FORMAZIONE DOCENTI: DICESI CAOS

I passaggi, grosso modo, sono i seguenti.

2015. La Legge 107 e la sua solenne proclamazione di obbligatorietà della formazione docenti.

2016. Un Piano di Formazione nazionale e altrettanto solennemente “triennale” con l’avvio dei corsi gestiti dalle Reti di Ambito.

2017. L’avvio della piattaforma Sofia col supermarket della formazione on demand.

2018. Il contratto dei docenti. Abbiamo scherzato.

Obbligatoria, strutturale, permanente. Nessuno aveva mai capito in che cosa consistesse quella obbligatorietà. Quante ore fossero obbligatorie. Di quanto constassero le fantomatiche unità formative. E si sapeva perché non si capiva. Almeno chi era un po’ addentro lo capiva. Perché i sindacati si sarebbero messi di traverso. E infatti si sono messi di traverso. Lo spiega bene uno tra i siti più letti: https://www.tecnicadellascuola.it/formazione-obbligatoria-la-decisione-spetta-al-collegio-non-al-ds.

Ma la domanda adesso è d’obbligo: come si esce dal caos? Sempre che qualcuno percepisca tutta questa situazione come caos. Io sì. E spiego perché.

Intanto prendo posizione. Non si capisce perché altre categorie di lavoratori (penso ai medici) facciano davvero formazione “in servizio” e gli insegnanti debbano farla fuori dal servizio. Questi docenti impegnati alle tre del pomeriggio per tre o quattro ore con una mattinata di lavoro sulle spalle sono un insulto alla serietà dei processi formativi adulti. E questo resta anche a fronte di una formazione “vincolata” da delibere dei Collegi.

Che sistema è un sistema che prevede la formazione solo per quelli di buona volontà? E’ un sistema senza speranze di vera innovazione. Con buona pace delle chiacchiere trionfalistiche che hanno accompagnato la Buona Scuola. Ci sono temi delicatissimi che richiedono studio, lettura, ricerca, appunto formazione. Li lasciamo su un binario morto? Oppure li affidiamo soltanto ai volenterosi?

Dunque si abbia il coraggio di dire che abbiamo scherzato.

Non sappiamo se e quando si farà un governo e quale Ministro per la scuola si insedierà. Nel frattempo Caos e Ambiguità su questo tema (e non solo su questo) regnano sovrani. Ci sono risorse pubbliche stanziate per la formazione – in servizio? fuori servizio? –  degli insegnanti. Gli USR hanno già dato mandato alle scuole-polo di attivare la formazione nelle Reti di Ambito. I bandi sono espletati, gli esperti contrattualizzati. Ma per chi si fa tutto questo? E perché? Per quelli che non ne hanno bisogno? O per platee di precettati con l’occhio al foglio firme e all’orologio?

Pare che la partita si sposti all’interno dei Collegi e quindi dei rapporti tra docenti e dirigenti. Non sono buone notizie. Sono pessime notizie. Perché parlano del solito immobilismo, dei soliti Collegi rissosi, dei soliti bracci di ferro tra amministrazione e sindacati, con lo sguardo attonito di chi, dentro le scuole, vorrebbe vedere le cose cambiare ed è costretto ad assistere ai soliti balletti privi di un riferimento normativo chiaro e condiviso.

Un aneddoto che stringe il cuore. Emblematico del Caos e della pochezza culturale che circola nel sistema. Una scuola siciliana che aveva pensato (e anche deliberato?) di avviare un percorso formativo di ben venticinque ore fa sapere qualche giorno fa laconicamente che “i docenti hanno deciso di non avviare il corso perché i sindacati hanno detto che la formazione non è più obbligatoria”.

Questa è la scuola post-renziana nel nostro Paese.

 

 

Annunci

Informazioni su Muraglia

Insegnante, blogger di servizio

Pubblicato il marzo 25, 2018, in Educazione e scuola con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Io non capisco perché non lasciare libera la formazione (il che permetterebbe di scegliere anche formazione di qualità e non le cazzate del PNSD e simili carrozzoni) con esonero dal servizio e poi permettere agli insegnanti di avvalersi del proprio curriculum potenziato per partecipare a bandi (se si vuole con colloqui, discutendo tesi, presentando sperimentazioni ecc.), per avere avanzamenti di carriera, riduzione delle ore di cattedra in cambio di incarichi di formazione continua, di ricerca, ecc.
    Sono stufo, amareggiato, ho perso ogni speranza e mi sono rimasti troppi pochi anni per sperare di ricavare qualche soddisfazione e riconoscimento almeno morale. Tra sindacati e riforme peggiorative, uscirò da una scuola che in quaranta anni è peggiorata e sempre più umilia chi cerca di professionalizzarsi.

    Alfredo Tifi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: