Chi sono i Suoi scienziati signora Ministra?

In tempo di pandemia gli scienziati sono assurti ad un ruolo inedito di protagonisti, è stato riconosciuto. Non c’è giorno in cui tutti non si abbia bisogno di loro per comprendere l’evoluzione del contagio. Suppongo che anche la politica della scuola si avvalga della scienza. E pertanto chiederei volentieri alla nostra giovane Ministra, che frequentava le elementari quando chi scrive era già insegnante di ruolo, di quali scienziati si avvalga. Perché a leggere il modo in cui l’ordinanza sulla valutazione motiva il suo dissenso dalla proposta del CSPI di rinunciare ai voti finali per la scuola primaria viene voglia di conoscerli uno per uno.   

Certamente si tratterà di scienziati affezionati ai voti. Come lo erano gli scienziati del ministero Gelmini nel 2008. E il fatto che questa affezione continui ad occupare saldamente i pronunciamenti del MIUR fa pensare che la presenza del PD nel governo sia da interpretare nel nome della continuità con le politiche scolastiche delle destre. Come dire che in tema di politica scolastica, almeno dal 2001, non esiste né Destra né Sinistra (ammesso che il PD abbia qualcosa a che fare con la parola “sinistra”). Esiste un’unica pedagogia che attraversa tutto l’arco costituzionale dei partiti.

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione aveva elaborato questo emendamento alla bozza di ordinanza ministeriale. Cioè aveva provato a salvare almeno i bambini dalla barbarie del voto agli scrutini.

Qui di seguito la risposta degli scienziati MIUR:

 

“Non appare congruo”, scrivono. Chiediamo subito ai nostri scienziati quale sarebbe per loro una valutazione “congrua”, visto che la valutazione con “giudizio articolato” non appare tale. Gli scienziati mettono davanti il vulnus di una “modifica ordinamentale non giustificata né adeguatamente motivata”. È di tutta evidenza che di modifiche ordinamentali, e fors’anche costituzionali, più o meno emergenziali se ne sono viste parecchie negli ultimi mesi. Questa invece sarebbe sconsigliabile perché né “giustificata” né “adeguatamente meditata”. Come dire che per togliere di mezzo la peggiore mistificazione valutativa esistente, ovvero il voto in decimi, che non presenta alcuna valenza formativa, occorre “meditare bene”.

Qual è il contenuto di questo meditare? A chi dovrebbero rendere conto i nostri scienziati? Chi potrebbe eccepire su una dismissione del voto, almeno alla primaria?

Gli scienziati della Ministra ritengono che quell’eventuale “giudizio articolato” proposto dal CSPI sarebbe né “fondato” né “condiviso”. Davvero, con il poeta, non si sa se il riso o la pietà prevale, soprattutto se si prosegue la lettura, quando approda a quella “attività di studio e confronto da parte degli organi collegiali che non potrebbe che richiedere tempi distesi ecc. ecc.”. Su cosa sarebbe “fondato” il voto, invece, per i nostri scienziati ministeriali? E con chi sarebbe “condiviso”? Da anni gli organi collegiali elaborano tutti i tentativi possibili di “fondare e condividere” la valutazione numerica, nella consapevolezza dell’insufficienza semantica di cui sono portatori i voti e della necessità di quella Trasparenza che gli scienziati ministeriali non vedrebbero nel “giudizio articolato”. Come dire che nel raffronto tra il voto numerico e la possibilità di una descrizione valutativa essi vedrebbero la Trasparenza nel primo e non nella seconda! Davvero forse qui prevale il riso sulla pietà…..

Alla fine i contorsionismi linguistici ministeriali mantengono, ancora dopo 12 anni, anche in un contesto emergenziale come questo, una modalità valutativa priva di qualsiasi serietà docimologica, di qualsiasi valenza formativa, e, appunto, di qualsiasi trasparenza. Possibile che da Gelmini ad oggi nulla sia cambiato?

Affido a Franco Lorenzoni una splendida riflessione di ampio respiro che in modo puntuale e pedagogicamente sapiente mette in evidenza l’incomprensibilità di questa pervicacia ministeriale. Qui posso solo registrare la rassegnazione e la rinuncia alle lettere e alle suppliche, per manifesto velleitarismo delle stesse. Occorre rassegnarsi: la migliore sensibilità pedagogica della scuola italiana non ha rappresentanza politica ormai. Proprio nel tempo in cui i comitati tecnico-scientifici hanno assunto il ruolo di guida del paese, c’è un settore – e certamente non marginale – in cui il Paese purtroppo deve farne a meno e cercare altre strade. Perché in fatto di scuola la Scienza non sta né a viale Trastevere né negli Uffici scolastici Regionali: sta nelle scuole.

Informazioni su Muraglia

Insegnante, blogger di servizio

Pubblicato il maggio 18, 2020, in Educazione e scuola con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Purtroppo mutatis mutandis … sulla scuola sempre grandi clamori e proclami ma nulla di nuovo sotto il sole… anche in tempi di pandemia . La ministra non si capisce di che scienza si avvalga, di certo non della pedagogia e, a ben guardare, neanche di quel semplice buon senso esperenziale che possiede chi fa scuola. Nessuna idea nessun coraggio. Formulette a mezzo tra salvaguardia norme ordinamentali e proposte atone. Se questa è scienza …

  2. Mi unisco alla sua rassegnazione, ma mi girano, veramente mi girano. Scivolare verso la fine di una vita a scuola assistendo alla distruzione dell’istituzione. Vedere i colleghi che neppure avviano una discussione epistemologica sul senso della valutazione. Tirano a campare crendendo di salvare la tradizione, e non si accorgono che la scuola è decotta.

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