISDI, 11.12.2014

Scarica la relazione

Attorno all’insegnare e all’imparare si coagulano tutte le dimensioni dell’impresa scolastica e tutte le competenze professionali in gioco nel sistema di istruzione. Per questo un discorso sulla qualità – e sulla geografia di significati chiamati in causa dall’idea di qualità – deve interrogarsi sulle condizioni necessarie a rendere qualitativo l’insegnamento e l’apprendimento.
Si tratta di condizioni di varia natura che interagendo costituiscono un sistema complesso, all’interno del quale le condizioni pedagogiche e didattiche risultano essere causa ed effetto al contempo delle altre variabili. Intanto occorrerebbe, sul terreno epistemologico, distinguere, ma non separare radicalmente, l’aspetto pedagogico – o educativo – da quello didattico, ricordando che la mission precipua della scuola resta quella di istruire. L’aspetto educativo, gramscianamente, è insito in una istruzione che presenti determinati connotati valoriali. La scuola ha in comune con la famiglia gli aspetti educativi dell’istruzione, e le migliori sinergie con essa avvengono quando vige il rispetto reciproco tra le due componenti. Spesso gli insegnanti modellano la loro progettazione didattica e i loro criteri valutativi sulle aspettative delle famiglie, ma si tratta di un’aberrazione. Sarebbe come se la scuola pretendesse di regolare gli stili di vita della famiglia. L’orizzonte dell’ “istruzione educativa” quindi è quella che ci permettere di accedere allo spazio della qualità dell’insegnare e dell’apprendere, che cerco qui di delineare sommariamente, in vitro, per poi valutare la collocazione di questo spazio nell’arcipelago delle altre condizioni. Ma non si può trascurare un cenno alla condizione giovanile nel nostro tempo. Leggi il resto di questa voce

Quando la didattica sale in cattedra

La giornata sul curricolo del CIDI anche quest’anno ha centrato il bersaglio. Dirigenti e docenti si sono confrontati l’8 maggio nella scuola Uditore-Setti Carraro di Palermo. Ancora una volta la qualità delle pratiche didattiche condivise è stata alta, a conferma che la scuola degli studenti e degli apprendimenti è capace di rispondere alla scuola delle chiacchiere e dei tagli. Presto il CIDI metterà a disposizione i materiali elaborati. Qui condivido il mio intervento sul tema delle competenze.

Un nuovo capitolo della formazione

Carlo Petracca, Giancarlo Cerini e Maurizio Muraglia

La Tecnodid Formazione getta il sasso nello stagno e avvia, per la prima volta nel piccolo centro di Taurasi (AV), una due giorni di confronto serrato tra modelli di formazione docenti relativi alla didattica per competenze nel curricolo. Dieci esperti di livello nazionale ed una trentina di “amici” interessati al tema hanno dato vita ad un evento gravido di promesse (il programma su http://www.notiziedellascuola.it/eventi/eventi-2014/scuola-per-formatori-taurasi-3-4-maggio-2014/scuola-per-formatori-taurasi-av-3-4-maggio-2014). Presto sul sito della Tecnodid e attraverso altri canali sarà possibile entrare nel merito dei contenuti affrontati sabato 3 e domenica 4 a Taurasi.

Qui solo alcuni spunti.

L’insegnamento per competenze nel curricolo non si inventa dall’oggi al domani ma richiede seri percorsi di riflessione sul rapporto tra gli studenti ed i saperi, in una prospettiva didattica orientata alla costruzione di ambienti di apprendimento attivi, costruttivi, motivanti. La competenza non è alternativa alla conoscenza, ma ne è una valorizzazione piena. La formazione in servizio degli insegnanti, attraverso una triangolazione virtuosa tra riflessione, prassi e ritorno alla riflessione, è chiamata ad interrogarsi sui modelli che più efficacemente possono favorire lo sviluppo della professione docente attorno ad un tema – quello della didattica per competenze – che è cruciale nella direzione del successo formativo e della piena cittadinanza dei nostri studenti. I contenuti qualificanti di una efficace formazione in servizio riguardano, a questo punto:

1. Una certa idea di studente: non passivo recettore di oggetti culturali ma apprendista attivo;

2. Una certa idea di insegnante: quale mediatore culturale, attento ai processi del conoscere, capace di decostruire e ricostruire i saperi;

3. Una certa idea di sapere: non meramente riproduttivo e dichiarativo (sapere che), ma anche procedurale e critico (sapere come, sapere perché, sapere per);

Sono le sfide che la Tecnodid si appresta ad affrontare per continuare a recare un servizio di qualità alla scuola italiana.

La parola alle buone pratiche

SEMINARIO NAZIONALE SUL CURRICOLO VERTICALE

Palermo 8 maggio 2014
Istituto Comprensivo Uditore-Setti Carraro, via Giovanni Cimabue

L’8 maggio si riuniscono docenti e insegnanti per condividere prassi positive di insegnamento. Chi vuole può andare e dire la sua. Momento serio di ascolto e di confronto. A organizzarlo, manco a dirlo, è il CIDI, da più di 40 anni avamposto e bandiera della scuola innovativa, quindi sempre più ignorato dalla chiacchiera politico-mediatica che insegue graduatorie, test e pseudomeritocrazia.

