“Non sarà un esame di serie B”

Circola questo proclama del nostro Ministro in questi giorni, non nuovo per la verità. Sempre i ministri hanno proclamato la serietà degli esami, ma nel contesto attuale – come già lo scorso anno – l’enfasi prodotta sembra ancora più incisiva. Una lettura impertinente però mi induce un interrogativo decisivo: come sarebbe un esame di serie B? Meglio: da cosa si evincerebbe che si stia giocando in serie B? E ancora: come potrebbe il Ministro determinare che tutti giochino in serie A? Manderebbe ispettori? Ispettori che si inserirebbero tra una domanda e l’altra del colloquio? Per renderlo più impegnativo? Oppure che tirerebbero le orecchie ad eventuali presidenti compiacenti? E ancora: la serietà di un esame da dove si vedrebbe? Dalla qualità dell’interlocuzione con gli studenti (processo)? Oppure dal punteggio finale (esito)? Come farà il Ministro a giudicare che si è trattato di un esame di serie A?

Non si sfugge mai alla sensazione che gran parte di queste dichiarazioni pubbliche abbiano più valore simbolico-mediatico che sostanziale. E che quindi l’analisi del loro contenuto debba muoversi, piuttosto che sul terreno della loro applicabilità, sul terreno dell’implicito emotivo che sottendono.

In Italia da tempo si dibatte sul senso del valore legale del titolo di studio. A questo dibattito, sempre da tempo, si affianca la riflessione sul nesso tra il contenuto dei nostri diplomi e le competenze effettivamente necessarie nei contesti lavorativi. L’elevatissima percentuale di promossi, ogni anno, fa storcere il muso peraltro a tutti i fautori della meritocrazia che vedono nell’esame ormai ex-maturità una pantomima senza alcuna attendibilità. Insomma, anche se si continua a dire che si tratta di una prova importante per i ragazzi, quasi una iniziazione alla vita post-scolastica, sono pochi disposti a riconoscere che in fondo la probabilità di esser bocciati a questo esame è molto remota.

È in questa cornice che probabilmente si inserisce il proclama ministeriale. Qui si fa sul serio, non si fanno esami di serie B. Nessuno pensi che l’esortazione ministeriale a essere comprensivi e la predisposizione di un esame con una sola prova orale significhi che il ministero voglia fare una sanatoria! Sarà un esame di serie A, dunque, è il messaggio. Che qui a questo punto riformulo:  siate comprensivi ma non siatelo troppo. Comprendete che i ragazzi hanno vissuto un’annata complicata, ma non esagerate in questa comprensione.

In soldoni: quando il nostro alunno si accomoderà per sostenere la prova quale sarà il nostro atteggiamento? Empatico? Sì ma senza esagerare. Esigente? Sì, ma senza esagerare. E se sbaglierà le risposte? Tentare ancora? Sì, ma senza esagerare. E il voto finale? I bonus? Le lodi? Tutto senza esagerare né nel bene né nel male. Perché non può essere un esame di serie B, ma neppure la Champions. Dev’essere un esame di serie A, ma di media classifica. Non possiamo pretendere che giochino Inter o Milan, ma magari Sassuolo e Verona. Che navigano in acque tranquille e non rischiano di retrocedere in serie B.

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“Sono stato rimandato in Educazione Civica”

“Nel caso in cui il voto di profitto dell’insegnamento trasversale di Educazione civica sia inferiore ai sei decimi, opera, in analogia alle altre discipline, l’istituto della sospensione del giudizio di cui all’articolo 4, comma 6 del d.P.R. n. 122 del 2009. L’accertamento del recupero delle carenze formative relativo all’Educazione civica è affidato, collegialmente, a tutti i docenti che hanno impartito l’insegnamento nella classe, secondo il progetto d’istituto.” (Nota MIUR 6.5.2021)

Non ha avuto insufficienze tranne in Educazione Civica. E come fu? Fu che la professoressa di Discipline giuridiche ed economiche della 2G ha ricevuto dai suoi colleghi le valutazioni del rendimento di Fabio nei coriandoli di Educazione Civica ricavati all’interno delle varie materie. Su dieci insegnanti sette hanno valutato insufficiente il rendimento di Fabio, mentre tre lo hanno valutato positivamente. La collega non poteva fare altro che mettere a Fabio un voto insufficiente ed il Consiglio di classe, pur a fronte di valutazioni buone in tutte le materie, comprese le sette di cui sopra (sic!), ha rimandato a settembre il buon Fabio.

Che ha avuto due mesi di tempo per imparare i diritti umani, i diritti del web e i diritti dell’ambiente, che probabilmente aveva mostrato di non sapere. Insomma, per colmare le “carenze formative”. Ci pensate? Carenze formative. A settembre si riunisce il consiglio dei Dieci davanti a Fabio per chiedergli conto dell’ambiente, della legalità e del cyberbullismo. Fabio questa volta ha studiato e risponde esattamente alle domande. Il Consiglio di Classe lo decreta buon cittadino e lo promuove alla classe successiva. Se avesse fatto scena muta, ope legis avrebbe ripetuto il secondo anno delle superiori. Lo avrebbe ripetuto pur avendo raggiunto gli obiettivi di tutte le materie. Lo avrebbe ripetuto perché è stato insufficiente in Educazione Civica sia a giugno che a settembre. L’Educazione Civica non la sa. Le materie le sa. Bocciato.

Caro Ministro Bianchi,

questo scenario la persuade? Le pare plausibile? Le hanno fatto leggere la nota di Versari in quel punto? Lei mi pare che abbia parlato una volta della scuola affettuosa. Ma come non le è venuto in mente di parlare anche della scuola intelligente? La vicenda di Fabio le pare intelligente? Formativa? Se lei avesse presieduto lo scrutinio che ha rimandato Fabio cosa avrebbe detto? Avrebbe taciuto? Oppure avrebbe detto la celebre frase di Totò: “ma facciatemi il piacere!”. Ci faccia sognare, Ministro. Ci faccia sperare che abbia detto come Totò…..

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