La contemporaneità oscura

Questo articolo della politologa Sofia Ventura ricostruisce le vicende della politica italiana dell’ultimo quarto di secolo. Lo fa utilizzando alcune parole quali “populismo”, “antipolitica”, “rottamazione”, “corruzione” che  costituiscono l’ossatura di un discorso sulla contemporaneità politica. I documenti sulla scuola risuonano pomposamente di altre parole quali “cittadinanza”, “Costituzione”, “partecipazione”, “identità”. Leggendo questo articolo moltissimi insegnanti, da me stimolati, mi hanno confidato il loro scetticismo non tanto sulla possibilità che la nostra storia più recente possa essere oggetto di discussione in classe, quanto sulla possibilità che la stessa storia sia addirittura conosciuta dai docenti delle nostre scuole.

E in realtà il sospetto é forte, a giudicare dalla chiacchiera frivola che spesso é dato ascoltare nelle sale professori e dalle competenze dei nostri ragazzi sull’ultimo quarto di secolo della nostra storia.

I nostri esami di Stato si attorcigliano tra fascismi, nazismi e guerre mondiali. Al più discutono di guerra fredda. Il resto é oscuro. E ogni generazione di insegnanti continua a sottrarre alla generazione di alunni che le tocca le vicende che essa stessa o non comprende o non ha vissuto. Alla faccia della cittadinanza.

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JE SUIS AQUARIUS

 

 

 

NON SI FA DEMAGOGIA SULLA PELLE DELLE PERSONE

PORTO DI PALERMO STASERA ORE 21

Le ruspe e i vaffa degli intellettuali sulla scuola

 

 

 

 

 

Ha fatto molto discutere l’intervento di Ernesto Galli Della Loggia con il decalogo inviato al neoministro dell’istruzione. Nel merito risponde molto bene Mila Spicola, in questo contributo.

Qui solo un paio di notazioni dietrologiche.

Della Loggia non scriverebbe quelle cose se non sapesse di poter contare su un’area di pensiero (opinionisti e accademici) che questo blog ha più volte tacciato di incompetenza scolastica. Non preoccupa quindi il professore ma la sua area di riferimento. Che affronta le problematiche educative e didattiche come il nodo di Gordio. Tagliandole con la spada. Proprio come le ruspe di Salvini o i vaffa di Grillo, ma qui ammantate di scrupolo cultural-pedagogico. Vietare, sanzionare, marcare la differenza, ripristinare sani valori. Un armamentario che definire gentiliano, come fa Spicola, forse è alquanto ingeneroso per Giovanni Gentile.

Il problema è che la scuola è ridotta malissimo. E’ davvero un luogo dove non si pensa più e non si dibatte più. Lo stato di salute della discussione e del conflitto delle interpretazioni nelle nostre scuole è zero. Ci sono i ricorsi dei genitori, i bullismi degli studenti, la sottomissione al dirigente e gli ispettori con i pennacchi che si aggirano con righello e calcolatrice per misurare e valutare pure i servizi igienici delle scuole. I docenti fanno adunate solo per farsi accarezzare le orecchie dai guru di turno (soprattutto quelli che non hanno mai visto una classe), ma non riescono più a radunarsi per discutere di che scuola facciamo. Non ci sono né partiti né sindacati né associazioni capaci di mettere insieme più di venti persone a discutere (discutere: infatti é al momento del dibattito post-guru che incombe la cena da preparare…). Discutere di ciò che conta davvero. Dei fondamentali dell’educare e dell’istruire. Del ruolo delle emozioni e della creatività nell’insegnamento. Del ruolo di mediazione culturale assolto dai saperi rivisitati in chiave formativa. Di questioni complesse. Belle perché complesse.

E quando la complessità va in soffitta hanno buon gioco i Della Loggia di turno che vogliono vietare, sanzionare, marcare la differenza, ripristinare sani valori. Usando la ruspa e dicendo vaffa a tutti coloro che come questo blog evitano di dare risposte semplici a problemi complessi.

JE SUIS MATTARELLA

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La patetica alternativa conoscenze-competenze

La lettura di questo articolo apparso il 18 aprile scorso sul Corriere è rivelativa della confusione mental-mediatica che regna a proposito del compito dell’insegnamento. L’alternativa tra conoscenze e competenze è un caposaldo di questa confusione e ci deprime ogni giorno sui media. La stessa alternativa che c’è tra una persona di 15 anni e la stessa persona a 30 anni. Di chi si parla? Di due persone? O di una che nel tempo è diventata l’altra? Così l’articolo dice che l’America abbandonerebbe i test perché rinuncerebbe alle competenze perché queste sarebbero inutili in assenza delle conoscenze. Da urlare. Non sarebbero inutili le competenze. Non ci sarebbero per niente. Così come sarebbero perfettamente inutili le conoscenze senza che evolvano in alcunché: cioè restiamo sempre quindicenni.