Una fase dei lavori del 2013

La chiamano, quella del CIDI, giornata del Curricolo, e si fa in diverse città d’Italia, tra cui Palermo, che sul curricolo vanta meriti storici. Giornata in cui parla la “scuola-sottovoce” cioè la scuola che non si sente e non si vede. La scuola fatta da insegnanti che hanno come scopo quello di rendere formativi i saperi che insegnano, e che magari non rientreranno nei canoni del “merito” di cui tanto si blatera perché i loro alunni faranno cilecca nel mettere qualche crocetta. Val la pena darci un’occhiata, a questa scuola. Ecco il programma.

Come si impara l’italiano?

OCSE-PISA sentenzia che i nostri adolescenti sono scarsi in lingua italiana. I meridionali, ovviamente, in sommo grado.

A chi se l’è persa segnalo questa intervista, rilasciata dal linguista Luca Serianni lo scorso 26 febbraio a “Repubblica”, che mi appare molto istruttiva, più istruttiva sicuramente del suo stesso libro di “teoria grammaticale” feroce…..quella che qui egli stesso critica (“Si insiste troppo sulla teoria grammaticale, specie nella scuola media e nel biennio. Talvolta si sfiora l’ossessione su nozioni di analisi logica del tutto inutili: è davvero fondamentale distinguere il complemento di compagnia dal complemento d’unione?”): http://www.repubblica.it/cultura/2014/02/26/news/se_i_ragazzi_italiani_non_sanno_l_italiano-79689195/ Il problema purtroppo è che spesso la mano destra (OCSE-PISA) non sa quel che fa la sinistra (Invalsi)…….

Qualcuno lo azzardò diversi decenni fa, ma nessuno oggi osa dire che l’analisi grammaticale e logica (?) non ha mai insegnato a nessuno a comprendere e produrre testi di senso compiuto, cioè quel che serve per vivere nella democrazia? Oppure che serve esclusivamente a “dare-rigore-di-pensiero” ovvero preparare – ammesso che sia vero – latinisti e grecisti, nel senso (ridotto) di esperti di grammatica latina e greca?

Date un occhio a http://www.giscel.it/?q=content/dieci-tesi-leducazione-linguistica-democratica, dove linguisti imberbi alle prime armi parlano di inefficacia della “pedagogia linguistica tradizionale”. Siamo nel 1975…..

Le verità che nessuno scrutinio dice….

“Ma potrebbe fare di più”. E’ la frase che molti genitori ricevono dal docente che ammorbidisce il giudizio non positivo sullo studente. La frase è un tormentone e nasconde una verità lapalissiana: nella scuola italiana le intelligenze emergono con difficoltà. I ragazzi intelligenti ed emotivi si stancano quando la comprensione cioè il prendere con sé i saperi privilegia la ripetizione unidirezionale come è proposta dall’insegnante e dal testo, quando il proprio carattere non risponde emotivamente al raggiungimento di risultati. La risoluzione di quesiti e problemi matematico-scientifici permette a queste menti di esprimersi meglio, ma occorrono tempi e strumenti adeguati altrimenti queste discipline risultano ancora più irraggiungibili. E’ semplice e comodo per docente e allievo ripetere un testo con contenuti già preparati, il ragazzo intelligente è avverso a questa formula che si presenta noiosa perché non altera la sfera della sua sensibilità. La scuola italiana privilegia studenti volenterosi su discipline obsolete. Stimolare l’emozione di comprendere è il primo capitolo che ogni docente dovrebbe svolgere. Quando sentiamo dall’insegnante la frase “…ma potrebbe fare” questo capitolo non è stato svolto.

Gabriele Fraternali

Insegnante di Chieti

“La Repubblica” Lettere domenica 2 febbraio 2014

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Questa lettera, inviata da un collega abruzzese al quotidiano “La Repubblica”, mette con semplicità e chiarezza il dito sulla piaga. E val la pena proporla in tempi di valutazione quadrimestrale e di ricevimenti genitori. Perché? Perché dice le verità valutative che nessun registro elettronico può dire (gustosissimo l’intervento di Mario Ambel su http://www.insegnareonline.com/rivista/editoriali/scrutini). Verità che hanno a che fare non col momento del voto – ovvero col momento più bugiardo sui processi dell’apprendere – ma col momento in cui si traffica il sapere in classe. Certo che l’alunno può fare di più ma l’insegnante non potrebbe fare di meglio? (https://muraglia.files.wordpress.com/2011/02/fare-di-pic3b9-o-fare-di-meglio.pdf)

MM

 

Siracusa e Scanno: fatica della formazione

Lavorare di venerdì pomeriggio, di sabato mattina e di sabato pomeriggio (sic!) su valutazione delle competenze con giornate da estate a Siracusa è da eroi. Questo si può dire delle dirigenti, delle docenti e dei docenti che il 25 e 26 ottobre scorsi, riuniti in una rete di dieci scuole, si sono sobbarcati l’onere di un percorso formativo (il programma su https://muraglia.wordpress.com/2013/10/23/quando-le-scuole-uniscono-le-forze/) complesso e ricco di implicazioni per il sapere professionale di tutti. E’ giusto che di questa loro fatica resti memoria. Ma, perché anche altri possano trarne frutto, pubblico qui le slides di Mario Ambel e di me che scrivo.

Ambel1

Ambel2

Ambel3

Ambel4

Muraglia

Alcuni giorni dopo, a Scanno, durante le vacanze dei primi di novembre, la Tecnodid ha organizzato sugli stessi temi un seminario di studi per dirigenti e docenti. Anche le risultanze di quell’evento meritano attenzione. Tutto su:

http://www.notiziedellascuola.it/eventi/eventi-2013/seminario-nazionale-scanno-1-2-3-novembre-2013/il-manifesto-di-scanno-le-10-tesi-sulla-valutazione