Archivio mensile:marzo 2017

Fategli un corso di formazione….

Certi opinionisti non perdono l’occasione per dire fesserie appena si sporgono di poco sugli apprendimenti. Per espiare le nostre colpe è giusto infliggersi letture come questa, comparsa sul Corriere della Sera.

Per chi volesse evitarsi l’espiazione, esemplifico qui con una citazione che ha dell’ineffabile: “Tutta la mitologia della vittoria, della competizione, che ormai abbiamo messo nello sport, e che un tempo era nella guerra, si basa sulla sfida, sulle capacità che ti portano a raggiungere un risultato, meglio ancora un traguardo. Come se il sapere fosse nient’altro che un mezzo e non il fine. Salvatore Settis, in un’intervista di qualche tempo fa lo ricordava e se ne preoccupava. Stiamo perdendo il valore della conoscenza a favore della competenza. Ed è per questo che ci affascina la competitività, la gara, il risultato. Ma le competenze sono pragmatiche, sono saperi passeggeri perché sono dentro il tempo che viviamo e dipendono da quello che accade. La competenza senza conoscenza non è applicabile. E la competitività è decisamente interessante se si deve correre più veloce degli altri nei 100 metri, o vincere una partita di calcio. Decisamente meno se si deve scegliere a quali conoscenze rifarsi per leggere le cose del mondo.”

Questo signore non é sfiorato dall’idea che essere competenti possa significare anche “cercare o chiedere insieme qualcosa per ottenere altro ancora oltre quel qualcosa”, quindi fare proprio delle conoscenze qualcosa di molto più ricco e profondo e…. socratico. Qualcuno gli insegni il concetto di “competenza culturale”, che è l’antitesi della logica della competizione e del risultato da lui deplorati .

Come sempre non faccio mancare in alternativa qualcosa di più serio, scritto da chi sa di cosa parla.

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Ditelo ai meritologi e ai cultori di voti e punteggi…..

“La valutazione non è mai prevalentemente oggettiva né prevalentemente soggettiva: è sempre prevalentemente relazionale. Riguarda ciò a cui nella relazione didattica è stato dato valore, dai soggetti implicati come dalla società cui appartengono. Il valore che oggi la società, nel suo complesso, assegna al sapere, alla sua trasmissione e alla sua diffusione, è il dato da cui discende il resto. Dal basso di ogni singola esperienza si può altrimenti agire solo in base alle proprie dotazioni di buona volontà, energia, ironia per conservare e quando si può allargare, all’interno dell’università dei parametri, delle mediane e dell’inascoltabile gergo buro-pedagogico-docimologico, uno spazio per l’università del merito e del metodo”

(Stefano Bartezzaghi, La Repubblica 22.3.2017).

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