Professore, facci sognare

Impazza, anche tra gli addetti ai lavori della scuola, la serie televisiva dal titolo “Un professore”, protagonista Alessandro Gassman. “Dovresti vederla”. “Uno come te non può non vederla”. E vediamola allora. Dante Balestra è il professore. Un tipo come si suol dire alternativo, sempre con giacca squinternata-bavero alzato, mai o forse in qualche puntata una camicia, maniche rigorosamente arrotolate, jeans, scarponi e un po’ di trasandatezza generale come di chi non può apparire troppo borghese. Il collega giacca e cravatta dal piglio d’altri tempi che incontra in sala professori fa risaltare maggiormente l’anticonvenzionalità del Balestra. La fiction, si sa, è un mondo 2, che qualche legame col mondo 1 della realtà non può non averlo. Anzi, deve averlo. In questo caso ci si chiede quali rapporti la scuola della serie televisiva “Un professore” intrattenga con la scuola reale.

Egli insegna, manco a dirlo, filosofia. Entra in classe si siede sulla cattedra o gira tra i banchi e affabula. Parte della classe è rapita e affascinata, parte resta alquanto annoiata, troppo presa da altri problemi. E in questo un certo aggancio con la realtà c’è. In classe ci sono figli di docenti, compreso il figlio del protagonista (che ha un legame omosessuale), e questo con la realtà c’entra meno, perché la legge vieta di avere i propri figli come alunni. A ciò si aggiunge che anche la figlia della dirigente scolastica sta in classe ed è compagna dei figli dei professori. Si chiama Greta ed è un soggetto come si suol dire a rischio, infatti la preside chiede al Balestra, specialista in casi difficili, di tenerla d’occhio.

La vita di questo professore è una vita alquanto eroica. Egli si fa carico di tutte le problematiche dei suoi allievi e non manca naturalmente l’alunno suicida, Gabriele, di cui non è riuscito ad accorgersi (segue senso di colpa da onnipotenza frustrata). La vita di questi allievi diciottenni è alquanto tumultuosa. Storie sentimentali, sessuali, inquietudini, stati depressivi. I docenti cercano di fare bene il loro lavoro, ma il vero eroe è lui, che ha al suo attivo anche altre imprese. Per esempio imprese erotiche. Mentre scrivo, una delle sue colleghe (Claudia Pandolfi nel mondo 1), con il figlio in classe anche lei, è incinta e non ha il coraggio di rivelarlo al padre, cioè al Professore, ma occorre anche considerare che il mitico Balestra ha condiviso il letto nientemeno che con la giovane e zelante dirigente, separata, una tipa che vuole indossare la maschera rigida richiesta dal suo ruolo, ma risulta scarsamente convincente. Anzi alquanto ridicola. Sarebbe più convincente se facesse l’innamorata come si vede lontano un miglio che è. Poi la figlia Greta vuole suicidarsi e i due ex amanti, Balestra con la dirigente, corrono a salvarla. Molto emozionante.

Balestra affascina, senza dubbio, e chi se non un fascinoso come Gassman figlio avrebbe potuto impersonare un docente che fa sognare gli allievi e seduce dirigente e collega? È vero, talvolta il Balestra esibisce una certa fragilità, ma anche questa fa parte del fascino. È possibile che la fedeltà (che io non possiedo) del telespettatore possa essere premiata nel tempo. Ovvero è possibile che del nostro Professore possano emergere sfaccettature che questo breve testo sta ignorando. Ciò che non ignora è che egli si dedica anima e corpo ai suoi allievi. La banalità della routine familiare o coniugale non gli appartiene. Perché, se non mi sono perso qualcosa (cosa assai probabile), il Balestra è rigorosamente single.