I test di lettura secondo il report di quest’articolo non sarebbero in grado di vedere competenze e quindi andrebbero abbandonati. Scoperta dell’acqua calda. Certo che la competenza di lettura non si vede dai test. Lo diciamo da una vita. Poi ci dice che secondo questa ricerca americana un testo non basta decodificarlo ma occorre comprenderlo. Che vuol dire? Comunque sia, occorre comprenderlo. Altra acqua calda. E per vedere se si è compreso, dico io, non occorre fare delle domande più ampie ed aperte di quelle di un test, come fanno molti eccellenti libri di testo adoperati a scuola? E la risposta a queste domande non consente di scrutare la competenza di lettura molto meglio che con un quiz? E vedere la competenza di lettura non significa vedere comprendere un testo?

Hanno scoperto quest’acqua calda gli americani? E le conoscenze? Ma conoscenze de che? L’enciclopedia culturale del lettore? E chi aveva detto agli americani (e agli italiani) che non serve? Certo che serve. Ma che facciamo adesso? Facciamo tutti dei piccoli Pico della Mirandola per avere la capacità di comprendere i testi e fare felici gli accademici che sbraitano contro le competenze? Le conoscenze sono necessarie quanto ad un trentenne è necessario essere stato quindicenne. Come la fai la scuola per le competenze tagliando le conoscenze? Ma il quindicenne non lo si può lasciare tale. Il quindicenne sta sempre nel trentenne. Ma ci sta in un altro modo! Occorre prepararlo anche a diventare trentenne. Le conoscenze sono le radici delle competenze ma le competenze sono il loro frutto. E’ così difficile capirlo? Oppure è mediaticamente irresistibile fare duellare conoscenze e competenze perché sono due ed è troppo banale riconoscere che sono due fasi diverse dell’apprendere umano?

FORMAZIONE DOCENTI: DICESI CAOS

I passaggi, grosso modo, sono i seguenti.

2015. La Legge 107 e la sua solenne proclamazione di obbligatorietà della formazione docenti.

2016. Un Piano di Formazione nazionale e altrettanto solennemente “triennale” con l’avvio dei corsi gestiti dalle Reti di Ambito.

2017. L’avvio della piattaforma Sofia col supermarket della formazione on demand.

2018. Il contratto dei docenti. Abbiamo scherzato.

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No a didattica per competenze, la petizione raggiunge 10mila firme. Adesso convegni in tutta Italia. (https://www.orizzontescuola.it/no-didattica-competenze-la-petizione-raggiunge-10mila-firme-adesso-convegni-tutta-italia/). Così titola Orizzonte scuola in questi giorni. Di questa petizione ho già discusso qualche settimana fa. Chi vuole può rileggersi sia il suo contenuto che il commento.

Val la pena probabilmente rivolgere qualche domanda ai diecimila e al loro mentore, il collega Carosotti, che chiede spazio per parlare, ma non lo ottiene come vorrebbe. Questo blog vuole ospitarlo. Carosotti, che insegna Filosofia, ce l’ha con la didattica per competenze. Bisogna riconoscergli il merito di avere chiamato a raccolta tanti scontenti, accademici e scolastici, che hanno generosamente firmato l’Appello. Lo scopo è quello di convincere il MIUR a recedere. Da che? Da tutto l’armamentario pedagogico-didattico che starebbe attorno alla didattica per competenze e che per i firmatari non avrebbe “fondamento scientifico”.  Si chiede “una moratoria su quelle attività obbligatorie o sui futuri provvedimenti che potrebbero rendere la svolta riformatrice irreversibile; e la ripresa di una discussione realmente ampia e partecipata”.  Si denuncia anche “la violenza linguistica con cui nei loro documenti è umiliata la pratica dell’istruzione, l’assoluta estraneità di questi esperti alla concreta vita scolastica, e alle vere problematiche degli studenti che i docenti si trovano quotidianamente ad affrontare”. Leggi il resto di questa voce

Anno 3 post 107: vi piace questa formazione dei docenti?

Giancarlo Cerini alcuni giorni fa ci ha illustrato lo stato dell’arte in materia di formazione obbligatoria. Arrivano nuovi soldi dal MIUR.  In alcuni passaggi della sua riflessione egli fa cenno ad un problema importante. Ma è solo un cenno. Che qui voglio sviluppare.

Il MIUR per la formazione obbligatoria prevista dalla Legge 107 ha scelto la strada delle Reti di ambito. Pertanto i soldi arrivano alle scuole capo-fila. Che invitano le altre scuole a fare aderire i loro docenti alle unità formative concordate in rete. Poi fanno i bandi per gli esperti con tariffa euro 41,32 lordi orari. Da ventidue anni sempre uguale.

Ho voluto partecipare a questo genere di bandi e sono risultato tra i formatori in questo primo esperimento. Annoto qui alcune considerazioni di ordine generale che prescindono dalla specifica organizzazione messa in campo dall’Ambito cui ho partecipato.  Esse partono dalla messa a tema di un dato: le unità formative sono seguite da docenti di scuole diverse. In qualche occasione anche di scuole del primo e secondo ciclo.  Dunque gruppi alquanto arlecchini come composizione. Leggi il resto di questa voce