Archivi giornalieri: 8 agosto 2023
Dante, la scienza e l’immanenza

Matto è chi spera che nostra ragione
possa trascorrer la infinita via
che tiene una sustanza in tre persone.
State contenti, umana gente, al quia;
ché, se potuto aveste veder tutto,
mestier non era parturir Maria;
e disïar vedeste sanza frutto
tai che sarebbe lor disio quetato,
ch’etternalmente è dato lor per lutto
(Purg. III, 34-42)
La scienza di Dante comprende le sole cose che vediamo e tocchiamo, insomma l’arredo materiale del mondo. Nessun sospetto riguardo alle cose dentro alle cose, l’immensamente piccolo, o alle cose sopra le cose, l’immensamente grande. E poiché il poeta rappresenta una gigantesca cassa di risonanza delle conoscenze del suo tempo, e dei tempi che lo hanno preceduto, dobbiamo credere che nessuno sia stato sfiorato allora dall’idea di un mondo dentro le cose o sopra le cose. La Terra è una sfera per metà coperta dalle acque e per l’altra metà costituita di terre emerse sotto un cielo stellato fisso e immobile, e dobbiamo immaginare che questo fosse sufficiente a soddisfare le menti degli uomini e delle donne del tempo. Cosa è successo, dunque, che ci ha fatto sollevare gli occhi verso il firmamento e affondare lo sguardo nelle viscere delle cose stesse? Quale terremoto ci ha affrancato dall’ignoranza più fitta e dall’ancor più pericolosa presunzione di sapere? Non certo l’approfondimento dei misteri teologici e della loro complicatissima veste dottrinaria, ma proprio l’inquietudine tutta umana che non ci fa “stare contenti” al quia: una capacità di vedere le stesse cose di sempre come trasparenti e trasfigurate, e di imbarcarsi in una serie nutrita di “folli voli” (Inf. XXVI, 112-126): una terrena ribellione al già deciso e destinato; una natura che oltre alla pura e semplice ferinità ci permetta la messa in prospettiva, la comparazione e l’astrazione, il misurare e il far di conto, senza farci perdere l’inclinazione a leggere Dante e ad ammirare Brunelleschi. Proprio in considerazione della sublimità della Commedia possiamo soffermarci per un attimo a considerare quale immane cammino abbiamo percorso e quale rivoluzione abbia stravolto dalle fondamenta la nostra umile immanenza. Senza alcun bisogno di trascendenza.