Ma l’interrogativo rimane. Che scuola è quella del prof Balestra? Quale scuola contesta? E quali desideri vuole suscitare nei docenti? O quali insegnamenti vorrebbe impartire? Siate docenti fuori dagli schemi? Sì, perché se non ricordo male anche nella fiction di lui si dice che sarebbe fuori dagli “schemi”. Ma io che ogni giorno entro negli schemi (sempre meno gradevoli) della scuola devo considerarmi culturalmente banale? E se non inseguo per le strade di Palermo i miei allievi che corrono pericoli di varia natura, oppure non prendo botte da qualche delinquente per salvare una mia allieva (sì, accade nella fiction) devo considerarmi un docente alla don Abbondio? Un ignavo?

Insomma, chi potrebbe nel mondo 1 della realtà essere come il professor Balestra? Che spiega filosofia a braccio, che probabilmente neppure mette voti e non sopporta il registro elettronico, insomma che non tollera (chi può dargli torto?) tutta la burocrazia della scuola, che accende luci rosse con colleghe e persino con la dirigente scolastica? Che si ingaglioffa tra gli infiniti problemi delle sue allieve e dei suoi allievi? Che presta soldi e prende anche botte per loro?

Alzi la mano chi non vorrebbe essere un po’ come lui.

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Insegnante, blogger di servizio

Pubblicato il 20 gennaio 2026, in Attualità, Cultura e società, Educazione e scuola con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Ho già visto la prima serie. Pur essento meno macchiettistico di altri programmi acchiappa-audience sulla scuola, in quanto ex insegnante, non mi piace e non voglio vedere la seconda parte (la descrizione da te data basta e avanza, e non introduce novità rispetto alla prima se non, come in tutte le serie successive, il tentativo di alzare il tiro con più angoscia e meno curiosità per la filosofia e per la pedagogia). Esalta un modello di scuola che, come dici tu, non è realizzabile nel mondo 1. Ma non solo. Non è nemmeno centrato sulle istanze primarie della scuola. Se la scuola servisse solo per risolvere i problemi di sociali e di disadattamento, poi ne servirebbe un’altra per ri-motivare. Poi un’altra per seminare curiosità (senza crederci e pretendere di riuscirci più di tanto, come fa il professor Balestra) e poi, alla fine, un’altra per raccogliere i frutti delle precedenti e insegnare agli alunni a studiare per trarne giovamento. Questa inizierebbe intorno ai 45 anni, o sarebbe una multiclasse di tutte le età che abbiano, grazie a Dio, superato i livelli precedenti. Un po’ come quella di mastrocola, dove però non si deve nemmeno imparare a studiare, perché nella sua, opposta a quella di Balestra, entrano solo quelli che vivono, per talento naturale (leggi élite), per lo studio disinteressato e il piacere di godere delle lettere e delle conoscenze in sé. Apprendere metodo, processo, ermeneutica, non servono.Personalmente mi sono barcamenato sull’ultima fase. Quella che in un serial creerebbe seri problemi di audience, perché i ragazzi non smetterebbero di suicidarsi, di tradirsi, di drogarsi, di bullizzarsi, di compiere furti e menare le mani, ma semplicemente scoprirebbero le loro potenzialità cognitive, la consapevolezza, il mondo della scienza, delle arti, della letteratura, il piacere della scoperta e del comprendere, della creazione, dei gesti armonici, e con ciò temperererebbero le loro emozioni, la loro socialità, la cura delle relazioni, orienterebbero le loro motivazioni e passioni. Se la scuola aspira a risolvere i problemi della società non può che assolvere alla funzione principale di trasmettere il meglio che è stato prodotto dall’umanità e di far sì che le nuove generazioni siano non peggiori delle precedenti.

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  2. Aiutare gli studenti a fiorire senza ingaglioffarsi nei loro infiniti problemi, mantenendo il giusto confine, almeno finché si è dentro la cornice scolastica, è quanto di più prezioso un docente possa fare. Essere guida senza essere complice, esserci, sapere, conoscere, senza interferire se non con il proprio modello.

    Io questa fortuna l’ho avuta.

    È sempre prezioso leggere le tue riflessioni; purtroppo i modelli romanzati, sempre più appiattiti verso le polarità, sembrano smuovere gli animi di questi bambini giganti che sono la maggior parte degli adulti.

    Ti abbraccio.

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