Archivio mensile:febbraio 2015

Quando insegnare italiano non è solo grammatica…..

IMG_8723Un esempio di “buona scuola” questo blog vuole ospitarlo. C’è chi prova, con ragazzini della Palermo “rischiosa”, a trasformare le discipline in cultura, in scrittura, in consapevolezza civica. La signora Chinnici, che qui sponsorizzo, è una docente che da qualche decennio fa cose di questo genere. Val la pena leggere.

Dalla rivista del CIDI
Succede che venga eletto un Presidente della Repubblica palermitano che si chiama Mattarella. E che immediatamente l’opinione pubblica si divida fra chi lo ricorda come il fratello di Piersanti e chi, specie a Palermo, anche come il figlio di Bernardo. Poco importa che l’uomo abbia ormai superato la settantina: il cognome continua inesorabilmente a rimandarlo al suo passato, condizionando il giudizio, o meglio consolidando i pre-giudizi, positivi o negativi che siano. Succede che questo destino accomuni il nuovo capo dello Stato a centinaia di siciliani che, in un modo o nell’altro, portano un cognome “pesante” con cui devono presto o tardi fare i conti.

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Prove tecniche di saggezza didattica?

Il MIUR ha emanato la circolare che avvia la sperimentazione di un modello di scheda di certificazione delle competenze per la primaria e il primo ciclo, corredandolo di  linee guida per la compilazione.

Chi da tempi non sospetti dubita (eufemismo) della capacità dei test Invalsi di rilevare competenze non può che saltare sulla sedia. Guardate un po’: “Per la scuola primaria il documento di certificazione delle competenze, a firma del dirigente scolastico, è redatto dagli insegnanti a conclusione dello scrutinio finale della classe quinta. Relativamente alla secondaria di primo grado, viene stilato in sede di scrutinio finale solo per gli studenti ammessi all’esame di Stato e consegnato alle famiglie degli alunni che abbiano sostenuto l’esame stesso con esito positivo” (Linee guida pag.11).

Dunque le competenze si certificano prima e quindi a prescindere dall’esito analitico delle prove d’esame? E la certificazione delle stesse si consegna alle famiglie tale e quale in virtù del solo esito “positivo” dell’esame? L’esame aggiungerebbe quindi solo il voto finale? E che rapporto instaura questo voto con la certificazione già stilata? Dunque le prove Invalsi dell’esame non entrano neppure di striscio nella certificazione delle competenze già stilata dagli insegnanti in sede di scrutinio finale? Stiamo per caso dicendo che le prove Invalsi non c’entrano niente con le competenze ovvero che il re è nudo? E magari anche che alle competenze non si danno voti (“tralasciando di riportare, come richiesto dal DPR 122/2009, il voto”, sempre linee guida)?

L’ossimoro della “valutazione oggettiva”

Non ho mai amato le posizioni di Giorgio Israel. Adesso ho cambiato idea. Finalmente qualcuno che sul piano epistemologico smantella la pretesa oggettivistica dei test Invalsi e dà voce a tutti coloro che da anni, inascoltati (se non irrisi), denunciano l’assoluta impossibilità che questa testificazione del sapere dica qualcosa di culturalmente fruibile sulla scuola reale, sui ragazzi reali e sui docenti reali. Sono 27 minuti e 37 secondi (purtroppo il video risulta monco proprio alla conclusione). Ma non si possono perdere. Particolarmente interessante per i docenti di Matematica, ma la questione epistemologica riguarda tutti.

Preciso che il riferimento alla Gilda sul video di youtube non ha nulla a che fare con me.